#PerlaGloria – Donne, stare vicino a chi non ci rispetta ci fa dimenticare di noi

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#PerlaGloria – Donne, stare vicino a chi non ci rispetta ci fa dimenticare di noi

Giovedì 13 aprile sono morte tre donne. In un solo giorno, tre. Accoltellate da un uomo. Non uno sconosciuto, un anonimo efferato omicida, un serial killer. No. Sono state accoltellate da un uomo che conoscevano bene, come spesso accade. Un uomo che frequentavano, di cui si fidavano, che in molti casi amavano. Credendo di essere amate a loro volta.

Spesso l’omicidio è l’ultimo capitolo di una storia fatta di anni di violenze.

Sono una donna, e se mi affido alla sola razionalità mi sembra assurdo che qualsiasi altra donna possa sopportare, accettare e spesso difendere un uomo che la maltratti, qualsiasi sia la modalità di maltrattamento.

Sarebbe ovvio pensare che alla prima sberla si dica addio a chiare lettere per non fare mai più ritorno. O, nell’eventualità, cambiare la serratura della porta di casa.

Invece non succede. Non succede quasi mai.

E la ragione poco conta.

Le donne che subiscono maltrattamenti spesso, quasi sempre in realtà, per lungo tempo non combattono il loro carnefice semplicemente perchè non lo riconoscono come tale. Si aggrappano al coltello che figurativamente le trafigge.

E non perchè siano stupide o pavide o complici. Sembra superfluo sottolinearlo, ma vista la società che ci circonda non lo è affatto e non mi riferisco solo alla componente maschile della suddetta società, purtroppo.

Dimentichiamo quanto di irrazionale ci sia tra i rapporti umani. E nei sentimenti.

Accettare che l’uomo che amiamo non ci ami è un’impresa ardua.

Quante volte, a noi, tutte noi, è capitato di avere un fidanzato che figura sullo Zanichelli sotto la definizione del termine STRONZO. Un compagno che ci considerava poco, che ci ascoltava ancora meno, che si intratteneva con altre donne o che si negava, sfuggente, ma senza mai chiudere definitivamente la porta. Che tornava continuamente e si scusava, prometteva di cambiare, dicendo che la colpa era sua non vostra, che vi amava, vi amava moltissimo ma.

Ma non eravate brave a capirlo, ad assecondarlo, ad amarlo.

Instillando in voi un senso di inadeguatezza e manchevolezza costante.

Non dico che gli atteggiamenti siano gli stessi. Uno stronzo non è necessariamente un violento, meno che mai un assassino.

Ma questo è il punto di partenza della deriva. Nessuno di questi uomini ha cominciato una relazione prendendo le donne loro vittime a pugni in faccia al primo appuntamento.

Iniziano quando la controparte è innamorata, sentimentalmente coinvolta, emotivamente invischiata.

Quando sembrerà meno doloroso giustificare che ammettere a se stesse che chi amiamo non ci ama affatto. Perchè è orrendo constatarlo chiunque voi siate, donne o uomini poco cambia, è sufficiente essere un essere umano.

Difendere chi ci ferisce ci fa dimenticare come difenderci.

Stare vicino a chi non ci rispetta ci fa dimenticare di noi stesse.

È qui che sta il punto: il rispetto.

Abituarsi a non averne ci fa scordare di pretenderlo e di meritarlo.

Attenuando i comportamenti dell’altro amplieremo il confine della violazione diminuendone la gravità.

E allora un insulto sarà tollerabile, uno schiaffo un episodio da dimenticare e che di certo non si ripeterà, le percosse una punizione che meritiamo.

Per questo restiamo. Restiamo anche quando vorremmo scappare.

Non c’entra nulla la forza, la bravura o la tenacia.

E poco servono i decaloghi, per quanto sacrosanti, che ci elencano che la possessività, l’aggressività, la rabbia, le urla e le percosse non sono amore.

Ci devono istruire al rispetto. A darne e pretendere di riceverne. Sempre, da chiunque.

Non perlagloria, per tutte.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

 

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