Per “L’ultima cena” di Leonardo è tempo di cambiare aria: ci pensa Eataly!

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Per L’ultima cena di Leonardo è tempo di cambiare aria: ci pensa Eataly!

L’Ultima Cena, part.

Leonardo da Vinci (15 aprile 1452 – 2 maggio 1519) continua ad essere al centro di accese discussioni. A scatenare l’ira funesta di alcuni è l’accostamento di una delle icone mondiali dell’arte, L’Ultima Cena o Cenacolo, ad un altrettanto internazionale colosso italiano, Eataly.  Il motivo lodevole che pone al centro della questione l’opera riguarda un nuovo intervento necessario per la conservazione ed utile per permettere l’aumento dell’afflusso di visitatori ad oggi limitato a 1.320 ingressi giornalieri. Se la nobile iniziativa può apparire priva di problematiche morali, tutto cambia quando entra in gioco la collaborazione tra pubblico e privato, rapporto che in Italia è spesso mal regolamentato e gestito con superficialità. Così la partnership, poco gradita ad alcuni, fa scattare gli “indici” dei soliti “San Tommaso” che impossibilitati a dare fiducia al prossimo, per comprensibili motivi, pretendono chiarezza sulla situazione.

L’iniziativa in questione rientra in una serie di eventi ed interventi promossi dal Comune di Milano – Cultura e dal MiBACT per omaggiare la figura di Leonardo da Vinci in occasione del cinquecentenario dalla sua morte che ricorrerà nel 2019. Ad aprire la “kermesse” è stata l’inaugurazione, lo scorso 31 marzo presso il Castello Sforzesco, della mostra intitolata Archeologia del Cenacolo. Ricostruzione e diffusione dell’icona leonardesca: disegni, incisioni, fotografie, che raccoglie una serie di rappresentazioni iconografiche nate dall’opera di Leonardo, al fine di sottolineare il valore iconico assunto sin da subito dalla pittura a muro, collocata presso il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, la quale rappresentò il punto di arrivo delle ricerche prospettiche e naturalistiche dell’artista. La potenza iconica che le ha consentito di mantenere una costante, se non crescente, popolarità nel tempo viene mostrata archeologicamente, esponendo riproduzioni eseguite nelle successive epoche in svariati formati.

R. Morghen, Il Cenacolo, acquaforte e bulino, 1799-1800

La mitizzazione non è cessata neppure in tempi più recenti. Basti pensare al caso scaturito dalla pubblicazione de Il codice da Vinci di Dan Brown nel 2003, anch’esso costellato di polemiche, o alla spettacolarizzazione che nel 2008, in concomitanza al Salone del Mobile, ha portato Peter Greenaway a reinterpretare il capolavoro con immagini, luci e suoni nella suggestiva cornice di Palazzo Reale. Nuovamente nel 2015 in occasione dell’Expo, L’Ultima Cena è stata selezionata tra le immagini di promozione culturale per sponsorizzare l’evento e per tale occasione lo Studio Azzurro di Milano ha curato la mostra multimediale Inside the Last Supper.

Ben diverso però è parlare di spettacolarizzazione o sospettare la privatizzazione. L’operazione di restauro ambientale da eseguire nel refettorio leonardiano consisterà nell’immettere nella suddetta area diecimila metri cubi di aria pulita al giorno contro i tremila e cinquecento che vengono introdotti attualmente, garantendo così una migliore conservazione della pittura. Il Ministero dei Beni Culturali ha sancito per il progetto un milione e duecentomila euro che elargirà nel corso di tre anni. Un ulteriore milione, necessario per l’esecuzione dei lavori, verrà donato da Oscar Farinetti, che investirà così l’utile della sua multinazionaleEataly contribuirà quindi come unico socio privato ai restauri. La cifra investita dall’imprenditore sarà in parte occupata per il restauro ed in parte sfruttata per la comunicazione, che porterà avanti promuovendo il sito italiano in tutti i negozi della sua catena dislocati sul territorio mondiale ed offrendo la possibilità di prenotare, in un corner dedicato, una visita speciale serale della durata di 50 minuti.

Oscar Farinetti

Il progetto sostenuto dallo slogan «Una cena così non la puoi perdere», ha scatenato l’attacco di Codacons, che ha deciso di fare chiarezza sulla situazione per accertarsi che non si tenti la privatizzazione di un Bene Comune. Ecco che la cosa, in Italia, fa subito notizia o meglio scalpore. Presupponendo che sia da ammirare e non da lapidare mediaticamente il privato che decide di investire il ricavato in eccesso delle proprie aziende nel Patrimonio Culturale, ugualmente non ritengo che Codacons, o chiunque voglia accertarsi che un accordo, in cui sia messa in discussione una “proprietà” pubblica, sia lecito e ben strutturato, debba essere visto come il guasta feste impiccione di turno che vuole accanirsi contro qualcosa o qualcuno. Per inciso i precedenti restauri durati 17 anni eseguiti per ripristinare l’aspetto originario de L’Ultima Cena sono stati finanziati da Olivetti. Probabilmente non siamo abituati ad avere degli organi di controllo (confronto) che funzionino nel reciproco interesse delle parti chiamate in causa. Forse questo rimarrà per sempre un traguardo utopico. Inoltre è chiaro ed anche accettabile che un mecenate, grazie al suo investimento, cerchi di conquistare la benevolenza del “popolo” e guadagnarci di conseguenza supporto e fiducia per le sue imprese.

Certo è che a seguito di una serie di fregature diventiamo un po’ tutti come “San Tommaso” e finiamo antipaticamente a puntare sempre il dito verso chi, magari non sempre giustamente, accusiamo. Vivere nel costante terrore del possibile complottismo ci potrà salvare?

Archeologia del Cenacolo. Ricostruzione e diffusione dell’icona leonardesca: disegni, incisioni, fotografie
A cura di Pietro C. Marani e Giovanna Mori
Cortile delle Armi, Sale dell’Antico Ospedale Spagnolo, Castello Sforzesco, Milano
Dal 1° aprile al 25 giugno 2017

Greta Canepa per MIfacciodiCultura

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