Un anno senza Prince: Nothing Compares 2 U

Prince: Nothing Compares 2 U

Prince è morto un anno fa. Se n’è andata all’improvviso, a 57 anni, il 21 aprile 2016 nella sua casa-studio di Paisley Park (situata a Chanhassen, non lontano da Minneapolis, nel Minnesota), un’icona del pop e della black music. Un’altra incredibile perdita che è andata ad aggiungersi alla lista di celebrità scomparse nello sfortunato 2016, anno che ci ha sottratto, tra gli altri, un emblema della pop music come David Bowie. Il Folletto e il Duca Bianco: due figure controverse, polimorfe, trasformiste, che con il loro talento ed il loro (smisurato) ego hanno saputo sconvolgere il mondo della musica e della popular culture, abbattendo le differenze tra generi musicali – nonché le barriere di gender. Due personaggi che hanno lasciato il segno, regalandoci alcuni tra i capisaldi della storia della musica popular contemporanea.

Eclettico, scandaloso, provocatore. Paranoico e schivo. Compositore, cantante e polistrumentista, alchimista di suoni e performer istrionico. Sembrano non esserci abbastanza aggettivi in grado di inquadrarlo, di definirlo. Prince Rogers Nelson era tutto questo e non solo. Una personalità poliedrica e multiforme, un prisma le cui innumerevoli sfaccettature si rifrangono in una creatività apparentemente senza limiti, un flusso inarrestabile di note.

Quarant’anni di carriera, oltre 40 album pubblicati (39 registrati in studio, a cui si aggiungono i live, le colonne sonore e le raccolte), 100 milioni di copie vendute, 7 Grammy, una collezione di singoli che hanno scalato le classifiche, come I Wanna Be Your Lover, Little Red Corvette, Kiss, The Most Beautiful Girl in the World, ma soprattutto Purple Rain, tratto dalla colonna sonora dell’omonimo film, che gli valse l’Oscar per miglior canzone nel 1985. Purple Rain è probabilmente il brano simbolo di Prince (l’omonimo album del 1984, tra l’altro, è tra i più venduti nella storia della discografia), il cui assolo di chitarra è una dimostrazione tanto di abilità tecnica quanto di capacità espressiva. Tra tutti gli strumenti, forse, la chitarra è quello con cui è possibile identificare maggiormente Prince. Il colore viola, poi, adorna alcuni fra i suoi strumenti (la chitarra, certo, ma anche il pianoforte), caratterizza taluni suoi sgargianti outfit e domina il suo studio di registrazione. Viola sono i fiori e i palloncini portati dai fan davanti all’abitazione dell’artista, in seguito all’annuncio della sua scomparsa.

Nato il 7 giugno 1958 a Minneapolis, Prince (il cui nome di battesimo deriva dal nome d’arte del padre, Prince Rogers, anch’egli musicista) pubblicò per la Warner il suo primo album nel 1978, For You, scritto e suonato totalmente da lui (a quanto pare, egli suonò ben 27 strumenti). Una libertà incredibile, per un artista emergente. Eppure, egli intrattenne un rapporto conflittuale con le case discografiche, in particolare con la stessa Warner; un conflitto che sfociò in un’aperta protesta da parte di Prince – tanto che, per un certo periodo, l’artista arrivò ad ostentare la scritta SLAVE sul suo volto.

Se il successo cominciò ad arrivare dal secondo album Prince (1979), furono i successivi Dirty Mind (1980) e Controversy (1981) a creare scandalo per i contenuti sessuali espliciti, unitamente all’immagine androgina ed ambigua dello stesso Prince. 1999 (1982), Purple Rain (1984), Parade (1986), Sign O’ The Times (1987) e Lovesexy (1988) lo consacrarono definitivamente nell’olimpo del pop. Senza contare i singoli che scrisse per altri artisti, tra cui Manic Monday delle Bangles (1986), ma soprattutto Nothing Compares 2 U, divenuto celebre nell’interpretazione di Sinéad O’ Connor (1990).

Prince fu tra i primi a diffondere la propria musica online, salvo poi dichiarare, nel 2010, che internet era ormai morto. L’anno scorso, egli decise di rimuovere le sue canzoni da note piattaforme come Spotify e Apple Music, appoggiando solamente Tidal, creata dal rapper e produttore Jay Z. Tra dispute legali, successi e flop, cadute e resurrezioni, Prince non ha mai smesso di creare musica e di incendiare i palchi di tutto il mondo, stagliandosi quale principale esponente del Minneapolis sound.

Prince non si poneva confini: la sua proposta musicale è uno straordinario ibrido, una fusione di rock, funk, jazz, soul, pop, R&B, psichedelia. La sua stessa persona non rimase sempre univoca: oltre a pseudonimi quali Cristopher, Jamie Starr o Alexander Nevermind, nel 1993, di nuovo al fine di sfidare la sua casa discografica, egli decise di trasformare il suo nome in un simbolo impronunciabile, diventando così, per la stampa, The Artist Formerly Known as Prince (Tafkap).

La lunga carriera di Prince si presenta sotto il segno della metamorfosi, musicale e personale. L’alone di mistero che ha circondato la sua morte nei primi momenti, non ha fatto che accentuare lo status mitico di questo piccolo, grande Folletto del pop, anche se ormai è certa che la causa del decesso sia stata un’overdose di antidolorifici oppiacei.

Intervistato da un giornalista del Guardian, Prince una volta confessò: «I just couldn’t stop. That’s what you want. Transcendence. When that happens… Oh, boy…» Trascendenza. La musica come estasi, come necessità vitale, come naturale e spontanea espressione del sé. Prince non voleva, non poteva reprimere tale esigenza. E così, egli componeva continuamente, ovunque si trovasse, tanto che, nella sua residenza-studio di Paisley Park, esiste una camera di sicurezza (“the Vault“) che contiene una quantità preziosa di brani inediti, frutto di un’ispirazione perennemente in fermento. Che ne sarà di tale miniera musicale? Come si evolverebbe un’eventuale diatriba a livello di copyright, dal momento che Prince non ha un erede diretto? Eccola qui, l’ennesima beffa del Folletto ai danni dell’industria discografica e anche, in fondo, dei suoi numerosi seguaci, disposti a qualunque cosa pur di ottenere anche solo un assaggio di tale repertorio segreto. Ma, forse, Prince lo desiderava davvero, che rimanesse segreto. Uno scrigno personale, dedicato a se stesso, rivelatorio, forse, di altre sfaccettature della sua anima.

 

Lorena Alessandrini per MIfacciodiCultura

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By on aprile 21st, 2017 in Articoli Recenti, MUSIC

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