Eleonora Duse: la vita che fu Arte, l'Arte che fu vita

Eleonora Duse: la vita che fu Arte, l’Arte che fu vita, e l’Amore che fu Morte

eleonora duse
E. Duse

Eleonora Duse nasce il 3 ottobre 1858 a Vigevano. Succede un po’ per caso, in una stanza di hotel dove la madre si era fermata solo per partorire. È così che la sua infanzia, come poi tutta la sua vita, non si lega mai ad un luogo specifico. In quegli anni le compagnie teatrali sono ancora nomadi, girovaghe, sempre in viaggio. Figlia di Alessandro Vincenzo Duse (1820-1892) e di Angelica Cappelletto (1833-1906), entrambi attori, Eleonora viene cresciuta in questo mondo. La abituano al palcoscenico sin da giovanissima: ha solo quattro anni quando debutta come Cosetta de I Miserabili. Per farla piangere come richiesto da copione, pare che qualcuno le picchiasse le gambine da dietro le quinte.

Non frequenta scuole, non studia per diventare attrice: eppure, forse per dote naturale, forse per abitudini tramandate sin dalla più tenera età, la Duse diviene una delle più grandi attrici del teatro italiano e internazionale, interprete e influenzatrice di un periodo a cavallo tra due secoli dove il teatro passava dal dramma piccolo-borghese a quel clima tra disillusione e ricerca della verità tipico della letteratura di questo periodo.

È il 1873 quando, a soli quindici anni, la Duse ottiene il primo ruolo stabile nella compagnia del padre, dove ricoprirà i ruoli della donna ingenua. Ma la sua carriera si slega presto dalla tradizione famigliare ed è nel ’75 che diviene la seconda donna nella compagnia Pezzana – Brunetti.

Il primo grande successo arriva nel 1879 quando interpreta la Teresa Raquin nell’omonima opera di Zola: da lì in poi la Duse diviene un’attrice professionista, e a ventitré anni è già prima attrice, mentre a ventinove capocomica. Ma Eleonora non è solo una bravissima interprete. È lei che decide quali attori assumere, il repertorio, ogni singolo dettaglio della produzione, compreso l’aspetto finanziario. Sono i drammi di Dumas, Renan, nonché del suo connazionale Verga a portarla al successo assieme agli autori che decide di rappresentare. La sua sensibilità si avvicina alle nevrosi di un periodo storico controverso, in cui si trova a fronteggiare il dramma femminile del padre padrone che non accenna a abbandonare nemmeno le moderne donne del Novecento: non è un caso che brilla in Casa di bambola di Ibsen (1891) o La signora delle camelie di Alexander Dumas figlio, con cui collabora spesso.

È il 1888 quando, a Roma, scende dal palco del teatro Valle dopo aver interpretato proprio la Margherita dell’opera di Dumas figlio, che un appena trentenne D’Annunzio sbuca da un angolo urlandole «Oh grande amatrice!». La Duse scappa spaventata, ma quel fugace incontro, sublime nel suo essere tanto spaventoso quanto intrigante, sarà solo la prima scintilla di un rapporto destinato a cambiare la sua vita in toto, dal palco al privato.

eleonora duse
La Duse e D’Annunzio

Nel 1892 il Vate utilizza la sua migliore arma di seduzione: antepone una dedica Alla divina Eleonora Duse alle sue Elegie Romane.

Il cuore di Eleonora ancora tentenna, consapevole della fama di quello scrittore passionale e libertino: ma nel 1894, all’hotel Danieli di Venezia, nella città decadente per eccellenza, la Duse e D’Annunzio si ritrovano a consumare di passione le notti lacustri.

La loro storia dura diversi anni, ma senza mai un vero esito concreto, anzi: col passare del tempo Gabriele è sempre meno interessato a lei, che sempre di più si annulla nell’amore per lui, fino a perdonargli tutto. Lei sovvenziona le sue opere teatrali, lei si impegna per dare il massimo a quell’amore così a senso unico, tradito e traditore, pieno di silenzi colmi dei pettegolezzi dei giornali.

Il sogno di un mattino di primavera, La Gioconda, Francesca da Rimini, La città morta, La figlia di Iorio: sono le opere che D’Annunzio scrive e la Duse recita, allestisce, sovvenziona. Al pubblico le opere non piacciono, Eleonora è sul lastrico.

Nel 1900 esce il romanzo Il Fuoco, in cui i riferimenti autobiografici alla loro storia sono così lampanti da risultare denigranti per la grande attrice: quell’amore in cui l’uomo vive di lussuria e storielle e la donna invece rimane a casa a consumarsi d’amore sono lo specchio letterario della loro storia, in cui i tradimenti non sono solo quelli di letto.

Nel 1896 Gabriele scrive La ville morte, opera curata e scritta per la Duse. Salvo scegliere all’ultimo Sarah Bernhardt, lasciando all’amante e attrice il vile compito di sovvenzionare l’ennesimo capriccio di quell’uomo così complicato, folle, sdegnato e sdegnoso.

eleonora duse
E. Duse

È il 1909 quando l’attrice si ritira dalle scene e non apparirà fino al 1916 dove recita nella pellicola Cenere, film muto diretto da Febo Mari e tratto dall’omonimo romanzo di Grazia Deledda. Ritorna sulle scene nel ’21 con La donna del mare e ricomincia la vita di tournée mondiali e fama.

Eleonora Duse muore il 21 aprile del 1924 a Pittsburgh, proprio nel mentre di una lunga tournèe statunitense. Secondo il suo volere, viene sepolta nel cimitero di Asolo.

Dopo la sua morte, quel Gabriele, quell’autore italiano che doveva la sua fama a lei, pare abbia sussurrato «muore l’unica che non meritai mai». Il dolore struggente per la morte dell’attrice, vissuto in quel modo teatrale e esagerato tipico dello scrittore, lo porta a tenere un busto della Duse nello studio ove era solito lavorare. Ancora oggi, la statua spicca sulla sua scrivania, ricoperta da quel Velo con cui evitata di vedere lo sguardo dell’amata che così poco, e malamente, aveva accompagnato nella sua vita.

Le mani sui fianchi, la passione e la commistione tra il personaggio e la donna, quella donna che sedeva spesso con le gambe aperte e le mani appoggiate sulle ginocchia sui palchi di tutto il mondo: l’immagine forte e rivoluzionaria di Eleonora Duse ha cambiato il teatro, il suo pubblico e le opere che interpretava, donando nuova vita a quelle donne logorate dal passare di un secolo.

Ad oggi, rimane una delle più famose e importanti attrici del mondo.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
By on aprile 21st, 2017 in Articoli Recenti, Marta Merigo, Visual & Performing ARTs

RELATED ARTICLES

Leave Comments

17 − 3 =

Su Facebook

Su Instagram

Su Twitter