Viaggio tra le ipotesi di un futuro ormai vicino: la Fantascienza in Cina

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Viaggio tra le ipotesi di un futuro ormai vicino: la Fantascienza in Cina

La Fantascienza si definisce come un genere narrativo basato su intuizioni di carattere scientifico e fantastico, la cui nascita è difficile da stabilire con certezza, in quanto i primi tratti tipici sono rilevabili in opere come Frankenstein di Mary Shelley. Secondo l’ideologia comune furono gli Stati Uniti, nel Novecento, a promuovere questa narrativa. Siamo però certi che sul versante orientale, in Cina non vi sia una tradizione altrettanto autorevole, al pari di quella americana ed europea? Negli ultimi tempi infatti molti autori su questo fronte si sono distinti per la capacità di ritrarre efficacemente la società odierna in scenari estremi, ma non così lontani da ciò che un possibile futuro prossimo.

È interessante notare come il genere della fantascienza si sia sviluppato in Cina parallelamente agli eventi del XX secolo, incontrando ostacoli politici, sociali e culturali. Si inizia dalla fondazione della Repubblica cinese, nel 1911: la fantascienza comincia ad affermarsi e il ruolo di alcuni scrittori, disponibili per le attività di traduzione, permette una prima diffusione sovranazionale. Opere come Colonia lunare (1904) di Xu Nianci dimostrano comunque di riferirsi alla tradizione europea: il genere non ha ancora sviluppato un discorso completo a livello scientifico, ma narra racconti “fantastici”, con riferimenti alla società del tempo. È comunque già presente un certo scetticismo per le conseguenze di eventuali scoperte scientifiche e in romanzi come Città dei gatti (1924), di Lao She si descrivono scenari di una Cina ridotta in macerie. Quando nel 1949 viene fondata la Repubblica Popolare Cinese, la fantascienza assume una funzione social-educativa, diventando un mezzo di divulgazione scientifica. Il ruolo dello Stato ha inoltre un’importanza rilevante e per questo sono pubblicati alcuni racconti di Chi Shuchang dove l’utopia scientifica è applicati ad aspetti sociali, quali la scoperta di nuovi mezzi per sconfiggere le malattie. Nel 1966 viene invece promulgata la rivoluzione culturale proletaria: la fantascienza viene purtroppo limitata da un’autoritaria censura.

Solo nel 1976 gli autori possono riprendere a pubblicare racconti, che aiuteranno la popolazione a comprendere le difficoltà subite in passato. Romanzi come L’immagine speculare della terra di Zheng Wenguang ritraggono gli orrori della rivoluzione culturale dalla prospettiva di una razza aliena. Negli anni Ottanta il governo definisce il genere come una forma di “inquinamento spirituale”, colpevole di “andare contro il partito e il socialismo” e di “diffondere credenze pseudo-scientifiche”. Negli anni Novanta, con la rivista Il mondo della fantascienza e l’apertura cinese ai mercati internazionali, nasce un genere di “science fiction” multiforme che riunisce vari stili europei e americani. I temi riguardano la tecnologia, i rapporti dell’uomo con la società e con se stesso, e la realtà virtuale in un’ottica fiduciosa nei confronti della scienza.

Oggi a dominare è invece la cosiddetta “Nuovissima generazione“, in cui gli scrittori si concentrano su storie riguardanti la propria vita privata, analizzando la realtà moderna con un taglio personale. Molti di questi si sono ispirati alla celebre trilogia di Three Body Problem di Liu Cixin: l’autore ha ritratto la Cina come un teatro di scontro per la sopravvivenza dell’umanità. Ambientato nel periodo della Rivoluzione Culturale, la vicenda narra infatti di un ipotetico tentativo del governo cinese di contattare provocatoriamente gli alieni, che dichiareranno guerra all’umanità. La battaglia distruggerà l’intero universo. La trilogia ha voluto trasmettere, secondo l’autore, il timore per l’attuale rapidità di trasformazione del mondo.

Seguendo questo filone, Han Song ha descritto un probabile futuro, a suo parere più facilmente conoscibile tramite le stesse letture fantascientifiche proposte oggi. Il suo sguardo si concentra inoltre sulla crudeltà dell’animo umano: in Oceano Rosso immagina come gli umani vivrebbero sul fondo degli oceani, quando la terra sarà ormai troppo inquinata: gli individui si mangeranno a vicenda. La sua riflessione è da collegarsi alle antiche lotte di potere cinesi.

Bisogna infine ricordare l’ultima vincitrice del premio Hugo 2016, Hao Jingfang, per il romanzo Pechino Pieghevole, in cui è rappresentata la Pechino del XXII secolo, suddivisa in “spazi” che si alternano in base alle classi sociali che le abitano in diversi momenti del giorno. Traspare quindi una società dove le occupazioni degli individui determinano in modo estremo la loro identità, vietando loro di conoscere coloro che non condividono la medesima quotidianità.

La fantascienza cinese si rivela oggi come un genere letterario che ha sviluppato uno stile efficace per comunicare le ipotesi di un possibile avvenire. Anche se l’attenzione sembra puntata specificatamente sulla Cina, non si può negare che i temi analizzati, nelle loro più ampie sfaccettature, costituiscano la nostra stessa esistenza. I costanti progressi scientifici e la velocità dei cambiamenti tecnologici fanno infatti comprendere quanto la differenza tra presente e futuro sia sempre più labile. Le possibilità di quello che potrebbe accadere domani si moltiplicano giorno dopo giorno e perciò non è difficile capire come da una parte alcuni autori ritraggano la Cina quale paese che si scontra con un’invasione aliena, mentre altri come distrutta dall’inquinamento.

Maddalena Baschirotto per MIfacciodiCultura

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