“Acqua Azzurra” viene liquidata: i diritti delle “Emozioni” messe all’asta

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Acqua Azzurra viene liquidata: i diritti delle Emozioni messe all’asta

Chi pensa che il mondo della musica sia fatto di sensibilità, estro e passione non ha capito proprio niente, Acqua Azzurra insegna. Sembra un’affermazione cinica, acida, alla Gordon Gekko, l’affarista senza scrupoli di Wall Street interpretato dal mito degli anni ’80 Michael Douglas, ma la realtà è che in fondo si tratta solo di business.

Acqua Azzurra viene liquidata: i diritti delle "Emozioni" messe all'asta
Lucio Battisti e Mogol all’inizio della loro carriera

Alla notizia che la Universal ha deciso di abbandonare Acqua Azzurra, società fondata nel 1969 da Lucio Battisti e Mogol, con tutto il relativo pacchetto di diritti sulle canzoni storiche del duo, come ad esempio Emozioni, Mi ritorni in mente, La canzone del sole e Il mio canto libero, non credo che i fan del cantante laziale abbiano tremato per il dispiacere. Dopotutto quello che tocca l’animo dei fan sono la musica e le parole, la questione finanziaria resta al di fuori della sfera d’interesse di chi si accoda fuori dai palazzetti, chi compra gli album o colleziona i biglietti dei concerti. Da chi fa insomma il mondo della musica quello che è. Certo, il costo del biglietto può scoraggiare molti amatori, ma i veri sostenitori accaniti non si soffermano troppo a pensare a ciò che significhi riempire uno stadio o conquistare un disco di platino, soprattutto dal punto di vista finanziario. Non penso che guardandosi intorno durante un live un vero fan si metta a moltiplicare il costo del biglietto per il numero dei presenti, sommandolo poi alle prevendite e valutando quanto il merchandising influisca sul risultato finale. Il fan tipo si lascia travolgere dall’estasi dell’esibizione, dalle vibrazioni della musica, dalla presenza del cantante sul palco. I soldi rimangono fuori dai cancelli, forse in macchina al sicuro da eventuali taccheggi.

Già da dicembre dell’anno scorso la società francese Vivendi, dalla quale dipende la Universal, minacciava di voler liquidare la propria posizione all’interno di Acqua Azzurra. Troppi i problemi di gestione, gli screzi e le complicazioni nella compagnia che possiede i diritti delle canzoni firmate da Mogol e Battisti. Pur essendo in attivo infatti, Acqua Azzurra rappresenta un piccolo esempio di cattiva gestione, almeno da parte delle relazioni societarie. Infatti sembra siano stati i cattivi rapporti, perpetrati negli anni, fra Grazia Letizia Veronese (vedova Battisti) e Giulio Rapetti (nome all’anagrafe di Mogol) ad impedire alla Universal  di prorogare la propria partecipazione societaria.

Acqua Azzurra viene liquidata: i diritti delle "Emozioni" messe all'asta
Headquarter della Universal Group

Tutto verrà messo all’asta quindi, venduto al miglior offerente e probabilmente (così almeno sperano i proprietari dei diritti) anche tutto in una volta, dato che così il pacchetto dei diritti frutterebbe un guadagno maggiore, rispetto ad una vendita al dettaglio. Anche se sembra una storia più da mercati generali che di musica, ciò di cui qui si sta discutendo è arte, o almeno una parte non sempre conosciuta di essa. Ad ogni modo i precedenti non mancano, ricordo la questione dei diritti delle canzoni dei Beatles, detenuti dal re del pop Michael Jackson, che alla sua dipartita divennero argomento di accese discussioni tra eredi e major. Più recente il caso di Prince, dove a destare curiosità fu la proprietà di un repertorio immenso di canzoni mai pubblicate in vita dall’autore, ma che qualcuno stava già meditando di editare in qualche modo.

Come in una commedia eterna quando si tratta di guadagno gli animi si scaldano sempre, anche nella musica. Anche se si delinea uno scenario piuttosto avvilente e tragico la realtà dei fatti è questa, o così sembra debbano risolversi le questioni nella maggioranza dei casi. Del fan in piedi in mezzo all’arena gremita poco sembra importare agli affaristi delle note. O almeno una volta che il biglietto è stato pagato, e incassato. Non c’è da prendersela, si tratta solo di business.

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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