Iggy Pop: settant'anni su questa Terra - "Post Pop Depression"

Iggy Pop: settant’anni su questa Terra – Post Pop Depression

Iggy Pop: settant’anni su questa Terra
Iggy Pop nella sua ufficiale divisa da concerto

Scrivere un articolo per il compleanno di Iggy Pop (James Newell Osterberg Jr., Muskegon, 21 aprile 1947) è una cosa piuttosto strana. Mentre cerco di stendere queste righe e dare loro un senso compiuto, ascolto in sottofondo The Vampire of time and memory della band californiana Queens of the Stone Age, contenuto nell’album …Like clockwork.

Pur sembrando un particolare del tutto irrilevante e soprattutto slegato dall’argomento, in realtà il collegamento c’è ed anche piuttosto significativo. Difatti l’ultimo album di studio di Iggy, Post pop depression pubblicato a metà marzo dell’anno scorso, vede tra le fila dei suoi autori anche Josh Homme, cantante e frontman dei Queens appunto, oltre alla collaborazione alla batteria di Matt Helders, divenuto famoso col gruppo britpop Artic Monkeys.

Post pop depression ha riscosso notevole successo sia in patria che all’estero, dimostrando due cose: la prima che Iggy Pop è un alieno immortale, proveniente da un oscuro satellite orbitante intorno a Giove (se questa affermazione vi richiama alla mente Starman del Duca Bianco David Bowie non è un caso, difatti l’astro inglese del rock è stato importantissimo nella vita e nella carriera di Iggy, collaborando con lui e facendogli da produttore anche nei momenti più bui e disperati); la seconda cosa è che i punk settantenni hanno ancora qualcosa da insegnare, a tutti, musicisti da talent, rapper da blogger, youtubers e agli altri fenomeni che ruotano intorno al grande carrozzone della produzione musicale.

Iggy Pop: settant’anni su questa Terra
La band al completo di “Post pop depression”

L’album solista di James Newell Osterberg Jr, nome che Iggy Pop è costretto ad esibire quando deve chiedere un mutuo o farsi prescrivere una ricetta dal medico, è stato elogiato da tantissime testate: New York Times, Time Chicago Tribune, New York Magazine, Sunday Times UK e molti altri, il magazine BUST lo ha definito “Stellar”, ricollegandoci così alla mia affermazione sull’alieno immortale.

Quello che voglio dire in soldoni è che nel vasto e caotico universo della musica esistono alcune entità che creano intorno a loro dei campi gravitazionali, dei sistemi veri e propri in grado di condizionare l’orbita di chi ruota intono a loro, alle loro vibrazioni. Iggy Pop è una di queste entità. Padre confermato dello stage diving, personalità fondamentale del panorama punk-rock degli anni Settanta e icona vivente, nonostante la tossicodipendenza e le malattie veneree, della filosofia sex drugs and rock ‘n’ roll, Iggy è un vero e proprio mito.

Iggy Pop: settant’anni su questa Terra
Iggy ritratto con l’eterno amico David Bowie

Come si sarà intuito dai miei continui elogi, mi reputo un fan di Iggy, anche se non ho potuto per motivi di anagrafe poter vivere il periodo migliore della sua carriera. Così come d’altronde non ho potuto osservare il momento di maggior fertilità e diffusione del genere punk, al quale sono affettivamente legato. Ciononostante qualche anno addietro ho assistito ad un concerto di Iggy Pop and the Stooges, era l’estate del 2011 e mi trovavo al Passeio Marítimo de Algés di Lisbona, vicino alla Torre de Belém. Durante quelle sere assistetti alle esibizioni di band mondiali come Thirty Seconds To Mars, The Chemichal Brothers e Foo Fighters, ben più giovani di Iggy e soci. Nonostante gli anni in più sulle spalle, ovviamente sempre scoperte, questo mostro del punk ha però regalato un’esibizione con i controfiocchi, cantando, saltando e aizzando la folla a muoversi, da vero punk-rocker. Ho un ricordo splendido di quella sera, così come sono convinto l’abbiano tutti quelli che hanno assistito ad un suo concerto, oltre le generazioni e le stagioni passate.

Ho iniziato questo pezzo sostenendo che è strano dover scrivere un articolo che celebri Iggy. Mantengo questa posizione e mi giustifico col fatto che cercare di riassumere in poco spazio una vita come quella di Iggy Pop è davvero impossibile, praticamente insensato. Così, in occasione dei suoi settant’anni, ho voluto farvi partecipi di questi miei sparsi e confusionari pensieri. In sottofondo ora scorrono le note di Sunday, singolo estratto dall’album Post pop depression, e mentre batto a macchina queste mie parole non posso fare a meno di muovere la testa a tempo. Ennesima dimostrazione che Iggy non è di questo pianeta.

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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By on aprile 21st, 2017 in Articoli Recenti, MUSIC

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