#PerlaGloria – Stupri, quando la violenza non ha nome né confine

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#PerlaGloria – Stupri, quando la violenza non ha nome né confine

Circola una notizia in questi giorni che denuncia gli stupri e le violenze sessuali subite dalle migranti durante l’infernale viaggio verso l’Europa.

Non una grande novità, visto che effettuando una banale ricerca sul web per saperne di più mi sono imbattuta in una grande quantità di articoli di denuncia sullo stesso tema risalenti anche al 2011.

Gli anni sono passati, le violenze sono rimaste.

Fermarle è qualcosa che esce dal confine della possibilità e del controllo. Qualcosa di difficile da arginare per chi ne possiede le competenze, figuriamoci per chi come noi ne è lontano anni luce.

Non cade qui, infatti, la mia riflessione, ma sulla quantità di pensieri espressi su questioni che non conosciamo nemmeno lontanamente. Che vanno dal “statevene a casa vostra” a “più ne muoiono meglio è”.

Ora, pensiamo per un secondo a come ci si può sentire. Facciamo questo sforzo, necessario, perchè noi grazie al cielo non ne abbiamo nessuna pallida idea.

Scavalchiamo per un secondo il recinto di categoria in cui ci permettiamo di dividere le persone: migranti, clandestini, stranieri, loro, noi, e pensiamo all’essere umano in quanto tale.

Immaginiamo una donna. Esercizio più facile perchè, se vogliamo rientrare nel campo delle categorie, faccio parte della stessa.

Una donna che si trova costretta a scegliere di abbandonare il suo territorio, il che equivale a lasciare la sua città, i suoi affetti, la sua famiglia, la sua casa e tutto quello che conosce.

E di intraprendere un viaggio, una fuga per essere precisi, pagando qualcuno che non conosce, affidandosi all’ignoto nella speranza di un approdo che, per quanto oscuro, appare meno spaventoso di ciò che si lascia alle spalle.

Il percorso è lunghissimo ed inizia molto prima di arrivare sulla costa e prendere un barcone sovraffollato, prima del pezzo di strada che intuiamo da qualche immagine che passa sugli schermi.

Quella è solo la fine.

Che sarà atroce lo sanno benissimo, tanto che molte donne assumono ormoni per inibire l’ovulazione ed evitare gravidanze conseguenti agli stupri ai quali sanno di poter essere sottoposte. Sanno che non sarà un viaggio di piacere, che subiranno violenze, che potranno essere costrette a prostituirsi.

Sanno che il rischio non è solo perire, ma perdere completamente il controllo sulla propria esistenza.

Gli stupri, in contesti limite, sono quasi sempre la merce di scambio preferita.

Considerarli gesti efferati di uomini malati e deviati non ha più senso quando sembra essere una pratica più che sdoganata. Succedeva nelle guerre di epoche passate. Conquistiamo una città? Bene, stupriamo anche tutte le donne, tanto sono lì, inermi, ad uso e consumo.

È l’annullamento totale dell’essere umano ridotto a “cosa” fruibile a mio piacimento. E in determinate situazioni è una pratica diffusa, quasi ovvia.

E le donne che scappano lo sanno. Come sanno che se arriveranno alle coste per salire su imbarcazioni di fortuna che vomitano persone dovranno pagare ancora, che potranno essere stuprate ancora, che dovranno affrontare il mare buio, gli stenti e il sole a picco che ti brucia la pelle.

L’unico tentativo per preservarsi è assumere pillole che non le rendano madri di figli di aguzzini. Null’altro. Perchè non esiste la possibilità di scegliere se non restare lì da dove stanno scappando, una delle soluzioni più gettonate dai grandi commentatori della rete che la sanno lunghissima.

Io non sono quella donna in fuga, ma sono una persona e la logica mi suggerisce che se sono disposta ad affrontare tutto questo è perchè quello che mi lascio alle spalle deve essere molto peggio.

Deve essere una condanna a morte.

Pensiamoci quando intimiamo a tutti di rimanere a casa loro, quando gli stupri di cui leggiamo ci sembrano più tollerabili di quelli che capitano nelle vie del nostro Paese, quando consideriamo persone di categoria B chi non abita nei nostri confini.

I confini abitano solo nelle nostre menti minuscole.

Pensimoci, non #perlagloria ma per essere migliori.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

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