Corsa per il potere e distruzioni di massa: Trattati Internazionali e l’evoluzione delle armi tra nucleari e chimiche

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Corsa per il potere e distruzioni di massa: Trattati Internazionali  e l’evoluzione delle armi tra nucleari e chimiche

Doomsday Clock

Gennaio 2017: gli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientist spostano in avanti di mezzo minuto le lancette del Doomsday Clock, simbolico countdown per l’Apocalisse nato nel 1947. L’orologio, monito e promemoria per un’umanità senza coscienza, all’epoca lasciava 7 minuti. Oggi invece, mancano soltanto due minuti e mezzo a mezzanotte, la fine del mondo. E bisogna ammetterlo, stiamo facendo il possibile per arrivarci in fretta. Ci siamo così tanto evoluti da creare i modi più terribili per annientarci.Gli attacchi chimici (l’ultimo ad Idlib aprile 2017), sono una storia che ancora si sta scrivendo. In principio fu Ypres, una cittadina fiamminga in Belgio, dove nel 1915 si verificò il primo attacco chimico tedesco su vasta scala. Scoperta e collaudo di Fritz Haber, premio Nobel per aver sintetizzato direttamente l’ammoniaca da idrogeno ed azoto, ad alta pressione e temperatura. Da allora sempre utilizzate, le armi tossicologico-chimiche sono le grandi protagoniste di esperimenti di laboratorio, malattie e devasti. Per esempio, quando le tribù arabe e curde si rivoltarono contro l’occupazione britannica dell’attuale Iraq (1920), Winston Churchill le autorizzò sui ribelli locali. I sovietici vi ricorsero per sedare le rivolte dei braccianti e le forze franchiste lanciarono bombe all’iprite nel Marocco occupato.

L’orrore dei campi di sterminio (soluzione finale con gas tossici, tra cui anche ZyklonB) non è solo un ricordo da foto in bianco e nero. L’alleanza tra la Germania nazista ed i paesi del mondo arabo ha visto dagli anni Cinquanta numerosi tecnici, funzionari, scienziati e consiglieri militari ricevere asilo clandestino in Medio Oriente. SS, Gestapo e Einsatzgruppen, esperti in missilistica, armi chimiche e batteriologiche, un tempo prestati al Reich poi votati alla causa medio orientale. Nella guerra del Vietnam viene sperimentato dagli americani il BZ, un composto inodore e solubile che agisce sul sistema nervoso, utilizzato anche dalle armate russe contro i militanti ceceni (2002). Durante il conflitto Iran-Iraq (1980/1988) si parlò di sarin, iprite e tabun in dosi massicce, con l’uccisione di oltre 25.000 persone, tra soldati e civili di diverse etnie. Non manca all’appello il fosforo bianco, un agente tossico per inalazione o ingestione, che provoca necrosi ossea e ustioni se entra a contatto con l’aria (per es. in Libano 2006; Operazione Piombo fuso Striscia di Gaza e attacco all’ospedale al-Quds, 2008/2009. Amnesty International e indagine del Consiglio di Sicurezza dell’Onu – CS).

Tutto ciò viene condannato e vietato dal Diritto Internazionale Umanitario (DIU), che si riferisce specificatamente allo ius in bello (nei conflitti armati), in risposta alla necessità di assicurare la sopravvivenza dei diritti fondamentali della persona anche quando viene meno l’ordine costituito. Tali norme si rintracciano nelle Convenzioni di Ginevra (protezione delle parti del conflitto) e nel Diritto dell’Aja, (diritti e doveri dei combattenti nella condotta delle ostilità). Con i 2 Protocolli Aggiuntivi del 1977 (“Protezione delle vittime di conflitti armati internazionali” e “Protezione delle vittime di conflitti armati non internazionali“) si è provveduto poi a considerarli un unicum (sent. Corte Internazionale di Giustizia, sulla liceità delle armi nucleari/1996).

