La felicità come non l’avete mai raccontata – Ecco il Positive Lexicography Project, il dizionario delle emozioni

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La felicità come non l’avete mai raccontata – Ecco il Positive Lexicography Project, il dizionario delle emozioni

La felicità come non l'avete mai raccontata - Ecco il Positive Lexicography Project, il dizionario delle emozioni
Tim Lomas

E se ci fossero centinaia di parole per descrivere la felicità?
Se per ogni tema scolastico, o messaggio d’amore, o per tutte quelle volte in cui ci sono mancate le parole per dire come ci sentivamo, ci fosse una soluzione?
Tim Lomas, professore di Psicologia Positiva a Londra, sta facendo un tentativo con il suo Positive Lexicography Project; una sorta di dizionario consultabile online in cui sono raccolte parole, in qualsiasi lingua del mondo, che possano descrivere stati d’animo e sensazioni in modo più completo e tangibile, dando una chiave di lettura precisa alle nostre emozioni per evitare di dover ricorrere a tutte quelle parole che sembrano ormai troppo generiche e superate: amore, gioia, felicità, e così via.

L’attenzione è focalizzata in particolar modo alle sensazioni positive e fino ad ora Lomas ha trovato più di 500 vocaboli che non hanno un corrispondente nella lingua inglese, suddivisi in categorie diverse: sentimenti, relazioni e aspetti del carattere.
È uno strumento d’indagine non solo a livello etimologico ma anche culturale: ad esempio è interessante scoprire come in molte lingue nordiche ci siano espressioni che indicano la sensazione di tepore provata in casa quando fuori fa freddo. Una lingua, alla fine, ci dice molto sulla comunità che la usa.

Alcuni termini inseriti in questo enorme glossario globale sono ad esempio: kanyirninpa, che per il popolo Pintupi simboleggia l’abbraccio protettivo e salutare, che infonde non solo affetto ma anche salute fisica e mentale.

Merak, che in serbo indica il piacere delle piccole cose come ad esempio mangiare cioccolata, programmare un viaggio o ascoltare i suoni della natura.

Samar rappresenta il sedersi insieme per raccontare storie all’ora del tramonto. Questa parola rievoca una tradizione culturale araba molto antica secondo la quale chiunque, aggregandosi per ascoltare ad esempio gli anziani, poteva sedersi ad ascoltare, in modo da tramandare l’usanza della comunicazione orale.

Vorfreude, dal tedesco, è la gioia che deriva dall’immaginare piaceri futuri: un’immagine evocata dal noto canto Il sabato del villaggio secondo cui la gioia umana si manifesta nell’attesa stessa di un piacere (che poi per Leopardi si traduce in un’emozione fugace ed effimera).

Wabi-Sabi arriva dal Giappone e simboleggia la bellezza imperfetta e consumata dal tempo; è un modo per apprezzare la vita nei suoi cambiamenti, anche estetici, e considerare il valore e il significato di oggetti vecchi o rotti, utilizzando un’altra prospettiva, una chiave di indagine che spesso dimentichiamo nella vita odierna secondo cui quello che è rotto va semplicemente gettato via.

Mbuki-mvuki è proprio della lingua bantu africana ed evoca il lasciar cadere i vestiti per danzare senza inibizioni.

Oltre a questi ci sono ovviamente tanti altri vocaboli e idiomi che, in concerto, danno una panoramica globale di tutte quelle sensazioni che donano o richiamano felicità, benessere, tranquillità, spensieratezza e una miriade di sfumature della vita di cui spesso dimentichiamo l’esistenza.

Sarebbe bello ogni tanto prenderci un momento per lasciarci trasportare da tutto questo, scegliere un vocabolo e lasciarci cullare dalle sensazioni che emana.

Per una volta cerchiamo di non catalogare i nostri sentimenti facendoli confluire in un’unica parola, apriamoci invece ad un mondo sconosciuto che, come si intuisce da molti vocaboli, insegna ad amare piccoli scorci di vita.
Un esempio, per cominciare? Thróisma, dal greco: il suono del vento che mormora tra gli alberi.

Mariachiara Manzone per MifacciodiCultura

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