Il “nuovo” Quarto Stato: il dipinto che racconta la storia dei migranti

0 964

Il “nuovo” Quarto Stato: il dipinto che racconta la storia dei migranti

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato, (1901)

Dal 28 aprile fino al 20 agosto verrà esposto alla Triennale di Milano il Quarto Stato, un’opera dell’artista cinese  Liu Xiaodong. Il dipinto esposto per la mostra dal titolo Terra Inquieta – curata da Massimiliano Gioni e organizzata in collaborazione con la fondazione Trussardi – rappresenta una versione contemporanea del il Quarto Stato, il famosissimo dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo. La tela del ‘900 – in principio con un titolo differente, Il cammino dei lavoratori – si ispirava alla protesta da parte di tutti quegli esseri umani, la classe operaia, ridotta alla fame e alla schiavitù. L’intenzione dell’artista era infatti quella di studiare la propria epoca e riportare su tela il simbolo di quel suo tempo. Così fa con quel dipinto in cui raffigura l’ascesa del proletariato, una folla di uomini e donne che insieme, presa coscienza dei propri diritti, marciano per difenderli, specialmente quello di uguaglianza, ancora oggi sempre troppo spesso dimenticato e relegato nell’oblio.

Che sia forse questo l’intento della nuova versione del Quarto Stato, ovvero attraverso l’arte richiamare l’attenzione sull’importanza di riconoscersi tutti uguali?
E ancora: questa “nuova” versione potrebbe rappresentare la necessità di renderci consapevoli che l’uguaglianza è un diritto di tutti e non di pochi?
Ma chi sono i protagonisti di questo “nuovo” Quarto Stato?

I migranti, con i loro volti, i loro sguardi, le loro storie di violenza, di lotta, di guerra che li ha costretti ad abbandonare il proprio paese in cerca di un posto in cui poter pensare e realizzare una vita diversa. L’artista Xiaodong ha voluto fermare quella storia nel dipinto, la storia di uomini, donne e bambini che provengono da vari Paesi, come l’Africa, la Siria o l’Ucraina.

Tra questi c’è Marie, nativa della Costa d’Avorio, ospitata a Milano nei centri di accoglienza con la figlia Aminata. Poi c’è Mariama dal Senegal e Abubacar che arriva dalla Guinea con la moglie Manadama e la loro piccola figlia di un anno. Abubacar lavora a Milano come magazziniere e mulattiere e, come gli altri migranti, rappresenta nel quadro coloro che tentano di creare un futuro migliore per loro, per la propria famiglia e per chi verrà dopo.

Se la versione originale del dipinto, quella di Pellizza da Volpedo, rappresentava un gruppo di persone che abbandonavano alle loro spalle una folta barriera dal colore scuro che rappresenta un passato sbagliato, fatto di ingiustizie, brutalità e profondo egoismo, in questa nuova versione ciò che si lascia alle spalle è un altrettanto passato sbagliato, fatto di violenza e sangue.

Nel dipinto del ‘900 davanti a questi lavoratori in rivolta si apre la luce, ad indicare la possibilità e la speranza di un futuro migliore, un futuro da poter scegliere, in cui avere il diritto di costruire i propri giorni come meglio ritengono. Allo stesso modo, in questo nuovo dipinto, nello sguardo, ma soprattutto nel cuore dei “protagonisti” c’è la voglia e la speranza di ricominciare da capo, lontani dall’orrore e dal rumore di spari che strappano la vita dalle mani.

La calma di un dipinto mostra la sofferenza di chi ha vissuto in prima persona la lotta per la vita; un dipinto che racconta la storia di un uomo che con la sua famiglia tenta di costruire un futuro migliore.

Non faremmo la stessa cosa?

Quando ci dimentichiamo che siamo tutti uguali, tutti con lo stesso diritto alla vita, non dovremmo esercitare la nostra empatia affinché sia possibile abbracciare la consapevolezza di quale tragedia tutte quelle persone che scappano dal loro Paese hanno provato e non dimenticheranno mai?

L’arte è un mezzo potente che permette di far riflettere e far parlare chi troppo spesso viene abbandonato nel silenzio e nella noncuranza. È il mezzo utilizzato dall’artista Xiaodong per non commettere lo stesso errore di chi non ascolta e di chi rimane avviluppato nella propria intersoggettività senza rendersi conto della sofferenza che vive in chi ha intorno. L’arte ha un potere sociale e Xiaodong lo sa, per questo, come fece Pellizza da Volpedo, analizza la nostra società e ne riporta il doloroso simbolo.

Ricordiamoci sempre che ogni vita è preziosa, ogni esistenza deve avere la propria occasione per realizzarsi, e non deve essere una colpa nascere dal lato del mondo sbagliato, al contrario dovremmo fare qualcosa per migliorare quel mondo. Cominciare a sensibilizzarci su cosa vivono i migranti – anche attraverso l’arte – equivarrebbe già a migliorare un piccolo frammento di mondo.

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.