#ArtSpecialUNESCO – La Reggia di Caserta

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Nel 1997 entrava a far parte del Patrimonio dell’umanità una delle ville monumentali più imponenti d’Italia: parliamo della maestosa Reggia di Caserta, residenza storica dei Borbone di Napoli, oggi importante polo attrattivo campano per turisti e appassionati d’arte.

Il celebre scalone a doppia rampa, all’interno della Reggia

La costruzione della Reggia, voluta da Carlo III di Borbone, iniziò nel 1751 e fu affidata all’architetto Luigi Vanvitelli, già noto a quel tempo per aver collaborato ai progetti per la realizzazione della fontana di Trevi e della facciata di San Giovanni in Laterano a Roma.

Il Vanvitelli di certo seppe intercettare ed esprimere al meglio le richieste del suo committente, il quale desiderava edificare, non lontano dalla città di Napoli, una villa reale che potesse essere confrontata alla sontuosa Reggia di Versailles per sfarzo e maestosità.

La grandiosità di questo spettacolare progetto si evince non solo dal palazzo reale, che si estende su una pianta rettangolare di 47.000 mq, disposti su 5 piani (ben 1200 le stanze ospitate al suo interno), ma anche dallo scenografico parco che con le sue fontane e i suoi eterogenei giardini si integra nel progetto vanvitelliano presentando caratteri tipici dei giardini rinascimentali italiani e di quelli inglesi e francesi.

All’interno del palazzo reale il celebre scalone a doppia rampa di gusto tardo barocco, dotato di 117 gradini che conduce ai piani superiori, rappresenta, insieme alla Cappella Palatina ed al Teatro Reale, uno degli elementi architettonici più belli della Reggia.

Il maestoso Teatro Reale, dotato di 450 posti, inaugurato nel 1769

La Cappella Palatina, collocata sul piano nobile, innesca un inevitabile confronto con la Cappella Reale della Reggia di Varsailles dalla quale il Vanvitelli prese ispirazione per la realizzazione della stessa. Cinta da file di colonne binate che sorreggono la volta a botte, la Cappella, che rimase gravemente danneggiata a causa dei bombardamenti durante Seconda Guerra Mondiale e poi restaurata, amalgama stili decorativi e architettonici diversi risolvendosi in una complessa combinazione di elementi rinascimentali, manieristici e barocchi.

Infine il Teatro Reale, ideato dal Vanvitelli in un periodo successivo rispetto al progetto originario della Reggia e dotato di 450 posti, era destinato all’esclusivo uso della corte. Fu elaborato secondo la pianta a ferro di cavallo propria del Teatro San Carlo di Napoli, già attivo dal 1737, e fu inaugurato nel 1769 alla presenza del Re Ferdinando I e della moglie Maria Carolina.

È nella elaborazione del Parco, dominato da un asse centrale rettilineo intervallato da grandi vasche e popolato da diverse fontane le cui acque sono alimentate dall’Acquedotto Carolino, che il Vanvitelli dimostra tutta la sua abilità nell’uso delle tecniche prospettiche. La successione delle vasche e delle fontane lungo il viale principale rende quest’ultimo molto più breve di quanto non sia nella realtà. Tramite questa illusione prospettica, resa possibile grazie anche alla naturale conformazione concava del terreno, si garantisce all’osservatore un’esperienza visiva unica.

Scena, girata negli sazi interni alla Reggia, tratta dal film La minaccia del fantasma, di George Lucas

Per la sua monumentalità e per la sua resa scenografica, la Reggia di Caserta ha costituito il set di numerosi film. George Lucas decise di girare proprio nei sontuosi interni del palazzo reale alcune delle scene dell’Episodio I della saga di Star Wars, La minaccia del fantasma, e lo stesso prima di lui fecero Lina Wertmüller con il film Ferdinando e Carolina e Mario Mattoli con la pellicola I tre aquilotti.

Dunque la reggia di Caserta. Frutto del genio creativo dell’architetto Vanvitelli, importante esempio di fusione degli stili barocco e neoclassico, e sito UNESCO dal 1997, fu inserito nella World Heritage List in quanto simbolo della ricchezza della corte borbonica e per aver influenzato l’architettura urbanistica dei borghi e delle aree limitrofe.

Azzurra Baggieri per MIfacciodiCultura

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