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Edie Sedgwick: la bellezza e la sofferenza delle donne di Andy Warhol

Andy Warhol e Edie Sedgwick
Andy Warhol e Edie Sedgwick

Nei ruggenti anni Sessanta New York era diventata il nuovo centro dell’Arte contemporanea, con un vero e proprio sistema di mercato ed eventi mondani, alla cui formazione concorse uno dei più importanti artisti del periodo: Andy Warhol. Infatti il padre della Pop Art arrivò a creare un elemento di “perturbazione” nella scena culturale newyorchese tramite la Factory. Attiva dal 1962 al 1968, essa consisteva in un luogo di autentica libertà creativa, nel quale chiunque potesse esprimere appieno la propria personalità andando contro i tabù del tempo. Si avevano così manifestazioni della propria sessualità senza inibizioni, alternate ad attività di ripresa cinematografica e di produzione pittorica. In questo contesto l’insieme dei partecipanti era variegato: intellettuali, musicisti, scrittori, esponenti dell’alta società, drag queen, artisti. Ma soprattutto, modelle e attrici, nonché le donne. Infatti per Andy Warhol le donne e la femminilità in generale, rapportate a se stesse e al nascente sistema delle celebrities della New Hollywood, divennero nei ’60 il fulcro della sua Arte, nonché della sua vita. E proprio oggi si celebra l’anniversario della nascita di una delle figure femminili più importanti per l’esistenza di Warhol, ossia Edie Sedgwick.

Nata il 20 aprile 1943 a Santa Barbara (California, USA), ebbe un’infanzia difficile a causa della propria famiglia allargata, con cui viveva in un ranch. Non a caso si ritrovò a soffrire di gravi disturbi alimentari a 19 anni, per poi uscirne dopo un lungo ricovero. A quel punto si trasferì nel 1964 a New York, dove ebbe occasione di conoscere il cantante Bob Dylan, con cui intrattenne una relazione in quel periodo.

Ma a cambiare radicalmente la vita di Edie fu l’incontro, a una festa, di Andy Warhol. Quest’ultimo, nonostante la propria sostanziale omosessualità, si ritrovò folgorato dalla conoscenza di Edie, arrivando a dichiarare:

È una persona che mi ha affascinato più di qualunque altra abbia mai conosciuto. […] L’attrazione che ho provato nei suoi confronti è stata molto probabilmente un qualcosa vicino a un certo tipo di amore.

Andy Warhol e Grace Jones
Andy Warhol e Grace Jones

Non a caso, l’artista arrivò a trattare la ragazza come la “regina della Factory”, facendola partecipare a numerose produzioni cinematografiche sperimentali, che creava a ritmi incessanti imitando il taylorismo e il feticismo delle merci della nuova società di massa: si pensi per esempio a Poor Little Rich GirlCiao! ManhattanKitchenBeauty#2.

Peccato che ben presto lo sfruttamento per finalità artistiche della ragazza, come accusarono varie sue conoscenze storiche (come l’ormai ex-fidanzato Bob Dylan), la portarono nuovamente nel tunnel della malattia mentale, favorito anche dal ritorno dell’anoressia e dall’uso continuo di droghe pesanti. A causa di questo, Edie Sedgwick fu costretta ad abbandonare la Factory nel 1968 per finire ricoverata in vari ospedali psichiatrici. In uno di questi conobbe, nel 1969, la sua ultima frequentazione: un dottore, con cui si sposò nel 1971. Ultima frequentazione, perché probabilmente il riaffiorare del passato difficile la condusse il 16 novembre 1971 al suicidio tramite un overdose di farmaci sedativi.

Andy Warhol, Serigrafia di Liz Taylor (sx) e di Marilyn Monroe (dx), 1962
Andy Warhol, Serigrafia di Liz Taylor (sx) e di Marilyn Monroe (dx), 1962

Ma questa esperienza tragica non deve offuscare l’importanza che la Factory ha avuto per le donne che l’hanno popolata. Infatti, nonostante il carattere freddo e apparentemente privo di compassione di Andy Warhol, tutto si poteva dire tranne che fosse un maschilista. Questo spazio di libertà creativa e radicalismo sessuale costituì una chiara opportunità per molte donne di sfondare gli stereotipi di genere associati alla femminilità, attaccando direttamente la società fortemente patriarcale del tempo. Si pensi alla modella tedesca Nico, che divenne presto cantante del gruppo voluto da Warhol The Velvet Underground affrontando tematiche di decadenza e inquietudine, un tempo di “proprietà intellettuale” quasi esclusivamente maschile. Oppure Grace Jones, modella e cantante giamaicana che si ritrovò a sua volta a dare voce al superamento del concetto tradizionale di genere, tramite la propria ostentata androginia, e agli eccessi dell’edonismo degli incipienti anni Ottanta.

Pertanto il rapporto di Andy Warhol con le donne era caratterizzato da un amore sincero e complesso, al di là del banale erotismo eterosessuale. Un rapporto che si può rintracciare anche nelle innumerevoli serigrafie di celebrità come Liz Taylor e Marilyn Monroe: opere riprodotte all’infinito di profili dalla bellezza superficiale, con i colori alterati e le campiture marcatamente bidimensionali. Una bellezza, che però sottendeva una grande sofferenza, essendo rispettivamente serigrafie create in corrispondenza della malattia e del suicidio.

Una scelta estetica, che rispecchiava pienamente la relazione di Warhol con le donne. Una relazione bella, ma sofferente.

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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By on aprile 20th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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