GelosaMente – La gelosia e il foedus amoris nelle elegie di Properzio

GelosaMente – La gelosia e il "foedus amoris" nelle elegie di Properzio
Auguste Jean Baptiste Vinchon, “Properzio e Cinzia a Tivoli” 1815

«Cynthia prima suis miserum me cepit ocellis, / contactum nullis ante cupidinibus» – «Cinzia per prima prese me infelice con i suoi occhi, me che prima non ero mai stato toccato da alcuna passione». Così comincia la raccolta di elegie in quattro libri del poeta latino Properzio, che descrive in poesia il suo amore per Cinzia, una donna la cui identità è sempre rimasta misteriosa. Potrebbe essere una matrona romana, come la Lesbia amata da Catullo, o più probabilmente una cortigiana o liberta. Cinzia certamente non disdegnava le attenzioni del poeta, ma senza dubbio possedeva anche numerosi altri amanti: ed è proprio questo uno dei maggiori crucci di Properzio, che si ritrova così molto spesso a macerarsi nella gelosia.

Tra i suoi componimenti troviamo quello che può essere definito un vero e proprio canto della gelosia, la sesta elegia del secondo libro: in essa, Properzio dipinge gli incubi che lo perseguitano, in cui ricorrono le immagini delle persone che allontanano Cinzia da lui. Lei, d’altronde, viene accusata di crearsi falsi parenti per celare altri affetti e amori: «quin etiam falsos fingis tibi saepe propinquos / oscula nec desunt qui tibi iure ferant», ovvero «in verità spesso ti crei persino falsi parenti, e comunque non ti mancano coloro che ti danno baci a buon diritto». Il poeta è geloso di tutti coloro che baciano Cinzia: vorrebbe essere al loro posto; a volte, in effetti, chiamarli parenti è un inganno di lei, ma altre volte sono persone a lei veramente prossime per vincoli familiari e sono quindi usi darle degli oscula, che in latino sono i baci fraterni, per distinguerli dai basia (i baci dati sulla bocca) e dai savia (i baci degli amanti). Tuttavia, Properzio è sospettoso persino degli oscula,baci innocenti che possiedono solo un valore affettivo e quindi privi di qualsiasi valenza sensuale. Afferma infatti di essere geloso della madre di lei se le darà troppi baci, della sorella e persino dell’amica che è solita dormire con lei («me laedet, si multa tibi dabit oscula mater, / me soror et cum quae dormit amica simul»): davvero un’ossessione esagerata.

Properzio scopre poi il vero fondamento della gelosia, il timore, dicendo a Cinzia:

omnia me laedent: timidus sum (ignosce timori)
et miser in tunica suspicor esse virum.

Tutte le cose mi arrecano offesa: ho paura (perdona la paura)
e, infelice, sospetto che ci sia un uomo nella tua tunica.

GelosaMente – La gelosia e il "foedus amoris" nelle elegie di ProperzioCiò che rende inquieto il poeta è proprio il timore che gli procura ogni persona che si avvicina a Cinzia: con un’iperbole retorica, arriva persino a pensare che la donna nasconda un altro uomo dentro la propria tunica. Sono proprio questi timori che nell’antichità hanno prodotto battaglie e portato alla rovina città come Troia, racconta Properzio. Un altro esempio è la lotta tra Lapiti e Centauri avvenuta dopo il tentato stupro di Ippodamia moglie di Piritoo, oppure il conflitto tra Romani e Sabini a seguito del ratto delle sabine.

La gelosia è dunque, per Properzio, una commistione di senso di paura e orgoglio ferito. Cosa potrebbe dare sicurezza all’amante sospettoso e timoroso di perdere, in un colpo solo, l’amore e l’onore? Magari un custode (custodes), un confine (limina) che il piede nemico non possa mai oltrepassare. La gelosia in questa immagine prende la forma di una vera e propria gabbia che imprigiona la donna, per dare più sicurezza all’uomo che assume la veste di padrone. È questo certamente il risvolto più negativo e dannoso della gelosia, che, oltrepassando ogni limite, diventa affermazione di possesso, dunque prevaricazione di un individuo sull’altro.

Properzio se ne rende conto, e fa un passo indietro:

Nam nihil invitae tristis custodia prodest: / quam peccare pudet, Cynthia, tuta sat est-

In verità nessun rigido sistema di controllo giova a chi lo subisce malvolentieri: Cinzia, colei che prova vergogna nel commettere adulterio, è già abbastanza al sicuro.

GelosaMente – La gelosia e il "foedus amoris" nelle elegie di ProperzioIl poeta dunque preferisce infine affidarsi alla fedeltà di lei, dimostrando di tenere molto alla relazione sentimentale che li lega, nonostante non sia ufficializzata da un legame matrimoniale. L’ufficialità dell’unione non interessa a Properzio, sicuro del profondo amore che prova per Cinzia, che ribadisce a fine componimento. La conclusione di questa elegia è, infatti, dolcissima: «Nos uxor numquam, numquam seducet amica: / semper amica mihi, semper et uxor eris». Il poeta afferma che non sarà mai sedotto da un’altra donna, che si presenti o nel ruolo di moglie, o nel ruolo di amante: lui ha Cinzia, che per lui è già, insieme, amante e moglie. Cinzia gli dona tutto l’amore che può desiderare. Nonostante la gelosia che immancabilmente prova, Properzio dunque sceglie la via della fiducia e del legame di fedeltà: in latino, questo patto solenne fondato sull’amore si definiva foedus amoris.

Fiducia e fedeltà: ecco i due ingredienti fondamentali capaci di rendere solida e duratura qualsiasi relazione amorosa, nonché libera da paure e prevaricazioni.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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By on aprile 17th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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