Musigrafia: la geografia delle nazioni a suon di musica

MusigrafiaEsiste una geografia convenzionale, una geografia politica, una artistica. Ma cosa succede quando la geografia e la topografia incontrano la musica?
La musigrafia è un incrocio particolare: è un’idea nata da un gruppo di designer londinesi (lo studio di design Dorothy) che ha pensato bene di realizzare un’info-grafica poco convenzionale, assegnando a ciascun paese del nostro globo una canzone rappresentativa.

Non si tratta di canzoni realizzate o composte necessariamente nel paese specifico, quanto di brani mirati a ricordare peculiarità di Stati, luoghi, regioni o, più semplicemente, volti a rappresentare un lato mai considerato di questi luoghi.

Si è spesso pensato di raccontare la storia della musica o del suono, senza tenere minimamente in considerazione che al di là di un percorso nel passato, le canzoni hanno a che fare coi luoghi, raccontano di posti, danno voce a storie figlie di città e capitali.
Ad esempio: gli Stati Uniti non potevano che essere rappresentati da Springsteen e la sua Born in the U.S.A, i Sex Pistols per l’Inghilterra con Anarchy in the U.K., China Girl di David Bowie per la Cina, New York di Frank Sinatra per New York-city.
E poi, continuando a osservare la cartina possiamo trovare pezzi del calibro di: Radio Ethiopia di Patti Smith, Radio Free Europe dei R.E.M, Trans Europe Express dei Kraftwerk, London Calling dei Clash, Fake Tales of San Francisco”degli Arctic Monkeys

E per il Bel Paese? Sulla mappa stile vintage (ricalcante il design degli anni ’50) dello stivale, troviamo When in Rome kill me per la capitale, album di esordio dei Cud. Oppure per Napoli, Moon over Napoli e per l’isola siciliana Lights of Taormina di Mark Knopfler.

Tutte le canzoni citate all’interno dell’opera sono state raccolte dagli stessi ideatori in una playlist su Spotify: i titoli arrivano ad essere quasi 1060, per un totale di 74 ore di ascolto.

La straordinarietà di questa rappresentazione sta nel riuscire a trovare un titolo confacente per ogni luogo che si vuole indicare. È un lavoro certamente impegnativo ma anche e soprattutto un lavoro di fantasia: laddove il titolo non rimanda in modo diretto e pragmatico alla città o allo Stato, ecco allora che entra in gioco anche l’ironia. Tenendo conto dei contesti, delle realtà in cui certi posti si ritrovano a essere, fanno capolino riferimenti come Cold Turkey di John Lennon e Yoko Ono per la Turchia (ma dove in realtà turkey sta ad indicare sia il tacchino che l’eroina), Land of Confusion del gruppo britannico dei Genesis per quello che rimane della Libia, Back in the U.S.S.R per la Russia.
E ancora: giocando con l’ordine delle lettere e gli spazi, troviamo per l’Iran I ran (so far away) dei A Flock of Seagulls.

MusigrafiaSe è vero che la musica è tradizione popolare e cultura, è vero anche che per alcuni paesi ricercare un’associazione definita è risultato quasi un azzardo. Per molti dei luoghi allocati nella sfera del Medio Oriente ( ppunto Iran, Turchia, Libia, ma anche Egitto), può risultare davvero complicato ricercare il filo di una tradizione o i tratti peculiari della loro cultura e, di conseguenza, i suoni adatti a rappresentarli. Lo scoglio più alto è rappresentato da una mancanza di identità, frutto di continue belligeranze e di una condizione socio-politica particolarmente devastata. Oltretutto, la chiusura di questi paesi, perpetrata per decenni, ha fatto sì che il processo di occidentalizzazione fosse in una certa misura relativo: assimilati alcuni tratti occidentali, questi paesi rimangono pur sempre privi di una salda memoria e tradizione, non avendo vissuto sulla propria pelle i particolari processi storici e culturali dell’Occidente.

Di conseguenza, se per paesi come Inghilterra, Italia, Francia (ma lo stesso discorso può essere fatto per i paesi orientali come Cina, Giappone, Corea) ricercare una canzone simbolo può essersi rivelato un processo spontaneo, per questi paesi il percorso è stato più difficile.

Insomma, sarebbe un’esperienza più unica che rara partire con zaino in spalla, cuffie alle orecchie e cartina in mano per quel famoso Giro del mondo in 80 giorni seguendo più che i soliti itinerari segnati un percorso fatto di suoni e parole. Cercando di vivere oltre ai luoghi, ogni canzone; rendendo la musigrafia uno stile di vita.

Eleonora Vergine per MIfacciodiCultura

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By on aprile 17th, 2017 in Articoli Recenti, MUSIC

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