“Stanze d’artista”: da Sironi a De Chirico, i capolavori del ‘900 italiano in mostra

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Stanze d’artista: da Sironi a De Chirico, i capolavori del ‘900 italiano in mostra

De Chirico, Combattimento di gladiatori

Il 14 aprile scorso è stata inaugurata Stanze d’artista. Capolavori del ‘900 italiano, la mostra ospitata dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma nella quale è possibile ammirare, fino al 1° ottobre, alcuni tra i più bei capolavori dell’arte italiana del ‘900. L’esposizione si pone un obiettivo interessante: proporre un affascinante intreccio tra il linguaggio della scrittura e quello dell’arte figurativa che, nella prima metà del ‘900, si incontrarono e trovarono grande lustro attraverso le mani e la poetica dei maestri di casa nostra.

Martini, Ferrazzi, De Chirico, Savinio, Soffici, Rosai, Campigli, Marini, Pirandello, e Scipione, questi i nomi di cui si fregia l’esposizione, che ospita ben 60 capolavori relativi alla pittura, alla scultura e all’arte grafica, delineando l’idea di un percorso raffinato pensato dalle curatrici Maria Catalano e Federica Pirani.

L’esposizione si articola in tre sezioni, divise per gruppi d’autori. Nella prima Campigli è in compagnia di Marini, Pirandello e Scipione, nella seconda troviamo Soffici, Carrà, Rosai e Tosi, ed infine nell’ultima sezione sono esposti Sironi, Martini, Ferrazzi, Savinio e De Chirico.

Molto suggestiva è la scelta di affiancare all’espressività più diretta e penetrante dell’immagine, le parole degli artisti, che non disdegnavano esprimere sotto forma di scritti la propria idea di arte e il proprio sentire, incarnato nella vita quotidiana, e nelle riflessione sul proprio tempo. Così ad esempio risulta per Massimo Campigli: tra le sue opere, forse quella che colpisce di più per la bellezza e forza suggestiva è Le spose dei marinai, una raffigurazione tanto elegante quanto raffinata da diventare l’immagine chiave scelta per rappresentare la mostra.

Soffici, Campi e colline

Così ecco giungere a noi, nella immediatezza della sua forza comunicativa, questa idea di commistione tra versi e arte visiva, costruendosi attraverso le parole che appaiono sulla parete.

Amo le cose non mistiche ma misteriose. Fin da bambino mi importa poco della realtà: mi disturba. Non è nemmeno una critica del mondo com’è, cerco di ignorarlo meglio che posso, di preservare il mio mondo fantastico. Che io non dipinga che donne, niente di strano. C’è evidentemente un’insistenza particolare, una fissazione; quel farle imperiali, ieratiche, denuncia un feticismo per tutto quello che è l’aspetto della donna, l’immagine, l’idea della donna.

E poi ancora il Marzo burrascoso del toscano Ardengo Soffici, il ritratto d’una campagna spettinata dal vento, evocativa di una forza della natura che contrasta con l’idea rassicurante di una immagine quotidiana.

Posar le parole come pittore i colori, e vedere il mondo spiegarsi nel suo splendore! Il  cielo — Un segno sul foglio, e si senta per sempre quest’onda melodiosa di azzurro sulla mia testa, quegli strappi di luce sulle montagne lontane, fra i rami nudi dei pioppi. Questo profondo e limpido mistero sulle cose.

Al piano primo, nella prima sala della mostra stanze d’artista, troviamo invece un straordinario Mario Sironi. Pandora e poi Paesaggio urbano con gasometro ci raccontano un uomo e un artista, sospeso tra futurismo e metafisica. Sono gli anni questi, in cui in Italia si afferma il fascismo e nel contempo tra gli artisti si diffonde una rivendicazione forte della plasticità pittorica a discapito del rigorismo formale.

La sublimità, lo stilismo irrigidito e secessionistico cedono ora il passo alla naturalezza, alla plasticità pittorica, non disgiunta da un lirismo naturale e poetico della scena. È la nuova arte italiana.

Il percorso della mostra continua snodandosi tra il racconto dell’Italia di quegli anni, attraverso un bel filmato realizzato dall’Istituto Luce, con immagini che riportano le cronache del tempo, in cui si ripercorrono le fasi che hanno segnato i primi decenni del ‘900 fino a giungere al secondo conflitto bellico, passando ovviamente per il ventennio fascista fino ad arrivare al referendum per scegliere tra repubblica e monarchia.

Sironi, Paesaggio urbano con gasometro

Stanze d’artista quindi ci offre una chiave di lettura alternativa del vasto e variegato universo poetico di alcuni tra i più interessanti interpreti e protagonisti dell’arte del ‘900 italiano. Artisti che hanno affidato la loro stessa poetica non solo alla potenzialità espressiva dell’opera, ma che hanno sentito l’esigenza di trascrivere, mettendo nero su bianco, i propri pensieri e la propria idea di arte. La redazione di lettere, diari e scritti teorici infatti, costituisce oggi non solo un lascito dal valore inestimabile, ma possiede anche il potere di arricchire la fruizione dell’opera stessa, consentendo allo spettatore di immergervisi con maggiore profondità e consapevolezza, proprio come accade in stanze d’artista.

Questa connessione, fondata sul legame tra la parola e l’immagine, e veicolata da una sorta di semplice essenzialità nel contorno, non concede distrazioni. Le sessanta opere, intrecciate con il potere della parola, costituiscono un sodalizio efficace e diventano tasselli essenziali di un mosaico che ci dona molto più che una semplice idea, bensì la sensazione di una dimensione intima e avvolgente, come quella di ritrovarsi in una illusoria stanza d’artista.

Stanze d’artista. Capolavori del ‘900 italiano
A cura di Maria Catalano, Federica Pirani
Galleria d’Arte Moderna, Roma
Dal 14 aprile al 1° ottobre 2017

Stefano Mauro per MIfacciodiCultura

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