“Pinocchio nel cuore di Napoli”: un viaggio tra le opere di Aldo Capasso e Riccardo Dalisi

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Pinocchio nel cuore di Napoli: un viaggio tra le opere di Aldo Capasso e Riccardo Dalisi

Pinocchio nel cuore di Napoli è un interessante itinerario attraverso i tanti volti e le tante forme che Pinocchio ha assunto nei decenni. Il percorso-laboratorio, curato da Anna Maria Laville e realizzato in collaborazione con l’associazione Semi di laboratorio e Mannlart, mira a riqualificare il complesso dell’Annunziata nella sua istanza più autentica: la cura dell’infanzia. La storia del burattino diventa l’emblema della struttura nella sua costante attenzione ai bambini e nel suo legame con il territorio.
I visitatori vengono accompagnati in questo percorso dai membri dell’associazione culturale Mannlart, strettamente legata alla città ed impegnata a promuovere con visite ed eventi un patrimonio quanto mai vasto e troppo spesso sconosciuto, come quello di Napoli.

L’esposizione si inserisce nel calendario dell’iniziativa Maggio dei monumenti, il cui protagonista assoluto quest’anno sarà Antonio Totò de Curtis, in occasione dei cinquant’anni dalla sua scomparsa.

Le opere di Riccardo Dalisi e Aldo Capasso sono le protagoniste indiscusse della mostra. Dalisi con le sue monumentali sculture in latta, i Totocchi, ibridi tra Pinocchio e Totò, anima lo spazio espositivo. Nella sua ricerca artistica, il famoso architetto partenopeo ha fatto delle tradizionali caffettiere napoletane il suo mezzo espressivo, plasmando la latta per restituire l’iconica immagine di Pulcinella, Totò e del già citato burattino: una sperimentazione intrapresa negli anni ’80 ancora attuale e capace di raccontare la Napoli di oggi.

Originale e per molti aspetti unico nel suo genere, è il punto di vista proposto da Carlo Capasso con i suoi assemblaggi di disegni, riproduzioni e testimonianze varie dedicate a Pinocchio, raccolti in quadretti o collocati sotto suggestive campane di vetro, quasi a creare una profana versione del presepe.

Pinocchio è dunque diversamente protagonista delle opere dei due artisti, accomunati anche dal legame e dall’impegno con la struttura che li ospita.

Salendo di qualche piano si può accedere alla sezione didattica dove figurano dieci personalissime declinazioni dell’archetipo collodiano, date da altrettanti illustratori, in un arco temporale che va dal 1901 ad oggi: Carlo Chiostri, Attilio Mussino, Luigi e Maria Augusta Cavalieri, Vsevolod Nicouline, Benito Jacovitti, Lorenzo Mattotti, Roberto Innocenti, Emanuele Luzzati, Andrea Rauch, Guido Scarabottolo.

Il percorso seppur breve ed essenziale nell’allestimento, rappresenta un’interfaccia con il pubblico indispensabile per esprimere il bisogno di continuità con la tradizione e la storia di una parte della città che fatica ad affermare la propria rinnovata identità culturale. Non a caso il tema di questo progetto è il fantomatico burattino collodiano, personaggio largamente speculato ma ancora attuale ed aperto a nuove interpretazioni. Pinocchio, anch’egli alla ricerca della sua identità e nel suo percorso di crescita, scopre quanto sia difficile saper scegliere il bene ed adattarsi ai cambiamenti. Ecco come l’intento pedagogico di Collodi diventa calzante al contesto e alla storia del complesso dell’Annunziata che, necessita di integrarsi con nuovo contesto sociale, di cambiare la sua forma e di riscrivere la sua sorte.

Questa mostra è un appuntamento da non perdere soprattutto per i più piccoli, che possono usufruire dei laboratori, ma anche per quegli adulti che decidono di dare una possibilità a un progetto di riqualificazione, riscoprendo l’amato burattino oltre che un quartiere oscurato dalla cronaca.

L’invito è quello di non fermarsi all’apparenza modesta ma di lasciarsi guidare dai volontari di Mannalart nel percorso, per scoprire come quando cambia la prospettiva, anche quello che ci è familiare può  raccontarci qualcosa di nuovo.

Pinocchio nel cuore di Napoli
A cura  di Maria Laville
Salone delle Colonne del Complesso monumentale SS. Annunziata, Napoli
Dal 8 aprile al 30 giugno 2017

 

Martina Conte per MIfacciodiCultura

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