Dalí Experience a Bologna: ultimi giorni del un viaggio tra sogno e realtà

Dalí Experience a Bologna: ultimi giorni del un viaggio tra sogno e realtà

Per gli appassionati di arte, c’è a Bologna un’opportunità da non perdere: fino al 7 maggio le mura seicentesche del Palazzo Belloni ospitano la mostra Dalí Experience, un percorso interattivo attraverso 200 opere provenienti dalla collezione The Dalí Universe. Il nome della mostra sembra promettere un’immersione totale nel mondo surreale dell’artista spagnolo, un’esperienza non solo visiva, ma anche uditiva, emozionale e conoscitiva. Noi di ArtSpecialDay siamo andati a visitarla e l’impressione è stata assolutamente positiva. Nella mostra, infatti, la multimedialità non sostituisce l’opera d’arte (come in Klimt Experience) ma proiezioni, luci e schermi interattivi affiancano e valorizzano le opere originali.

Superata la porta di ingresso, si è avvolti da un’inaspettata penombra da cui emerge, quasi ad accogliere gli spettatori, la statua dorata di un corpo esile, con la gonna a ruota e il capo sostituito da un mazzo di fiori, che pare un’adolescente nell’atto di saltare la corda. È Alice nel Paese delle Meraviglie, la protagonista di una delle letture preferite da Dalí , a cui dedicò sculture e una serie di litografie. Alice, bambina eterna con la sua ingenuità e l’irrazionalità infantile sembra invitarci ad entrare in un nuovo Paese delle Meraviglie dove le logiche si perdono. Ed è così che si è introdotti in una saletta dove una miriade di occhi proiettati sulle pareti muovono disordinatamente le loro pupille, scrutando e disorientando il visitatore. Da qui il percorso si articola attraverso i maggiori temi affrontati da Dalí, tutti legati una costante: il problema dell’oscurità dell’inconscio evidenziato dagli studi di psicanalisi. L’uomo non è padrone di gran parte della propria coscienza, che tuttavia può rivelarsi nei sogni: da qui la figura della donna a cassetti, simbolo del desiderio sessuale che secondo le teorie di Freud si nasconde nell’ambivalenza dell’inconscio, ma anche del tentativo della mente di ordinare la realtà. A Freud, che ebbe occasione di conoscere di persona, Dalí dedicò alcune delle opere esposte. Il grande psicanalista è rappresentato sempre sotto forma di lumaca, in quanto il giorno del loro primo incontro una grossa lumaca su una bicicletta suscitò l’interesse dell’artista. Era inoltre affascinato dal suo rovesciamento della pelle e dello scheletro e dalla sua lentezza.

La lumaca è solo una piccola parte del bestiario simbolico di Dalí: come nelle favole di La Fontaine, a cui dedica una serie di quadri, gli animali dell’universo di Dalí diventano correlativi simbolici di altro, in questo caso non valori morali ma deformazioni psicanalitiche, come gli esseri che compaiono nei sogni. L’elefante, ad esempio, ispirato dall’Obelisco della Minerva del Bernini, è una figura paradossale in quanto la pesantezza del corpo contrasta con l’esilità delle zampe che tuttavia riescono a sorreggerlo. Altro animale molto caro a Dalí è la formica, da lui definita “essere superiore”: essa divora le carcasse e divorando la morte si appropria del suo senso e del senso del tempo che consuma ogni cosa.

Alla fine, è dedicata un’intera sala al tempo: una grande proiezione di un orologio dal ticchettio irregolare sovrasta sculture di orologi molli. Come nei sogni, il tempo per Dalí è liquido, non inquadrabile nel “prima” e nel “dopo” ma soggetto a improvvisi vuoti o eterni ritorni.

Le opere di Dalí mostrano una grande cultura filosofica, artistica e letteraria: molto interessanti sono le litografie dedicate alle figure mostruose narrate da Rabelais nel suo Gargantua e Pantagruel ed i disegni ispirati al Decameron di Giovanni Boccaccio. I tratteggi nervosi e colori sgargianti delle litografie ci portano in un mondo popolato da orrendi Priapi con la testa di animali, mentre le linee morbide di corpi femminili nudi evidenziano i comportamenti maliziosi di molti personaggi boccacceschi, in tensione tra il desiderio sessuale e l’incombenza della morte per la peste. Appassionato di cultura classica, Dalí rielabora gli stilemi statuari della Venere in molti modi.  Nella Space Venus in bronzo patinato il busto classico è tagliato da una fenditura, tanto da dare l’impressione che la statua si regga precariamente. Tuttavia dal taglio emerge un uovo dorato: la bellezza della carne è destinata a frantumarsi, ma da essa nasce una nuova bellezza eterna, la bellezza nell’arte.

Alla fine del percorso si esce dalla mostra storditi come dopo un sogno, pieni di domande su sé stessi come dopo una seduta di psicanalisi e più attenti alle corrispondenze surreali tra la dimensione onirica e il mondo reale.

Dalí Experience
Palazzo Belloni, Bologna
Dal 25 novembre 2016 al 7 maggio 2017

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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By on aprile 20th, 2017 in Articoli Recenti, Mostre, Visual & Performing ARTs

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