L’Arte è Libertà

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Perché si festeggia il 25 aprile? Perché è il giorno in cui l’Italia è tornata libera e ha gettato le basi per la Democrazia e per un futuro migliore.

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La Libertà che guida il popolo – 1830

La Liberazione è l’espressione del desiderio disperato di libertà insito nella natura umana, che nel corso della storia dell’uomo si è manifestato anche nell’arte. Contro l’invasore, contro l’ottusità, contro l’oppressione, contro il potere, contro la povertà.

Mai come adesso, siamo desiderosi di essere liberi e di non dovere avere paura del prossimo. Camminare per le strade del mondo padroni del nostro destino, senza il timore che la volontà di qualcun altro invada il nostro cammino, tenendo bene a mente il mantra «La mia libertà finisce dove comincia la vostra» (Martin Luther King).

La libertà contro l’oppressione del potere è raccontata nell’emblematico quadro La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix, massimo esponente della stagione romantica francese, datato 1830. Il quadro ci mostra la Marianne, personificazione della Repubblica Francese, che guida le diverse classi sociali, verso un futuro di libertà e democrazia: imponente, determinata e impavida, indossa il berretto frigio e sventola la bandiera della Francia repubblicana con orgoglio, invitando il popolo a seguirla.
Vien voglia di unirsi al corteo, ispirati da una figura tanto marmorea quanto sicura, che ci ispira non solo libertà ma anche vittoria e giustizia.

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Il bacio – 1867

Ci hanno parlato invece, con simboli ed allegorie, dell’insofferenza nei confronti dell’invasore, Francesco Hayez e Alessandro Manzoni: se il conquistatore ha istituito un regime di terrore e il popolo è costretto a sopportare silente, l’arte non può che utilizzare degli escamotage comunicativi, nascondendo il vero messaggio tra trame fitte e fuorvianti, che solo ad un’attenta interpretazione riveleranno il loro vero significato. Una sorta di inchiostro simpatico della libertà, come lo erano quelle scritte che comparivano sui muri della Milano austriaca che recitavano W VERDI (W Vittorio Emanuele Re D’Italia). O il manoscritto seicentesco fasullo di un anonimo e solerte cronista ritrovato dal Manzoni, una scusa per poter criticare chi si impone in territorio straniero. O quel giovane fuggitivo che bacia la sua bella nel celeberrimo quadro di Hayez, mentre sullo sfondo si intravede il compare intento già a correre verso la rivolta, verso la lotta per la libertà.

Infine ripenso a Marc Chagall, che visse con reale e profonda sofferenza al Seconda Guerra Mondiale: ebreo bielorusso trapiantano in Francia, l’artista durante le persecuzioni e il conflitto mondiale, espresse questa sua tristezza nella sua arte, ammutolito dalla crudeltà umana. Chagall oltrepassò il confine del suo credo e rappresentò anche simboli tipici dell’iconografia cristiana, uno su tutti Gesù in croce. La sua volontà era quella di spiegare come a patire il male della guerra, le persecuzioni, le ingiustizie e il terrore, fossero stati tutti i popoli, indipendentemente dalla religione. Non solo gli ebrei, ma anche i cristiani furono uccisi, martoriati, sconvolti. I popoli erano uniti nel dolore e nell’amarezza che lascia un conflitto. Per Chagall, Gesù rappresenta l’ebreo giusto morto per mano violenta e spietata. Un grido alla libertà di professare la religione, senza per questo essere perseguiti o uccisi in massa.

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Crocifissione bianca – 1938

Oggi, riguardando questi quadri, non possiamo non notare come una contestualizzazione attuale sarebbe più che sensata. Osservandoli ed analizzandoli, capiamo come nel XXI secolo ancora manchi la democrazia, il riconoscimento di un popolo e la propria autodeterminazione, la libertà di professare una religione o di non professarne nessuna.

Ancora una volta ci rendiamo conto di come la Cultura potrebbe aprire la mente di molte persone, potrebbe far comprendere loro davvero le loro azioni e le loro conseguenze, mostrerebbe loro un’alternativa. Ogni popolo ha delle ferite: guardare, leggere o ascoltare chi ne ha dato testimonianza potrebbe far desistere dal perpetrare tale barbarie.

Da lì bisogna ripartire, dall’istruzione, dall’insegnamento, dalla cultura. Perché l’unica via d’uscita dal terrore è una e una sola, come diceva Fëdor Dostoevskij nel suo L’Idiota:

La bellezza salverà il mondo.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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