Ludwig Wittgenstein, il mondo come un gioco (linguistico)

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Ludwig Wittgenstein, il mondo come un gioco (linguistico)

Ludwig Wittgenstein, il mondo come un gioco (linguistico)La figura di Ludwig Wittgenstein è tra le più affascinanti del Novecento. Nato il 26 aprile 1889 a Vienna e morto a Cambridge il 29 aprile 1951, il filosofo ha influenzato numerosi studiosi, siano anch’essi filosofi o logici, matematici o ingegneri della comunicazione. La sua grande fama è dovuta in particolare a due grandi opere: il Tractatus logico-philosophicus (abbreviato Tractatus), edito nel 1921 su una rivista austriaca e poi nel 1922, con una introduzione del suo maestro Bertrand Russell,  e le Ricerche filosofiche, edito postumo nel 1953, il quale riporta parte dei lavori inediti di Wittgenstein, oltreché alle sue lezioni tenute a Cambridge. Egli è ricordato per il suo carattere poco socievole, per la sua personalità burbera, per i suoi atteggiamenti stravaganti: si liberò dell’eredità paterna, visse per più di un anno a Skjolden in una casa costruitasi da solo, arredò gli interni della casa viennese di sua sorella, fece il giardiniere, insegnò alle elementari, si ritirò in un profondo silenzio dopo l’uscita del suo libro durato ben otto anni.

Russell, nella sua autobiografia lo ricorda come «il più perfetto esempio di genio che abbia mai conosciuto: appassionato, profondo, intenso, e dominante». Ma da cosa deriva la sua fama intellettuale, questa genialità riconosciuta da chiunque abbia avuto a che fare con i suoi testi?

I primi anni del ‘900 si svolgono all’insegna del neopositivismo, che tenta di epurare la scienza da qualsiasi forma di metafisica (impresa già tentata due secoli prima da Hume) e di rifondare la scienza sulle basi logico – matematiche sviluppatesi ampiamente sulla fine dell’Ottocento. Un esempio di tale atteggiamento neopositivista è la critica che Carnap fece ad Heidegger, riguardo all’opera del filosofo tedesco  Che  cos’è metafisica?,  in cui viene esposta una frase che suona in italiano come «il Niente nientifica». Carnap provò, tramite l’analisi logica del testo, che tale frase non ha assolutamente nessun significato epistemologico e quindi è da bandire in quanto non contiene nulla che abbia a che fare con questioni di fatto.

È proprio in questo contensto che Wittgenstein elabora nel Tractatus una teoria di stampo logico – linguistico. La struttura dell’opera è particolare in quanto richiama il Tractatus theologico-politicus di Spinoza, ossia si svolge attraverso sentenze enumerate, che ruotano intorno a sette frasi principali: 1) Il mondo è tutto ciò che accade; 2) Ciò che accade, il Fatto, è il sussistere di Stati di Cose; 3) L’immagine logica dei Fatti è il Pensiero; 4) Il Pensiero è la Proposizione munita di Senso; 5) La Proposizione è una Funzione di verità; 6) La forma generale della funzione di verità è: [ pxN(x)]; 7) Di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

Ludwig Wittgenstein, il mondo come un gioco (linguistico)
Dal film “Wittgenstein”

Da ciò si può derivare che Wittgenstein cerchi una sorta di raffigurazione tra il mondo e il linguaggio: quest’ultimo (espresso come «totalità delle proposizioni», in particolare 4.001) ha il compito di rappresentare, tramite la struttura logica comune a entrambi, la totalità dei fatti, composti a loro volta da “stati di cose”, ossia da enunciati che non possono essere ulteriormente scomposti. Questa è chiamata  “teoria raffigurativa del linguaggio” e afferma che vi è una relazione speculare tra il mondo e la struttura logica del linguaggio.

«2.1, Noi ci facciamo immagini dei fatti» e «2.12, L’immagine è un modello della realtà» sono due enunciati  che spiegano bene perch+ secondo Wittgenstein esiste questa  stretta corrispondenza tra mondo e linguaggio.

Ma la struttura logica, entro cui si esprime il pensiero e con cui esso si identifica, non è riconosciuta dall’uomo, infatti in 4.002 si legge «È umanamente impossibile desumerne immediatamente la logica del linguaggio. Il linguaggio traveste i pensieri». Così l’uomo, non riconoscendo la veste logica del mondo, arriva a comporre enunciati insensati, quali quelli della filosofia, che si pone «problemi che non sono problemi»: perciò «4.0031, Tutta la filosofia è «critica del linguaggio» », ovvero la sua è una attività chiarificatrice del limite e dei confini delle proposizioni.

4.114, Essa deve delimitare il pensabile e con ciò l’impensabile.

Il Tractatus si chiude con una frase enigmatica «Di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere», forse da interpretare come un’assunzione di colpa, ovvero di aver lasciato una parte importante della vita dell’uomo fuori dallo scritto perché non rientrante nella struttura logica. Proprio di ciò egli parla nelle opere successive, integrando nel linguaggio anche quello quotidiano, coniando il termine gioco linguistico”, che sta a rappresentare tutti i vari modi con cui il linguaggio può essere utilizzato.

Wittgenstein
Bertrand Russel

Nelle nuove ricerche Wittgenstein include anche il contesto in cui un enunciato è pronunciato, prendendo in considerazione anche le preghiere, le esclamazioni, i saluti. Questo porta a una considerazione ulteriore del tentativo di Wittgenstein, quello di comprendere il linguaggio in ogni singola sfaccettatura,  trattandolo come elemento caratteristico dell’uomo. Difatti, oggi il linguaggio è al centro di importanti ricerche della neuroscienza; in passato ci sono stati vari tentativi di comprendere in uno schema il modo di comunicare dell’uomo, si pensi al modello Shannon-Weaver, o quello di Eco. Tutti questi tentativi sono stati fatti per cercare  di capire come l’uomo comunichi, ma il tentativo è andato oltre e Wittgenstein ne è l’iniziatore: il grandioso progetto di Wiener, che nel 1948 inaugura la Cibernetica, ovvero il controllo e comunicazione nell’animale e nell’uomo, ossia  il tentativo di costruire macchine basate sul modello umano, basandosi sul concetto di “feedback” («il processo per cui l’effetto risultante dall’azione di un sistema (meccanismo, circuito, organismo, ecc.) si riflette sul sistema stesso per variarne o correggerne opportunamente il funzionamento»). Wittgenstein è stato il precursore, sebbene morto appena 66 anni fa, del nostro odierno mondo, con la sua opera ancora da esplorare completamente, come è concesso solo ai grandi.

Edoardo Poli per MIfacciodiCultura

 

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