L'altro volto della speranza: Aki Kaurusmäki e l'equilibrio della drammatica commedia

L’altro volto della speranza: Aki Kaurusmäki e l’equilibrio della drammatica commedia

L'altro volto della speranza
Khaled (Sherwan Haji) in attesa del futuro

Il nuovo film del regista finlandese Aki Kaurusmäki, Toivon tuolla puolen (“tradotto” in italiano col titolo L’altro volto della speranza) ha lasciato diversi interrogativi, come un retrogusto amaro, poco piacevole. La pellicola ha vinto L’orso d’oro all’ultimo Festival di Berlino per la regia e senza dubbio Kaurusmäki ha dimostrato, come ormai da diversi anni, di prestare particolare attenzione a questo aspetto cinematografico.

L’altro volto della speranza è a tutti gli effetti frutto del suo lavoro intellettuale, sia la produzione che la sceneggiatura, oltre ovviamente la regia, portano la sua firma. In questa sua completa dedizione alla pellicola quindi il regista sembra non voler lasciare nulla al caso, o al giudizio di altri: questo aspetto, questo controllo, emerge fortemente nelle sequenze del film, partendo innanzitutto dall’inquadratura, sempre fissa, stabile, mai indecisa. Nessun movimento di macchina intacca il perfetto equilibrio del profilmico, tutto ciò che si anima all’interno del quadro cinematografico è ripreso in modo stabile, senza sbavature, tremolii o sussulti del minimo genere, aspetto che, sinceramente, non è che da apprezzare in un momento del cinema in cui la shakycam regna indiscussa nella maggioranza dei film.

L'altro volto della speranza
Nighthawks (I nottambuli) di Edward Hopper

L’immobilità delle scene, come accade spesso di constatare, ha suggerito alla mia fantasia una derivazione pittorica. La scena in cui Khaled (Sherwan Haji), immigrato Siriano in fuga dai bombardamenti di Aleppo, si trova seduto al banco di un locale di Helsinki, rivolto verso la vetrata che indirizza lo sguardo alla strada, appare un richiamo a quella magistrale rappresentazione che è Nighthawks (I nottambuli) di Edward Hopper. Anche qui come nel dipinto, la sensazione si prova nel vedere i personaggi dentro il locale da una prospettiva esterna è stata quella di un acquario. Khaled appare come chiuso in un mondo diverso da noi, dall’occhio della macchina da presa: esposto in vetrina, placido nonostante la situazione di estremo disagio in cui si trova a vivere, nonostante la stridente ironia del cantante di strada finlandese (in stile country) che intrattiene i passanti e che, illuminato come su di un palcoscenico, volta le spalle a lui, al suo mondo sommerso, rinchiuso dietro un vetro.

L'altro volto della speranza
Il Libération Army Finland accerchia Khaled

Un’altra scena estremamente pittorica è quella che vede Waldemar Wikstrom (Sakari Kuosmanen) seduto al tavolino del locale decadente che ha appena acquistato, abbandonando moglie e lavoro, alla ricerca della vita, lontano dalla sopravvivenza che sembra regnare tra gli abitanti di quella città. Il protagonista è disperato, seduto ad un tavolo spoglio adorno di una tovaglia bianca, con la parete di fondo blu e una luce di taglio da destra verso sinistra: questa sequenza appare effettivamente come disegnata. Rappresentazione in movimento, per quanto minimo, della cruda e triste ironia del regista, è un omaggio alla pulizia dell’immagine che regna nell’estetica del Nord e che ha influenzato la storia del cinema dai tempi di Robert Bresson.

Giunto fino a qui voi potreste obiettare agli interrogativi dal retrogusto amaro che hanno aperto questa mia breve considerazione. Perché se non gli è piaciuto sta incensando così il film? Come credo capiterà anche a voi se deciderete di vedere la pellicola di Kaurusmäki, la sensazione di fondo che accompagnerà tutta la vicenda è quella di incompiutezza, un perché generale che non vi lascerà mai, neanche una volta che sarete usciti dalla sala. Non mi riferisco direttamente alla vicende narrate, dopotutto è stato lo stesso regista a confessare di voler fare un film di tendenza, ben definito dall’ambito del problema dell’immigrazione, tanto da essere marcatamente moralizzante. Questa parte del film è estremamente chiara, credo che in pochi non la comprenderebbero. A chi la cosa dovesse risultare difficile consiglio di osservare con attenzione il frame dove si leggono le scritte sui giubbotti del Liberation Army Finland e il rapporto che i proprietari dei suddetti hanno nei confronti del protagonista. L’altro volto della speranza è un film contro i pregiudizi stereotipati, verso quelle rappresentazioni degli immigrati come vittime o come arroganti clandestini.

L'altro volto della speranza
Waldemar Wikstrom (Sakari Kuosmanen) schiera il proprio personale di sala

Quello che mi lascia perplesso è il fatto che nel film di Kaurusmäki tutto accada e basta, tranquillamente, in equilibrio. Forse perché ho una predilezione per lo sbilanciamento emotivo, ma credo che questo modo di porre l’azione così immanente sia fortemente frustante. Tutto accade nei film del regista finlandese, come ha scritto prima e meglio di me Augusto Sainati, non serve cercare motivazioni o precedenti, i famosi perché di cui vi parlavo. I personaggi si trovano in quelle situazioni perché devono esserci, senza neanche tendere troppo al tema della fatalità, della predestinazione.

Nel complesso penso che Toivon tuolla puolen sia un buon film. Curato, pulito e denso. Permette allo spettatore di concentrarsi sulle immagini senza essere sopraffatto dall’azione, aspetto che concede alla nostra sensibilità di allontanarsi dagli infiniti superheromovies che affollano le sale, letteralmente. La pellicola è categorizzata come una dramma-commedia, anche se credo che le categorie qui vengano un po’ a cadere. Forse l’unica sensata sarebbe Kaurusmäki.

Il mio personale consiglio è quello di guardarlo in compagnia. Trovate qualcuno che abbia abbastanza passione come voi per il cinema e col quale potrete una volta fuori dalla sala discutere, sono sicuro che qualcosa di costruttivo verrà fuori.

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
By on aprile 18th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

RELATED ARTICLES

Leave Comments

18 − tredici =

Su Facebook

Su Instagram

Su Twitter