La basilica di San Pietro: secolare magnificenza che non smette di stupire

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La basilica di San Pietro: secolare magnificenza che non smette di stupire

imagesEra il 18 aprile 1506 quando sotto lo sguardo di Papa Giulio II veniva posta la prima pietra, ma era il 18 novembre 1626 quando Urbano VIII consacrava la più grande chiesa del mondo, spesso definita “centro del cattolicesimo“, dopo 120 anni dall’inizio dei lavori: San Pietro.

La basilica ha però radici ben più antiche, che affondano nella storia dell’Impero Romano, all’epoca di Costantino (274 – 337), imperatore di rilevante importanza nella storia del Cristianesimo. Fu proprio costui infatti a progettare la costruzione di una serie di edifici in tutti i luoghi sacri della Palestina e di Roma: tra questi vi era il luogo in cui era stato sepolto l’apostolo Pietro, dove fu collocata la basilica. Oggi è possibile solo immaginare l’imponenza di questo edificio, immortalata soltanto in alcune raffigurazioni artistiche: l’impianto, arricchito nel corso dei secoli con preziose opere d’arte, era suddiviso in cinque navate con copertura lignea ed era dotato di 120 altari di cui 27 dedicati alla Madonna.

Nel Rinascimento, sotto il pontificato di Niccolò V, si pianificò una prima sostanziale riforma della struttura, che però non venne mai portata a termine. Il progetto riprese forza intorno al 1500, grazie a Giulio II della Rovere, che intendeva fare della basilica la grandiosa cornice della sua sepoltura e affidò ai lavori all’architetto Bramante e all’artista Michelangelo: è a questo periodo che risale il celebre disegno di presentazione noto come Piano di pergamena, secondo il quale la tomba sarebbe stata collocata in asse con l’altare maggiore e al centro della cupola della basilica. Il progetto di Bramante segna un momento cruciale nella storia dell’architettura: la costruzione della cupola e l’articolazione dello spazio erano ispirati rispettivamente all’arte greca e a quella romana. Inoltre, la costruzione della nuova basilica avrebbe inoltre rappresentato la più grandiosa applicazione degli studi intrapresi da grandi teorici dell’architettura e soprattutto da Leonardo da Vinci per chiese a pianta centrale, ispirate alla tribuna ottagonale della cattedrale di Firenze.

roma-basilica-di-san-pietro_internoPer poter eseguire tali lavori, Bramante face demolire parte dell’antica basilica, con la disapprovazione di molti, tra cui lo stesso Michelangelo e persino il filosofo Erasmo da Rotterdam. Martin Lutero vide i lavori in corso nel suo viaggio a Roma intorno al 1510: la sua polemica contro il gigantismo del progetto e lo scandalo delle indulgenze, concesse da Giulio II ai finanziatori dei lavori, ebbe un ruolo nella nascita della Riforma Protestante.

La morte di Bramante nel 1514 segnò l’inizio di una fase di sostanziale interruzione dei lavori: in questo periodo più architetti si susseguirono, tra cui Raffaello Sanzio, il cui progetto si basava su una pianta a croce latina. Nel 1538 l’architetto Antonio da Sangallo il Giovane riprese i lavori con l’intenzione di realizzare una basilica che fosse una sintesi della soluzione a pianta centrale di Bramante e di quella a croce latina di Raffaello. A seguito dell’intervento di Sangallo, dell’antica basilica rimase soltanto una parte della navata.

Quando nel 1546 gli subentrò Michelangelo, il progetto torna almeno in parte all’idea di Bramante di una pianta centrale. L’artista, nei diciassette anni alla guida del progetto riuscì a lasciare un indirizzo effettivo e immutabile: egli, infatti, avviò il cantiere in diversi punti della basilica, così da obbligare i suoi successori a continuare la costruzione secondo la sua concezione. Fondamentale il ruolo della cupola progettata da Michelangelo: essa, infatti, rafforzava la centralità della pianta, ma insieme presentava elementi di spiccata originalità e autonomia rispetto al progetto di Bramante.

Tuttavia, anche in questo caso vi furono molte critiche sull’operato di Michelangelo, avanzate soprattutto dai sostenitori di Sangallo, il cui progetto era stato stravolto dall’artista nel 1551 un crollo dovuto ad un errore tecnico del capomastro di Michelangelo non fece altro che gettare benzina sul fuoco, rallentando tra l’altro l’andamento dei lavori. Nel 1562 l’artista, ormai prossimo a morire, presentò le dimissioni.

basilica-di-san-pietro-dal-tevereNel 1603 papa Clemente III affidò il completamento della basilica a Carlo Maderno, che trasformò la pianta di Michelangelo in una pianta a croce latina, influenzato anche dal clima della Controriforma; come è stato osservato, si trattava di una tipologia capace di ospitare un maggior numero di fedeli, che trasformava la chiesa in uno “strumento di culto di massa”.

Il 18 novembre 1626, quindi, la basilica di San Pietro fu finalmente consacrata da Papa Urbano VIII e divenne un luogo centrale nella storia del Cattolicesimo, la cui storia si intreccia con quella di grandi personalità a cui dobbiamo molto della bellezza del nostro Paese. Storie di luoghi come la Basilica di San Pietro hanno il potere di richiamare alla memoria l’essenza della nostra nazione, definita da viaggiatori e pensatori di ogni tempo “giardino d’Europa”: un giardino di cui dobbiamo tornare a prenderci cura, perché creare bellezza è possibile e custodirla è necessario.

Mariateresa Natuzzi per MIfacciodiCultura

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