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Aimé Césaire e la Négritude: una vita al servizio della libertà

Il 17 aprile del 2008 Aimé Césaire, dopo alcuni giorni di agonia, lasciava orfano il popolo della Martinica. Il poeta, scrittore e drammaturgo francese, originario dell’isola – all’epoca colonia francese -, aveva 94 anni ed un passato da uomo politicamente impegnato alle spalle.

Nato il 26 giugno del 1913 a Basse Pointe da una sarta e un ispettore delle imposte, si trasferì a Parigi dove continuò gli studi, per i quali aveva dimostrato fin da subito particolare inclinazione. È nella Capitale francese che conosce Léopold Senghor, uno di quegli incontri che può rivoluzionare una vita. Nel giovane Aimé e sulla sua curiosa e vivace intelligenza, l’influenza del futuro presidente del Senegal indipendente trovò terreno fertile, alimentando in lui una fiamma già divampante. Grazie a Senghor, Aimé Césaire scopre l’Africa, ne legge gli scritti, riscopre le sue origini, si “riconosce” nero.

Questo fu un periodo intenso sotto molti aspetti. Césaire pensa molto e legge molto: grandi letterati, storici, filosofi, Proust, Rimbaud, Gide, Eluard, Lautréamont, ma anche scrittori afroamericani. Si confronta con idee di libertà e tolleranza che mal si accordavano con la realtà dei fatti e comincia a delineare il concetto di Negritudine (Négritude in francese). Quello che sarà poi il fulcro principale del suo pensiero, enunciato appieno in una delle sue opere più famose, Diario di un ritorno al paese natale, parte da un assunto hegeliano, ovvero dal concetto del filosofo tedesco secondo il quale solo dall’approfondimento, e non dalla negazione del singolo, si può andare all’universale – cosa che potrebbe sembrare controversa enunciata in questi termini: Césaire ne deduce che, in un certo senso, più sarebbero stati neri più sarebbero stati uomini.

Laddove il mondo intero riteneva gli appartenenti alla razza nera inferiori e schiavi per natura, più accostabili ad un animale che a un uomo, Aimé Césaire rivendica l’orgoglio delle proprie origini e afferma le proprie tradizioni contro l’omologazione a cui costringeva il colonialismo. Dirà lo stesso Césaire:

Non si è soliti colorare i piedi dell’albero di bianco. La forza della corteccia scaturisce dal profondo del colore.

Il colore della pelle non avrebbe più dovuto essere oggetto di discriminazione né giustificazione per oppressioni e soprusi. Essere nero non avrebbe più dovuto costituire una ragione per cui avere vergogna,  qualcosa da rinnegare.

«La Negritudine è il semplice riconoscimento del fatto di essere nero e l’accettazione di questo fatto, del nostro destino di nero, della nostra storia e della nostra cultura», spiegava Senghor nel 1934 su L’Etudiant Noir, la rivista fondata due anni prima dal movimento, nella quale si assiste ad una vera e propria rottura con gli schemi tradizionali imposti agli scrittori neri.
La negritudine fu il punto di partenza. Césaire scrive tanto, vince svariati premi, è tradotto in diverse lingue. In ogni sua opera, in ogni parola scritta c’è la battaglia, la costante denuncia della condizione dei neri nei territori colonizzati, il desiderio di uguaglianza: Aimé Césaire non smette mai di mettere la sua penna al servizio della libertà, si fa monito e incitamento contro il razzismo, consacra la vita alle proprie idee, lotta arditamente per quest’ultime.

Il suo profondo attaccamento all’Africa non si limitò però solo agli scritti. Césaire si fece promotore della legge sulla départementalisation di Martinica, Guyana, Guadalupe e La Réunion, fu deputato e poi Presidente del Consiglio Regionale della Martinica, e sindaco di Fort-de-France. Insomma, fu un uomo che non si risparmiò pur di portare avanti ciò in cui credeva più di ogni altra cosa. Continuò a battersi fino la fine anche contro chi, dopo anni ancora, rivendicava e sosteneva i vantaggi che aveva portato la colonizzazione.

La sua morte, seppur avvenuta in tarda età, lasciò un vuoto profondo, come i soli grandi uomini di spirito possono lasciare. Ma la fiamma che ha alimentato le sue idee, la lotta di una vita, quella – si spera – non smetterà mai di bruciare.

Alessia Aiello per MIfacciodiCultura

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By on aprile 17th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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