Jack Vettriano, solo un pittore commerciale? Ai poster erotici l’ardua sentenza

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Jack Vettriano, solo un pittore commerciale? Ai poster erotici l’ardua sentenza

His favourite girl

Interni dalle luci soffuse, il fumo di una sigaretta, donne dalle movenze feline che incantano uomini dallo sguardo ferito, complicità di relazioni pericolose, voyeurismo, tutto un po’ soft porn: Jack Vettriano, nato Jack Hoggan il 17 novembre 1951 in Scozia, ma di origini italiane, dipinge da qualche decennio queste scenette ed è diventato uno degli artisti più ricchi del mondo.

Snobbato dai critici, escluso da grandi musei e gallerie, osannato dal pubblico che ama l’effetto piccante, Jack Vettriano è un pittore estremamente prolifico (una media di 3 quadri a settimana) e molto amato dai venditori di gadget. In Gran Bretagna la vendita dei suoi poster, delle sue cartoline, dei suoi biglietti di auguri, riscuote un successo sorprendente. Anche case editrici italiani, tra cui Sellerio, hanno scelto le sue opere come immagine di copertina, ma quel che più stupisce è che nel 2004 una sua opera è stata battuta all’asta per 744.800 £.
Si tratta di The Singing Butler (immagine di copertina): una coppia in abiti eleganti – lei vestita di rosso (colore del sesso per eccellenza) con guanti e ampio scollo sulla schiena, lui in completo da 50 sfumature di nero – danza leggiadramente sulla spiaggia, affiancata da una cameriera un po’ impacciata e da un misterioso maggiordomo, entrambi portatori di ombrello, dato che il cielo minaccia tempesta. La coppietta balla perché il maggiordomo canta (?!). Quasi 745.000 sterline, ma tant’è.

Game on

Jack Vettriano è un autodidatta, come molti altri artisti. Lascia la scuola prima dei 16 anni e va a lavorare in una miniera, poi si dedica a tanti piccoli lavoretti, finché quando compie 21 anni la sua fidanzata dell’epoca gli regala una scatola di acquerelli. Da quel momento scopre l’arte, copia gli Impressionisti, capisce che il segreto per ottenere un bel cielo blu è una base color bruno. Una storia molto romantica. Nel 1988, storpiando il cognome del nonno italiano, cambia il suo da Hoggan in Vettriano. Partecipa ad una mostra in cui non è necessario passare una selezione e il giorno dell’inaugurazione vende tutti i quadri. Inizia la sua collaborazione con la Portland Gallery di Londra che però lo molla una decina di anni dopo: Jack Vettriano piace a tutti, tutti vogliono un suo dipinto in camera da letto, si tratti anche solo di un poster (visti i prezzi degli originali…), però nessun museo o galleria ha il coraggio di esporlo in modo permanente. Per la critica non è altro che un pittorello commerciale, un ennesimo Walter-Margaret Keane.

Sul piano tecnico, quindi, andiamo malissimo. I critici, ad esempio, gli rimproverano il fatto che copi le figure dai manuali per imparare le basi del disegno. Sul piano dei contenuti, invece, nascono molte riflessioni, soprattutto riguardo ai tabù che nel 2017, ahinoi, ancora esistono. I giornalisti, nell’intervistare Jack Vettriano, puntano sempre sul personale: perché la sessualità è così importante per Vettriano? Quali le sue esperienze sul campo? Che visione ha della donna, del partner, della coppia?
I dipinti di Vettriano sono o autobiografici o raccontano di desideri e fantasie ancora da soddisfare. Dipinge il prima e il dopo della cosa, non il durante: non è dunque sesso nudo e crudo, ma l’atto di seduzione, il click di un reggicalze, la sigaretta fumata insieme dopo l’amplesso, al massimo un po’ di petting eterosessuale.

Beautiful losers

Secondo l’artista noi veniamo educati al mito della donna ideale, che l’uomo deve sedurre, conquistare e sposare. In realtà, secondo Vettriano, l’eterno dilemma degli uomini è avere una donna rispettabile da esibire in famiglia e coi colleghi, e un’altra donna da strapazzare a letto. Tutto questo, ovviamente, le donne non lo possono capire. Le donne sono gattine in guêpière, morettine ammalianti con lo stiletto nero. Vettriano, tra l’altro, dice di ricevere parecchie mail in cui uomini gli raccontano di ispirarsi ai suoi quadri o di sfogliare i suoi cataloghi per dare un po’ di brio ai propri incontri. Sarà vero?

Se i luoghi comuni che dipinge per i critici sono solo frivolezze, sono invece buoni per coppie in cerca di stimoli, da quanto se ne deduce. Meglio che niente…

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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