Mark Twain, il genio senza tempo nato sul Mississippi

Se votare facesse qualche differenza, non ce lo lascerebbero fare.

o-mark-twain-pictures-facebookMark Twain era un convinto abolizionista della pena di morte, dopo aver assistito allo spettacolo dell’impiccagione di un criminale. Fu anche un convinto sostenitore dei diritti nei neri e oppositore del razzismo in tutte le sue forme; supportò inoltre le rivendicazioni per i diritti delle donne, nonché quelli delle minoranze e in un’ottica squisitamente etica, fu senza dubbio all’avanguardia nel difendere i diritti degli animali, schierandosi contro la vivisezione per ovvi motivi morali. Fu una delle figure di spicco della American Anti-Imperialist League (Lega anti-imperialista Americana) che si oppose all’annessione delle Filippine agli Stati Uniti.

In tempi non sospetti, per così dire, la sua posizione nei confronti della religione era «Io non ho pregiudizi di razza, di casta o di religione. Tutto quel che m’importa sapere di un uomo è che sia un essere umano: questo mi basta… non potrebbe essere niente di peggio»: una posizione straordinariamente, simile peraltro a quella di Jospeh Conrad quando asserì l’inutilità di cercare l’origine del male nel soprannaturale, «poiché l’uomo da solo è capace di ogni nequizia». Facile capire, dunque, come fosse fortemente scettico e anticlericale, cosa evidenziata in opere quali Lettere dalla Terra e Lo straniero Misterioso.

Fortemente attratto dalla scienza, Twain ebbe un rapporto di amicizia piuttosto stretto col fisico serbo Nikola Tesla: il suo interesse, peraltro, si ritrova in un’opera letteraria che non possiamo non definire di fantascienza, fortemente originale e innovativo, quale Un americano alla corte di Re Artù.

In merito all’economia, a parte la citazione di apertura, ad un congresso sindacale ebbe a dire:

Chi sono gli oppressori? I pochi: il re, il capitalista, e una manciata di altri sorveglianti e sovrintendenti. Chi sono gli oppressi? La maggior parte: le nazioni della Terra, personaggi degni di nota, i lavoratori, quelli che producono il pane che l’inattivo dalle mani morbide mangia.

twainfin-1Per quanto concerne invece le opere per cui è universalmente noto, Ernest Hemingway disse: «Tutta la letteratura moderna statunitense viene da un libro di Mark Twain, Huckleberry Finn. (…) Tutti gli scritti Americani derivano da quello. Non c’era niente prima. Non c’era stato niente di così buono in precedenza», mentre William Faulkner scrisse che fu il “primo vero scrittore americano”.

A questo punto, non abbiamo nemmen iniziato a scalfire la punta dell’iceberg dello spessore letterario, intellettuale/filosofico, e nel contempo dell’influenza sulla letteratura/cultura americana e mondiale di Samuel Langhorne Clemens (Florida, 30 novembre 1835 – Redding, 21 aprile 1910), AKA Mark Twain. Oltreutto, ebbe una vita intensa dal punto di vista sociale e personale, segnata da numerosi lutti quali le morti di tre fratelli e altrettanti figli, e da vicissitudini economiche dovute ad investimenti sbagliati, alla bancarotta della sua casa editrice, a cause per plagio intentate e perse, a polemiche sterili ed idiote circa l’incitamento all’odio che sarebbe contenuto proprio in Huck Finn –  in realtà cioè era dovuto all’uso di termini come nigger, che però Twain usò perché rispecchiavano il linguaggio dell’epoca (tutto sommato, la cosa ci ricorda molto da vicino le recenti polemiche su Rocco Schiavone, segno che Odifreddi avrebbe avuto ragione d’esprimersi anche nel Mississippi di fine ‘800, e che l’insipienza è trasversale sia in senso politico che storico).

lkl_7322-copyAutore di una mole letteraria pressoché impossibile da quantificare e nel contempo foriero di riferimenti/citazioni/traduzioni/omaggi/film e quant’altro, Twain nasce come scrittore umoristico e l’umorismo lo terrà legato a sé per tutta la vita, al punto, persino, da essere protagonista in conferenze-spettacolo che si possono a pieno diritto considerare progenitrici della stand-up comedy che nascerà come genere a se stante soltanto decenni dopo. Nondimeno, come abbiamo visto, la vita mise a dura prova Mark Twain e questo si rifletté in afflati di humour nero ovvero di riflessioni cupe sulla natura umana, tanto che a livello personale si sprecò per lui il termine misantropia: questa non gli impedì, in una felice dicotomia contraddittoria, di svolgere un’intensa attività filantropica (e nonostante i già citati dissesti economici), ad esempio occupandosi totalmente della cura e dell’istruzione di una ragazza sordocieca.

25jgoytNon ci è dato sapere, né avremmo modo di operare una valutazione compiuta, fino a che punto il fatto di essere nato e vissuto lungo il corso del Mississippi influenzò la visione disincantata della vita di Mark Twain («chi vive accanto al fiume vede benissimo il confine e non può credere ai miracoli», canta Fiorella Mannoia). Quel che è certo è che una influenza ci fu: per tutta la vita Twain fu strettamente legato al grande fiume, su cui visse un’esperienza giovanile come pilota di battello (tanto che il suo stesso nome d’arte è legato a questa esperienza, riprendendo il grido con cui veniva comunicata la profondità del fiume – Mark Twain, infatti, significa “marca/segna due”, sottintendendo braccia, ossia 12 piedi, cioè un po’ meno di 4 metri che erano una misura di sicurezza). Il fiume, insomma, è un protagonista costante dell’opera e della vita di Twain, nell’Huckleberry Finn e nella morte di un fratello in seguito all’esplosione della caldaia di un battello: viene in mente Proud Mary dei Creedence Clearwater Revival, con i suoi versi «big wheel keep on turnin’» e «people on the river are happy to give».

twainTra le opere più riuscite di Mark Twain vogliamo ricordare il geniale Biglietto da un milione di sterline, divertita quanto feroce critica ad una certa classe sociale, ad un tal prassi economica, ad una disposizione dell’animo umano che porta la quasi totalità delle persone ad una sorta di idolatrico e chiaramente acritico nonché entusiastico apprezzamento verso chiunque dimostri di possedere molto denaro – che sia vero oppure no.

«Le notizie sulla mia morte sono largamente sopravvalutate», disse una volta Twain, dimostrando ancora una volta un atteggiamento dissacrante ed irrisorio anche nei confronti della morte (anni dopo, un altro grande umorista del calibro di Stan Laurel dirà «se osate piangere al mio funerale non vi rivolgerò più la parola»): ma a noi par giusto chiudere con un pensiero (che, affinità elettive tra grandi spiriti, ci ricorda quello di Alda Merini che disse «le mosche sono molte perché la m…a è davvero tanta»), ossia politici e pannolini andrebbero cambiati molto spesso, e per le stesse motivazioni.

E non aveva neppure visto il nostro Parlamento.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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By on aprile 21st, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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