Street artist di tutto il mondo uniti contro Trump: quando l’arte si fa politica

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Street artist di tutto il mondo uniti contro Trump: quando l’arte si fa politica

L’uomo più discusso del pianeta, il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, nell’ultimo anno ha decisamente dato una forte scossa alla street art in tutto il mondo. Fervido portavoce di idee razziste, omofobe e misogine, non poteva che scatenare forti reazioni tra gli artisti contemporanei di tutto il mondo, che hanno dato vita ad una vera e propria “Trump art“.

Il manifesto dell’ex presidente Barack Obama, ritratto con lo sguardo rivolto verso l’infinito, con la scritta Hope realizzato da Shepard Fairey nel 2008, è stato soppiantato da immagini che ritraggono invece il nuovo presidente della Casa Bianca nelle pose più ridicole. L’indirizzo politico di Trump, del tutto opposto a quello del democratico afroamericano Obama, non è piaciuto affatto agli artisti, che hanno dimostrato il loro dissenso con la loro arma prediletta: l’arte.

La street art è sicuramente tra le forme più immediate per comunicare ed in questo caso è diventata la lingua comune a livello internazionale per esprimere critiche politico-sociali («muri puliti, popoli muti…»). Graffiti, poster, murales e stencil su Trump decorano i muri delle città di tutto il mondo ed i riferimenti a personaggi bizzarri, appartenenti al mondo dei cartoni o dello spettacolo, sono sempre più originali. La voce dirompente della street art non si è fatta scrupoli a paragonare il presidente americano ad Adolf Hitler, Paperino o ai Trolls, fino ad arrivare a trasformarlo in escrementi, sempre però dotati del caratteristico ciuffo biondo che contraddistingue il personaggio.

Ebbene sì, il presidente della Casa Bianca non si è reso attaccabile solo per le sue idee poco democratiche e la sua arroganza, ma anche per l’aspetto fisico e le sue espressioni esagerate che, con una nota umoristica, sono diventate spunto per molti artisti.

La presenza scenica di Trump e la sua gestualità si prestano a ritocchi e fotomontaggi che ironicamente esasperano le fattezze di questo “pittoresco” presidente: anche il settimanale internazionale The Economist ha raffigurato in copertina Donald Trump travestito dal famoso Uncle Sam, per ricordare il suo frequente gesto di puntare il dito contro la platea.

È proprio vero: Trump ha messo in moto la creatività di tantissimi artisti!

Utilizzando Photoshop, i californiani William Duke e Brandon Griffin hanno addirittura inserito il viso di Trump intorno ad un orinatoio a forma di labbra realizzato dalla designer olandese Meike van Schijndel. La toilette fotografata è quella di un ostello di Parigi, divenuto famoso per la diffusione virale dell’immagine.

Sin dall’inizio della propaganda elettorale statunitense, la preoccupazione per il futuro degli Stati Uniti ha unito più di 100 star del cinema e della musica che, avvertendo la minaccia di Trump, hanno creato la campagna Artists United Against Hate:

We are united against violence.

We are united against sexism.

We are united against racism.

We are united against xenophobia.

We are united against homophobia.

We are united against fascism.

Uniti contro l’odio. Questo è il messaggio principale: gli strumenti utilizzati sono l’arte, la musica e soprattutto l’ironia, perché la paura si sconfigge soprattutto demitizzando il nemico, nonostante questo sia il 45° presidente della più grande potenza del mondo.

L’artista Mindaugas Bonanu, ad esempio, nella città di Vilnius, Capitale della Lituania, ha realizzato un murale dove immagina il bacio fra Trump e Putin, verso il quale il presidente americano sembra essere particolarmente simpatizzante.

Il lavoro dell’artista indiano Tyler intitolato Welcome Mr. President lo vede mentre tiene il globo terrestre sulla punta delle dita, ricordandoci il capolavoro di Charlie Chaplin Il grande dittatore.

Lo street artist austriaco Tabby, rivolge la sua attenzione all’attuale situazione mondiale e all’evidente declino della nostra società, proprio per generare una riflessione più profonda nei passanti. I suoi graffiti fanno spesso riferimento alla guerra ed alla politica e uno dei soggetti più frequenti nei suoi lavori è proprio Donald Trump. La lista degli artisti “anti-Trump” è davvero lunga e le opere che lo ritraggono sono sempre di più.

Come ci ricorda uno tra i più famosi street artist:

I graffiti sono stati utilizzati per dare inizio a rivoluzioni, fermare le guerre, e in generale sono la voce delle persone che non sono ascoltate. I graffiti sono uno di quei pochi strumenti che hai, anche se non possiedi quasi nulla. E anche se non si arriva con una foto a curare la povertà nel mondo, si può far sorridere qualcuno mentre sta pisciando.

Bansky

Marta Previti per MIfacciodiCultura

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