I conflitti armati internazionali vedono coinvolti due o più Stati (art. 2 Convenzioni di Ginevra del 1949), e/o popoli che lottano contro la dominazione coloniale, l’occupazione straniera ed i regimi razzisti, nell’esercizio del proprio diritto all’autodeterminazione (art. 1.4 del I Protocollo Aggiuntivo). Il DIU deve essere rispettato non solo dagli appartenenti alle Forze armate, ma anche dai civili, gruppi e persone che si trovano sotto il controllo dello Stato contraente.

Per evitare che degeneri l’escalation armata e nel tentativo di un seppur minimo principio di proporzionalità, si bandiscono le armi che portano inevitabilmente alla morte; quelle che provocano ferite o sofferenze inutili e che colpiscono in modo indiscriminato. Le armi di distruzione di massa si distinguono dalle altre per il fatto che nuocciono agli esseri umani e distruggono beni su vasta scala, provocando danni ambientali sostanziali e persistenti. Ad oggi sono le armi nucleari, biologiche e chimiche. Vietate, quindi, le mine antiuomo, le armi a grappolo, le armi laser accecanti, i proiettili Dum-dum. Ripudiate già da oltre novant’anni le biologiche (o batteriologiche) e chimiche: diffondono malattie e provocano morte, attaccando tutti gli esseri viventi umani, animali e vegetali (Protocollo sulla proibizione di uso in guerra di gas asfissianti, tossici o simili e mezzi batteriologici, adottato il 17/6/1925 ed entrato in vigore il 8/2/1928. Il divieto è stato completato nel 1993 con la Convenzione sulla Proibizione delle Armi Chimiche che ne vieta lo sviluppo, produzione, immagazzinamento ed impiego, raccomandandone la distruzione; in vigore dal 29/04/1997).

Non sono -ancora-  espressamente vietate le armi nucleari: atomica, bomba all’idrogeno (termonucleare) e a neutroni.

Il mondo intero ricorda l’annientamento di Hiroshima e Nagasaki (1945), ma anziché prenderne le distanze si creano arsenali sempre più sconfinati e distruttivi. Attualmente sono oltre 15mila le testate nucleari attive e sono le sole armi di distruzione di massa non messe (esplicitamente) nella black list.

In aggiunta ai cinque membri permanenti del CS (USA, UK, RUS, FR,CHN) hanno sviluppato e sono in possesso di armamenti nucleari anche India, Pakistan, Corea del Nord ed Israele, ma nessuno di quest’ultimi ha aderito al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP del 1970: disarmo, non proliferazione ed uso pacifico del nucleare). Pertanto, nel 2016 le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione politica (A/RES/71/258 del 23/12/2016) che chiedeva di avviare i negoziati per un Trattato internazionale di divieto alle armi nucleari.

Una decisione storica che arriva dopo quasi un ventennio di silenzio. A favore della risoluzione hanno votato 123 nazioni, con Austria, Brasile, Irlanda, Messico, Nigeria e Sud Africa. L’Italia (50 testate americane nella base aerea di Aviano e 20 in quella di Ghedi, secondo la Federation of American Scientists) ha votato contro, insieme ad altri 37 Paesi: la maggior parte delle nove nazioni nucleari e dei loro alleati che ospitano armi sul proprio territorio. Nonostante i forti interessi politico-economici coinvolti, nel marzo 2017 a New York, l’Onu ha iniziato le trattative.

Rimane, però, aperto il grosso interrogativo sul come far rispettare i trattatati e, nel caso di violazioni, come intervenire in modo concreto ed efficace, al di là di sansazioni o condanne poco persuasive. Certo, se tutti gli investimenti che confluiscono in armi e ricerche per distruzioni di massa venissero impiegati per cure e povertà, sarebbe tutta un’altra storia. Utopia. L’uomo non si ferma nella sua corsa al potere.

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura

 

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