Anche questo 25 aprile “Voglio essere libero, libero come un uomo”

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Anche questo 25 aprile  Voglio essere libero, libero come un uomo

Anche questo 25 aprile  Voglio essere libero, libero come un uomo
G. Gaber

Anche quest’anno è giunto il 25 aprile, Festa della Liberazione. E la domanda torna, perpetua: ma cos’è la libertà?

L’unica cosa che non sono riuscito a fare è liberarmi della libertà.

Io sono troppo libero.

Libero come un uomo.

La libertà, G. Gaber

Gaber sembra esserne sicuro. L’uomo è libero.

Voglio essere libero. Libero come un uomo.

La libertà, G. Gaber

La libertà. Cos’è la libertà?

Il pensiero corre veloce a Verga, alla rivolta di Bronte, a quei poveri cittadini convinti che sarebbe arrivata la libertà. Ma la libertà, nella nota storia breve verghiana, è fatta di sangue, di falci che scintillano, di uomini calpestati e di donne a cui vengono strappati i figli dal petto.

 Il carbonaio, mentre tornavano a mettergli le manette, balbettava: – Dove mi conducete? – In galera? – O perché? Non mi è toccato neppure un palmo di terra! Se avevano detto che c’era la libertà!… –

La libertà, G. Verga

Dunque la libertà non è una rivolta di un giorno in cui i poveri si ribellano ai ricchi.

Eppure, siamo portati a pensare che libertà e ricchezza viaggino a braccetto, su questo mondo. È una vecchia storia: c’è chi comanda e chi obbedisce. Aristotelicamente parlando, può essere semplicemente una condizione naturale, una caratteristica con cui si nasce. C’è chi nasce biondo,  di bell’aspetto,e  chi invece nasce nella povertà, nella schiavitù. Che sia per natura o per condizioni storiche, magari assoggettate a precise leggi economiche come volle credere Marx, sembra sempre esserci qualcuno più libero degli altri.

Ma non si risolve il problema. Che l’uomo sia libero per natura o per contingenza, alla fine, non risponde alla nostra domanda: cos’è la libertà?

Quando l’uomo ha iniziato a riflettere su questa strana entità, questa tanto anelata condizione a cui aspiriamo senza forse nemmeno sapere cosa sia?

Vorrei essere libero
libero come un uomo
Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente
la natura
che cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire
un’avventura
Sempre libero e vitale
fa l’amore come fosse
un animale
incosciente come un uomo
compiaciuto della propria
libertà

La libertà, G. Gaber

Possiamo pensare che l’uomo fosse libero quando viveva nell’ipotetico ma necessariamente postulabile “stato di natura”. Deve esserci stato un momento in cui l’uomo non conosceva istituzioni, denaro né società alcuna. Possiamo pensare che lì ci fosse libertà? Possiamo parlare di libertà ove ancora non ci sono doveri, è vero, ma dunque nemmeno diritti? Senza la benché minima costrizione come ci si può sentire liberi?

Forse, allora, la libertà non dipende dall’anarchia. Anche perché, alla fine, tanto che si legga Rousseau che Hobbes il problema è sempre quello: arriva il momento in cui, per sopravvivenza o per leggi naturali e insondabili, gli uomini creano la prima istituzione della storia umana: la famiglia. Contro ogni istinto naturale rimangono uniti anche dopo la massima espressione istintuale. Da una famiglia nasce un clan, da un clan un villaggio e così via fino ad arrivare alle grandi democrazie di oggi.

Magari è proprio qui che nasce il problema della libertà: accade che, seguendo Locke, la libertà magari è solo una libertà da impedimenti. È la vecchia e stantia soluzione per cui un’azione è libera finché non lede ad altri. Finché possiamo muoverci senza ostacoli.

Eppure, sembra tutto così riduttivo. Perché poi ci si deve chiedere cosa ci porti a rispettare gli altri, a rispettare le leggi ma sentirci comunque liberi. E allora si torna a Kant, con quella storia dell’imperativo categorico: ma forse è una facile risoluzione dire che siamo liberi perché le leggi cui obbediamo in realtà sono solo espressione della nostra volontà. Insomma, l’uomo è portato ad essere libero perché è fatto in un certo modo.

