Fernando Botero, l'artista dei corpi enfatizzati, sensuali ed idealizzati

Fernando Botero, l’artista dei corpi enfatizzati, sensuali ed idealizzati

Fernando Botero: l'artista colombiano dei corpi enfatizzatiSoggetti corpulenti raffigurati con forme sontuose, dolci, e morbide che trasmettono un senso di tranquillità, rimanendo impressi nella mente per la loro grottesca abbondanza: sono queste le caratteristiche che contraddistinguono le opere del grande Fernando Botero, un artista fuori dagli schemi nel panorama artistico odierno.

Botero nasce a Medellín il 19 aprile del 1932 ed è oggi un tassello fondamentale dell’arte colombiana: è uno dei più grandi artisti della sua terra natia, sebbene non sempre sia stato apprezzato e compreso dai conterranei. Nonostante ciò, ha sempre dimostrato di avere un profondo legame con le sue origini, tanto da dichiarare di non aver mai dipinto nulla di diverso dal mondo come lo conosceva a Medellín: questa è una chiave di lettura importante per interpretare le sue opere, tanto influenzate dal barocco sudamericano. Di notevole importanza per la sua formazione è però anche il suo primo viaggio in Europa, compiuto a 21 anni: Botero è infatti un artista sudamericano pienamente inserito nel panorama artistico europeo. Soggiorna in Spagna, dove conosce le opere di Goya e Tiziano, si reca poi Parigi, dove riflette sull’avanguardia francese e giunge ad un deciso rifiuto di essa, successivamente arriva in Italia, entrando così in contatto con il Rinascimento italiano e appassionandosi ad artisti come Giotto, Andrea Mantegna ed altri autori della scuola toscana, di cui riprodurrà diverse opere.

Al rientro in patria, iniziano però le ostilità nei suoi confronti, poiché l’ambiente artistico colombiano è ancora molto influenzato dall’avanguardia francese, da lui respinta. Si trasferisce quindi in Messico, dove la sua arte attraversa un momento cruciale: qui sperimenta le irreali espansioni e le dilatazioni di volume che ne contraddistinguono le opere. A Washington scopre invece un altro elemento fondamentale per la sua personalità artistica, ossia l’espressionismo astratto. Soggiorna successivamente anche a New York, migrando poi nuovamente verso l’Europa, tornando a Parigi. Qui si dedica quasi esclusivamente alla scultura, le cui forme mostrano caratteristiche molto simili a quelle delle sue opere pittoriche: figure opulente, dilatate, grottesche. Assecondando questo particolare interesse per la scultura, l’artista si trasferisce a Pietrasanta, nei pressi di Lucca, dove collabora con le fonderie della città, le poche a dargli risultati soddisfacenti per le sue opere.

Fernando Botero sostiene che l’impulso a realizzare un’opera d’arte debba emergere da una necessità proveniente dall’intimo dell’artista, che spinge inesorabilmente verso una figura frutto di una personale idealizzazione. La stesura del colore, nelle pitture dell’artista colombiano, è contraddistinta da una tonalità tenue, priva di esaltazioni e con pennellate sinuose, che danno vita a campiture spesso uniformi e lisce, senza evidenti alterazioni di tono. Ne sono un esempio le ombreggiature, quasi impercettibili e al massimo accennate in quanto, a suo dire, una differenziazione cromatica troppo forte sporcherebbe l’idea di colore che desidera trasmettere.

Anche nelle sculture, solitamente bronzee, che rappresentano per lo più animali e figure umane, le basi concettuali appaiono sempre le medesime: fra le tante possiamo ricordare la paloma dell’aeroporto di Firenze, il gatto a Barcellona, la mano a Madrid, e varie figure di donne distese.

Fernando Botero, l'artista dei corpi enfatizzati, sensuali ed idealizzatiI quadri “dilatati” di Botero creano meraviglia e stupore, strappandoci in alcuni casi un sorriso, specialmente se si tratta di opere celeberrime rivisitate, come la Gioconda e la Dama con l’ermellino di Leonardo o i Duchi di Urbino di Piero della Francesca. I soggetti che l’artista rappresenta sono davvero molteplici e immortalati nei momenti più disparati: donne che si asciugano i piedi nella vasca da bagno, che mangiano banane con abiti intimi, che indossano abiti da sposa, che danzano in tutù, che giocano a carte senza veli, che posano nude per un artista; ma anche semplici pic-nic, cardinali che pregano, famiglie riunite, uomini con abiti femminili, coppie in procinto di avere rapporti sessuali. Nulla sfugge alle rappresentazioni bizzarre dell’artista, neppure le immagini sacre: sono famose le opere in cui egli ripercorre tutti i passaggi della Via Crucis, passando dalla flagellazione, fino alla crocifissione e alla deposizione. Forse questi quadri suscitano sentimenti contrastanti dovuti allo stile grottesco usato dall’artista per raccontare gli episodi sacri cardine della cristianità, ma vogliono tuttavia esulare da qualsiasi intento satirico e narrare gli avvenimenti con il dovuto rispetto, mescolando il racconto biblico con le realtà latinoamericane. Stesso discorso vale per il ciclo di opere Abu Ghraib, dove l’artista denuncia gli orrori delle carceri e le torture subite dai detenuti.

Fernando Botero ha dunque dimostrato nel corso della sua carriera di poter adattare il proprio stile, così personale e per certi versi bizzarro, a qualsiasi rappresentazione, senza far mai mancare la componente determinata dalle forme abbondanti e sontuose, capaci di trasmettere un senso di tranquillità pur rappresentando scene drammatiche e crudeli: non si preclude dunque di affrontare alcuna tematica, ma utilizza un linguaggio poco convenzionale per riflettere sui problemi del mondo e della contemporaneità.

Adele Pittorru per MIfacciodiCultura

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By on aprile 19th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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