“Toilet Museum”: l’esperimento del Teatro Nazionale e altri casi di violazione dei tradizionali spazi espositivi

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Toilet Museum: l’esperimento del Teatro Nazionale e altri casi di violazione dei tradizionali spazi espositivi

Performance a inSITE, 2005
Performance a inSITE, 2005

Nel corso del Novecento le varie sperimentazioni avanguardistiche hanno messo alla prova i concetti di creazione e diffusione dell’opera d’Arte, andando ben oltre gli antichi format estetici ed espositivi della Pittura e della Scultura. I confini istituzionali dell’Arte pre-moderna, esposta per lo più nelle sale private o nei grandi musei, sono stati violati nei modi più disparati e anticonformisti. Un po’ come accade oggi con la mostra al Teatro Nazionale di Milano dal nome Toilet Museum, che mette in pratica il progetto Adotta un artista in un luogo veramente inusuale. Le opere di 10 artisti emergenti vengono infatti esposte assieme ai rispettivi contatti social nei bagni del teatro, in prossimità dei vari gabinetti (come si può vedere dalla copertina dell’articolo). Una controversa scelta espositiva, che però catalizza l’attenzione del fruitore ancora di più che negli spazi classici. Tale processo di rielaborazione museografica diviene parte integrante delle opere stesse, quasi arricchendole: un gioco tra cornice e quadro, contesto e oggetto, già visto in passato con altre mostre internazionali.

Si pensi all’esperienza di inSITE, iniziativa nata nel 1992 come evento periodico in cui artisti americani immigrati come Gary Simmons e Lorna Simpson affrontano le tematiche della cultura di massa e del dialogo e del conflitto tra diverse comunità nazionali. E lo fanno in un luogo significativo a tal proposito: la barriera di confine tra Stati Uniti e Messico, per la precisione tra San Diego e Tijuana. Questo porta a trasformare l’insieme di opere e spazio in cui sono poste in una vera e propria installazione site-specific violenta ed efficace nel convogliare il proprio messaggio. Una concezione temporanea, localizzata ed eccentrica di mostra che ha spopolato negli ultimi trent’anni, soprattutto con la propagazione dell’idea contemporanea di opera d’Arte come processo.

Performance di Do it, 2017
Performance di Do it, 2017

Così è accaduto infatti anche con Do it nel 1993, progetto del curatore svizzero-tedesco Hans Ulrich Obrist: a Parigi fu creato uno spazio pubblico in accordo con gli artisti Christian Boltanski e Bertrand Lavier in cui erano presenti delle istruzioni fornite da questi ultimi su come produrre determinate opere d’Arte. L’evento fu poi ripetuto continuamente, di anno in anno, fino ad oggi, con oltre 50 città in tutto il mondo. Risultò così sin dall’inizio un’occasione di creatività completamente decentrata, in cui si abbattono le gerarchie tra artista e fruitore, nonché tra studio di lavoro e spazio espositivo: una performance in cui il visitatore diventa direttamente il partecipe di un esperimento concettuale sull’arte e la sua diffusione.

Traffic, CAPC, 2011
Traffic, CAPC, 2011

Si pensi a tal proposito anche al CAPC, Museo di Arte contemporanea di Bordeaux, un ex-magazzino di merci da inviare agli esercizi commerciali dell’area metropolitana. Uno spazio decisamente trasgressivo per gli standard estetici del museo classico, in cui Nicolas Bourriaud nel 2011 ha curato la mostra Traffic, mettendo in opera ciò che aveva scritto nel libro Estetica Relazionale (2002). Infatti il fulcro di questa particolare esibizione risiedeva nell’interazione attiva tra i visitatori, che con le varie installazioni erano incentivati a entrare in relazione l’uno con l’altro e con gli oggetti che li circondavano. Stanze in cui potevano fare disegni collettivamente, set di fotografie di saloni di macchine e tavoli con piatti sporchi in cui potevano sedersi e parlare: lavori fortemente eccentrici in uno spazio altrettanto fuori dagli schemi, capaci di stimolare i rapporti interpersonali.

Questi sono solo alcuni dei tantissimi esempi di mostre che violano gli spazi tradizionali di esposizione dell’Arte, andando a costituire così anche un nuovo modo di intendere l’Arte.

Giochi di spazio e linguaggio che ben presto diventano giochi di struttura.

Toilet Museum – Adotta un artista
A cura del Teatro Nazionale
Teatro Nazionale, Milano
Ingresso libero da martedì a domenica dalle 08:30 alle 18:30

 Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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