Giornata Mondiale della Danza, celebrazione della vita

0 1.283

Giornata Mondiale della Danza, celebrazione della vita

Il 29 aprile si festeggia la Giornata Mondiale della Danza. La decisione di istituire questa ricorrenza ha avuto origine nel 1982 quando l’International Dance Council e l’International Theatre Institute UNESCO hanno voluto rendere omaggio a livello mondiale all’arte del corpo in movimento.

Jean Georges Noverre

Colui che è considerato fondatore del balletto moderno, Jean Georges Noverre, nacque precisamente a Parigi il 29 aprile 1727: da qui, si stabilì che tale giornata dovesse cadere esattamente in questa data, per ricordare il prezioso contributo dell’artista e onorare il suo talento coreografico in un unico giorno che veicolasse e incanalasse l’attenzione della popolazione globale verso la magia del ballo.

Definito lo “Shakespeare della danza”, Jean Georges Noverre fu ampiamente apprezzato dalla regina Maria Antonietta in persona (sua stessa allieva), la quale lo nominò maître de ballet all’Opéra. Nelle sue testimonianze all’interno delle Lettres sur la danse et sur les ballets (1760), Jean Georges Noverre esprime concetti e concezioni dell’arte della danza che ai tempi risultavano innovativi, ma che oggi rimangono di gran validità e considerazione da parte degli artisti del settore: viene sottolineata l’importanza della vena drammatica, quella teatrale e impetuosa, della motivazione passionale che ispira e chiama il balletto, invoca il movimento. Perché la danza è il linguaggio dell’anima e la composizione di passi a ritmo del battito del cuore, non è solamente tecnica e virtuosismo, padronanza e abilità.

Anbeta Toromani e Alessandro Macario

Certamente, se pensiamo al balletto classico (ma non solo) di repertorio, non possiamo non vedere che ammirevole maestria e perfezione (sì, qui esiste, è di questo “mondo”). Se pensiamo a Coppelia, allo Schiaccianoci, a Cenerentola, al Lago dei Cigni, a Excelsior o a Giselle vediamo il compimento e la realizzazione della più alta bellezza che quest’arte elegante reca in seno. Ma esiste anche un emisfero del ballo che è incanto più disordinato, meraviglia più impulsiva.

Questa concezione della danza come arte passionale che muove braccia e gambe in un’armonia di corpo e mente e spirito è ciò che viene sempre più rilanciata nelle performance danzanti dei nostri tempi, ciò che spesso ha causato condanne a questo genere di arte e accuse da cui si è sempre dovuta difendere. La sostanza definitivamente non razionale né controllabile della passione per la danza ha generato cattivi sguardi verso di essa, tacciandola per arte peccaminosa a causa del suo essere fuori “contegno”.

Ma la danza travolge il ballerino nella maniera più violenta e meravigliosa che sia possibile. E lo fa indipendentemente dallo stile praticato. Cattura anima e testa, conquista e totalizza ogni parte dell’artista, che è per definizione, professione ed essenza un danzatore.

In molti film moderni e contemporanei che affrontano il tema della danza, quest’arte è sempre espressione della vita che vuole uscire dalle inquadrature preimpostate dalla società, è un canale di respiro vitale che lascia quell’adrenalina che dà voglia di vivere e brama di mangiare il mondo, di assaporare ogni attimo delle giornate semplicemente per la gioia che viene rilasciata nel cuore dell’artista. E non stiamo parlando solamente della danza che, per limitativo luogo comune, spesso viene associata solamente alle punte di gesso e a tutù rosa. Parliamo della danza in generale, quella che viene praticata di nascosto da un Billy Elliot, quella che viene difesa a denti stretti nel paesino conservatore in Footloose, quella che è ancora per, anche pochi, sorrisi di fronte al dolore della vita in A Time for Dancing, quella viscerale e “proibita” in A Dirty Dancing, quella che ridona voglia di guardare avanti nel ghetto senza speranza in Save the last Dance.

La danza ha infinite manifestazioni, è un movimento incondizionato del proprio corpo, è un’arte che traduce esteriormente l’essenza vitale che palpita dentro l’artista.

Kevin Bacon in Footloose (1984)

In Footloose (1984), Ren McCormack (interpretato da un inimitabile Kevin Bacon) deve difendere e rivendicare la danza, sfidare la legge che ha imposto il divieto di praticare il ballo in pubblico a causa della “corruzione spirituale” che ne può derivare. Ma, come lo stesso personaggio del film sostiene nel suo monologo, la gente ha sempre danzato, sin dalla notte dei tempi, sia per omaggiare gli dei sia per tenere alto il morale della comunità a cui apparteneva. E usava la danza per festeggiare:

C’è un tempo per ogni proposito sotto il cielo: c’è un tempo per ridere, un tempo per piangere, un tempo per patire e c’è un tempo per danzare. […] Questo è il nostro tempo per danzare. Questo è il nostro modo per festeggiare la vita. Così è stato nel principio. Così è stato sempre. E così dovrebbe essere adesso.

La danza può anche essere tutto questo insieme: fa ridere, fa piangere – emozionare ma anche soffrire per la fatica, quando praticata con dedizione – ed è celebrazione della vita. È felicità e sostanza vitale.

[…] ringrazio Dio per avermi dato un corpo per danzare cosicché io non sprecassi neanche un attimo del meraviglioso dono della vita.

Rudolf Nureyev

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.