Diritto all’aborto o traffico di organi? Il Planned Parenthood tra sostegno e censura

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Diritto all’aborto o traffico di organi? Il Planned Parenthood tra sostegno e censura

Diritto all'aborto o traffico di organi? Il Planned Parenthood tra sostegno e censura“Sale riproduttive”,donazioni alla scienza”,anticoncezionali”. Quando si parla del “diritto di scegliere” sembra aprirsi un gigantesco vaso di Pandora.  Qual è la sottile linea che giustifica o condanna l’aborto? Una delle domande più frequenti degli ultimi decenni continua a non avere una risposta. Etica e morale entrano in gioco e la lotta tra i movimenti pro-life e quelli abortisti sembra essere sempre più dura. In America negli ultimi anni lo scontro ha rasentato l’assurdo. In Italia non se n’è parlato affatto (forse perché si è preferito non riesumare dubbi e domande sepolte nelle redazioni o probabilmente perché negli ultimi anni le testate nazionali hanno avuto altro cui pensare) ma la storia dell’americano Planned Parenthood (e di ciò che ruota attorno) è particolare e merita di essere raccontata.

Ma andiamo per gradi. Cos’è il Planned Parenthood? Il nome già lo dice: “Genitorialità pianificata”. È un’organizzazione fondata nel 1939 che si occupa di fornire assistenza medica alle donne incinte di qualsiasi età e ceto sociale, indipendentemente dalle condizioni economiche in cui le donne e/o le famiglie vertono. Il centro aiuta a prevenire gravidanze indesiderate, garantendo che ogni bambino sia un bambino desiderato. Tra i servizi (che non possono essere ridotti solo ed esclusivamente alle pratiche di aborto) l’organizzazione,  con oltre  860 centri di salute dislocati in tutti gli Stati Uniti, fornisce controllo delle nascite, educazione sessualepianificazione familiare, controllo ormonale, somministrazione di preservativi e spermicidi e altre opzioni volte a prevenire le gravidanze. Il Planned Parenthood si occupa anche di infezioni sessualmente trasmesse e somministrazione di test per il cancro, servizi garantiti sia a donne che uomini.

Diritto all'aborto o traffico di organi? Il Planned Parenthood tra sostegno e censuraIl Planned Parenthood sembra essere, oggi più che mai, un servizio necessario nella nostra società. L’obiezione di coscienza è un ostacolo insormontabile per quelle donne che, in virtù del “diritto di poter scegliere” decidono di abortire: porte chiuse in faccia, molte sono spesso costrette a rivolgersi a privati specializzati, con elevati costi delle pratiche.

Ma non solo: i servizi forniti da quest’organizzazione sono più che mai necessari per un paese, come quello americano, in cui  il settore sanitario è privatizzato e vincolato dalle cosiddette “assicurazioni sanitarie”.

Ma, se da un lato il Planned Parenthood sembra essere oramai una delle organizzazioni più potenti e influenti degli Stati Uniti (anche politicamente parlando), quest’organismo viene continuamente vessato da ostacoli e scandali volti a macchiarne l’immagine e a smantellarne le fondamenta.

Alcuni politici estremisti lavorano duramente per chiudere Planned Parenthood. Se dovessero riuscire nel loro intento, milioni di Americani perderanno l’accesso a dei servizi sanitari fondamentali, tra cui il trattamento di malattie sessualmente trasmissibili, la fornitura di contraccettivi e la somministrazione di test per il cancro che possono salvare la vita.

7-inches for Planned Parenthood è la risposta a questa minaccia. Questa serie di singoli è stata prodotta da un gruppo di artisti uniti nella convinzione che l’accesso alla sanità sia un bene comune e da proteggere fieramente. Il nome dell’iniziativa vuole richiamare la tradizione della musica di protesta. Il 100% degli incassi verranno devoluti a Planned Parenthood, speriamo che questo sia l’inizio di qualcosa di grande e che coinvolga tutti.

Queste le parole del comunicato presentato da un gruppo di artisti (da Björk a John Legend, passando per Bon Iver, St. Vincent, Foo Fighters) a favore della causa Planned Parenthood. Introducendo la Mexico City Policy ( no dei primi ordini esecutivi del presidente americano), Donald Trump ha infatti tagliato i fondi di Planned Parenthood per un valore di circa 100 milioni di dollari all’anno: un duro colpo per una realtà del settore sanitario.

Ma è solo la politica conservatrice del presidente americano a remare conto quest’ONG? Fino a dove i movimenti pro-life si sono spinti in questa battaglia?

Da qualche anno è in corso sulla Planned Parenthood uno scandalo di cui nessuno giornale ha voluto parlare. Forse perché l’inchiesta di Daleiden (attivista attivista cattolico fondatore del Center for Medical Progress) costringe a guardare cose, fatti, notizie che sono da troppo tempo oggetto di una grande rimozione collettiva (prendendo per vera l’ipotesi della sua veridicità).

Fingendosi un’azienda impiegata nel settore della compravendita di tessuti fetali, la Cpm è riuscita a provare (a sua detta) con un documentario (dal titolo Human Capital) e una serie di filmati (degli incontri coi vertici del colosso abortivo) che la Planned Parenthood sarebbe in realtà al centro di un gigantesco traffico illegale di organi di feti abortiti. Pranzi e cene in cui si discute con disinvoltura sulla qualità di cuori, polmoni, reni, braccia e gambe prodotti dalle cliniche affiliate all’organizzazione: una galleria di immagini violente, di atrocità cui la nostra coscienza non riesce né vuole pensare.

Quanta verità si nasconde dietro quest’inchiesta? Si tratta di un vero e proprio traffico volto al profitto o, a detta della Planned Parenthood, di un tentativo di screditamento, di “donazioni alla scienza” volte a salvare la vita di altri bimbi?

Un’accusa pesante fatta a quella che dovrebbe essere una delle realtà garante dei diritti delle donne. Quando si parla di diritti, il terreno diventa scivoloso: il diritto di poter scegliere, il diritto all’aborto, il diritto ad avere le migliori cure mediche, il diritto alla vita.

Salvare un neonato con una gravissima patologia, curabile solo ed esclusivamente attraverso il trapianto di un altro cuore. Un cuore sano, delle stesse dimensioni, capace di adagiarsi perfettamente nella minuta gabbia toracica del piccolo. Ma a quale prezzo?

Eleonora Vergine per MIfacciodiCultura

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