Perché, in poche parole, pensa.

Vorrei essere libero come un uomo
Come l’uomo più evoluto che si innalza
con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza
incontrastata della scienza
Con addosso l’entusiasmo di spaziare
senza limiti nel cosmo
è convinto che la forza del pensiero
sia la sola libertà

La libertà, G. Gaber

Forse nasce qui la libertà: quando cominciamo a parlare. Quando l’essere umano fa questa cosa straordinaria e che ancora non ci spieghiamo come nasca: comunica tramite parole, abbandonando il gesto. Crea stratificazioni di sensi, complica la situazione, cerca parole per esprimere concetti astratti.

E allora si chiede cosa sia l’uomo. indaga la sua natura. Si pone domande. E inizia a far filosofia.

Non si sazia quindi di risposte facili:

La libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero

La libertà, G. Gaber

 Troppo facile pensare che l’uomo sia libero solo perché in uno stato di natura. Troppo banale vedere l’animalità come libertà. Facile risposta quella che vede la libertà come assenza di impedimenti: ma abbiamo bisogno di altro.

Eppure, continuiamo a parlare in negativo.

Non è neanche un gesto, un’invenzione. Non è nemmeno avere un’opinione. Forse nemmeno pensandola, questa libertà, riusciamo a capirla.

Gaber la sua risposta ce la da:

Libertà è partecipazione.

La libertà, G. Gaber

E ce lo diceva uno che nella democrazia non ci credeva tanto, che era sempre più sospinto verso l’anarchia. Un uomo che, sicuramente, non credeva nella nostra democrazia rappresentativa.

Vorrei essere libero come un uomo
Come un uomo che ha bisogno
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio
solamente nella sua democrazia
Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà

La libertà, G. Gaber

Ma, anche nel farsi comandare, abbiamo comunque una libertà: quella di partecipare.

Perché, alla fine, il 25 aprile del 1945 noi siamo tornati liberi. Anche se possiamo, forse, dare solo definizioni in negativo di questa libertà, ripensando al nostro passato dovrebbe sembrarci tutto un po’ più chiaro. Non poter professare liberamente una religione diversa da quella di stato, non poter esprimere un’opinione diversa dal regime, lo squadrismo, le bastonate, la guerra, le leggi razziste e contro gli ebrei, l’eliminazione di ogni contrario al volere del Duce, il potere preso con un colpo di stato e mai più ridato.

Se il 25 aprile è il giorno della liberazione, non è solo perché venimmo liberati dai nostri nemici, perché venne eliminata una delle più grandi dittature del secolo scorso. Parliamo di liberazione perché eravamo liberi non solo dal regime: libertà di parola, di espressione, di credo religioso, di amare e esseri amati, libertà di stampa, di pensiero politico.

Libertà di vivere.

Forse oggi non ci ricordiamo più cosa fosse non avere libertà. Forse oggi non ci ricordiamo più che cosa volesse dire non poter partecipare a nessuna decisione del proprio paese. E non ci stiamo nemmeno conto come, piano piano, questa libertà la stiamo perdendo.

Perché siamo noi che non la stiamo proteggendo!

Libertà è tante cose.

Così come l’uomo è tante cose.

E non voglio credere, come Rousseau, che l’uomo è nato libero ma ovunque è in catene.

Non oggi, non più.

Libertà è anche partecipazione. Ed è per questo che oggi dovremmo partecipare alle commemorazioni di quel 25 aprile, dovremmo sentirci liberi ma in maniera attiva.

La libertà di non fare è pur sempre una libertà, certo.

Ma, nel dubbio, visto che in secoli di storia del pensiero ancora abbiamo qualche dubbio su cosa sia la libertà, nel dubbio io partecipo.

E voi?

 

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Ruggero Pignatelli dice

    Bellissimo e interessante link, me lo son letto (e ascoltato) con mucho gusto!! 🙂

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