26 aprile 1994 – 26 aprile 2017, il Sudafrica ricorda le prime elezioni multirazziali

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26 aprile 1994 – 26 aprile 2017, il Sudafrica ricorda le prime elezioni multirazziali

26 aprile 1994 – 26 aprile 2017, il Sudafrica ricorda le prime elezioni multirazziali
Nelson Mandela

Il 26 aprile il Sudafrica festeggia 23 anni dalla prima elezione multirazziale del paese. Si sono resi necessari 350 anni di dominio dei bianchi sui neri e quasi 50 di segregazione razziale per arrivare a quei giorni, tra il 25 e il 27 aprile, che portarono alla vittoria dell’ANC (l’African National Congress), guidato da Nelson Mandela.

Il Sudafrica nasce come colonia europea verso il XVI e XVII secolo per poi soccombere al dominio inglese nel XIX. Da quel momento, il paese viene annesso al territorio britannico, formando l’Unione Sudafricana, che solo nel 1931 riesce ad ottenere la piena indipendenza dalla madrepatria, combattendo al suo fianco durante i due conflitti mondiali. Il resto della storia è, purtroppo, assai noto: nel secondo dopoguerra si sviluppò la lotta interna tra la popolazione autoctona nera (composta da etnie diverse quali bantu, zulu, swazi) che costituiva l’80% degli abitanti e gli afrikaneer bianchi, in quel momento al potere. Sono i durissimi anni dell’apartheid, quando, a pochissima distanza dal fenomeno delle persecuzioni naziste, anche il mondo africano vive la terribile esperienza delle leggi razziali: i neri vengono esclusi dal potere e vivono segregati dal resto della popolazione. È già negli anni Quaranta che inizia ad emergere la figura di Nelson Mandela, futuro leader della lotta antirazziale, all’interno del partito dell’ANC. Durante la sua lotta politica conosce anche l’esperienza del carcere, infatti viene arrestato nel 1962 e condannato all’ergastolo. Viene liberato dal governo l’11 febbraio 1990, quando Frederick Willem De Klerk, l’ultimo presidente bianco del Sudafrica, cancella l’apartheid e avvia il passaggio del paese alla democrazia attraverso la collaborazione e gli accordi con lo stesso Mandela (tanto che entrambi vinsero, nel 1993, il premio Nobel per la Pace).

Nel 1994 si tengono le elezioni. Per la prima volta bianchi e neri in maniera ugualitaria furono chiamati alle urne per esprimere il proprio parere sul governo da costituirsi e l’affluenza fu altissima: 12 milioni di sudafricani si recano al voto per eleggere i propri rappresentanti. Con il 62,6% dei consensi (252 su 400 seggi all’Assemblea Nazionale e 60 su 90 seggi al Senato) l‘ANC, guidato da Mandela, conquista la maggioranza assoluta dei seggi, superando di gran lunga il National Party – il partito dei bianchi − guidato da De Klerk, che ottiene solo 82 seggi su 400 e l’Inkhata Freedom Party − il partito dell’etnia Zulu − che ne ottiene 43.

26 aprile 1994 – 26 aprile 2017, il Sudafrica ricorda le prime elezioni multirazziali
Simbolo dell’ANC

Le elezioni, dichiarate “libere e corrette” già il 26 aprile, diventano oggetto di feroci critiche: molti tra i mezzi di comunicazione dell’epoca diffondono la notizia che le elezioni erano state viziate da «massicce manipolazioni di voti», false registrazioni di votanti minorenni, accordi sui voti tra ANC e Inkhata, votazioni prima delle votazioni ufficiali, blocchi di voti fuori dai seggi e conteggio dei voti senza controlli. Ad ogni modo, il successivo 10 maggio 1994 il Parlamento vota la nomina di Nelson Mandela che, ad ormai 76 anni, si accinge a guidare il proprio paese durante il delicatissimo periodo di transizione che segue quegli anni. Egli chiama alla vice-presidenza De Klerk, dichiarando che il Sudafrica è la nazione dei neri, dei bianchi, degli indiani e dei “coloured”. Nessun istinto di rivalsa né di vendetta, al contrario: gli anni di governo di Mandela sono finalizzati alla creazione di coesione, unità e al superamento degli effetti politici, sociale ed economici derivati dalle vicende del recente passato. Al termine del mandato, nel 1999, Mandela, seguendo l’esempio dei grandi politici, non si ricandida. Nonostante questo, fino ad oggi l’ANC è sempre rimasto la prima forza politica del paese, riuscendo ad ottenere ad ogni elezione percentuali superiori al 60%.

Il 5 dicembre 2013 Nelson Mandela si è spento nella sua casa a Johannesburg, lasciando un paese in via di sviluppo, ma ancora ben lontano dall’immagine che lui aveva del Sudafrica come democrazia.

I problemi, di natura economica, politica e sociale, sono ancora molti e ci si domanda quando e se il paese riuscirà a superarli. Infatti, sebbene l’ANC sia sempre rimasta alla guida del governo, diversi sono oggi i partiti che vi si oppongono, ottenendo sempre maggiori consensi. Il Sudafrica è un paese ricco di contraddizioni:  sviluppo e arretratezza si confrontano ancora, in uno scontro che è ben lontano dalla risoluzione e che si mostra ancora forte soprattutto a livello sociale. Tra bianchi e neri rimangono infatti parecchie tensioni: oggi i bianchi, dopo l’iniziale esodo seguito al termine dell’apartheid, sono il 9% della popolazione e, quelli istruiti, rappresentano l’élite culturale del paese. Vi è ancora una netta separazione geografica tra le due etnie, tanto che molti neri lamentano la loro esclusione di fatto da Città del Capo, dove i bianchi sono in netta maggioranza. Nella zona della Hidden Valley, famosa per i vigneti, nei pressi di Stellenbosh, la separazione razziale, benché non ufficiale, è ancora la norma e lo stesso avviene anche nella comunità di Kommetjie, sulla costa sudafricana poco a sud di Città del Capo, dove i residenti sono quasi tutti bianchi. Tuttavia, dal punto di vista economico la situazione sembra decisamente capovolgersi, infatti la povertà tra la popolazione bianca è in crescita e circa il 10% di loro vive al di sotto della soglia di povertà.

26 aprile 1994 – 26 aprile 2017, il Sudafrica ricorda le prime elezioni multirazziali
Nelson Mandela

L’economia del Sudafrica è la più grande di tutto il continente, ma negli ultimi anni è cresciuta più lentamente di quella dei suoi paesi vicini: la povertà è ancora estremamente diffusa, i tassi di disoccupazione sono piuttosto alti, lo stato fatica a fornire alla popolazione tutti i servizi essenziali e le previsioni di sviluppo del paese sono oggi previste al ribasso.

Guardando alla storia del Sudafrica non si può negare che sono stati fatti tantissimi passi avanti, ma la situazione è ancora decisamente difficile.

Per questo si deve guardare oggi alle elezioni del 1994 con un occhio critico ma anche di fiducia nel futuro, considerando quel momento come uno dei passaggi del processo di crescita e formazione di uno Stato che deve guardare al passato come monito e al futuro come opportunità, ricercando soprattutto l’equilibrio sociale e la composizione delle etnie che, solo collaborando, potranno portare a compimento quel processo di sviluppo già iniziato.

Veronica Morgagni per MIfacciodiCultura

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