Pasqua e la Resurrezione di Cristo nell’Arte

La Resurrezione di Cristo è il fulcro della religione cristiana: è il mistero sul quale si basa la fede, ovvero l’appartenenza di Gesù non alla natura umana, bensì a quella divina e per questo “inscalfibile” dalla morte.

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Giotto, Resurrezione e Noli me tangere (1303-1305 circa)

Il Venerdì Santo Gesù crocifisso muore, una volta deposto poco prima del tramonto, il corpo viene portato in fretta nel Santo Sepolcro dalla Donne: il sabato nella religione ebraica è il giorno del riposo e non si può lavorare né sbrigare alcuna faccenda, perciò la sepoltura deve avvenire prima che faccia buio. Passato il giorno, la domenica le Donne si accorgono che il grande masso che chiude il Sepolcro è stato spostato e dentro è vuoto. Il volere di Dio si è compiuto.

La Resurrezione è un episodio della cristianità che per sua natura è misterioso e incomprensibile all’uomo, al quale non resta che immaginarlo fin quando non gli sarà svelata la Verità. Perciò se altri momenti della vita di Gesù sono stati raccontati in maniera piuttosto univoca dagli artisti in quanto più quotidiani, quello della a Pasqua è stato rappresentato dai pittori di varie epoche nelle maniere più disparate, raccontando diversi modi di vivere la spiritualità e di interpretare la religione. Da Gesù che lascia il Sepolcro fiero e pronto a ricongiungersi col Padre fino alle versioni più ricche di pathos e trionfo.

Giotto (Vespignano, 1267 circa – Firenze, 8 gennaio 1337) per esempio nella sua versione, presente nella Cappella degli Scrovegni a Padova, mantiene quella sobrietà stilistica ereditata dai maestri medievali al quale aggiunge una componente di realismo che fu sua cifra stilistica. Pioniere non solo dell’uso prospettico ma anche del movimento e del trasporto emotivo nei suoi lavori, vediamo Gesù lasciarsi alle spalle il Sepolcro vuoto sul quale ora siedono due angeli, e le guardie incaricate di controllare che non venisse trafugata la salma addormentate. Ma non solo: Giotto all’interno dell’affresco (forse per mancanza di spazio) racconta in un’unica scena anche un altro episodio, ovvero quello del Noli me tangere. Tratto dal Vangelo secondo Giovanni, vediamo Maria Maddalena chinata tendere il braccio verso Gesù, che però fa un cenno come per allontanarla. La Maddalena giunta al Sepolcro la domenica lo incontra e non lo riconosce immediatamente, ma quando questi si rivela lei vorrebbe trattenerlo ma non deve e non può: Lui non appartiene più al mondo terreno. Le piante alle spalle del Cristo sono secche, quelle nelle sue prossimità sono rigogliose: è il ritorno alla vita.
Lo stile di Giotto è come sempre asciutto ed essenziale ma estremamente evocativo. I gesti chiari raccontano in maniera immediata l’episodio: Gesù lascia gli uomini per i quali ha sofferto per salvarli, ora può ricongiungersi a Dio.

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Rembrandt, Resurrezione (1639)

Tre secoli e innumerevoli rappresentazioni dopo, Rembrandt (Leida, 15 luglio 1606 – Amsterdam, 4 ottobre 1669) dipinge invece la Resurrezione in maniera trionfale dove la vera protagonista è la luce opposta alla profonda oscurità. Siamo nel 1600, post quel Concilio di Trento che a metà del XVI secolo aveva ridefinito l’iconografia più corretta, in un clima di ritorno alla rigida osservazione delle Scritture contro quella Riforma Protestante che stava sconvolgendo l’Europa. Perciò ora non è più accettata un’ambigua rappresentazione del Cristo sia risorto che assunto: Gesù verrà assunto in Cielo quaranta giorni dopo la sua morte, perciò i due momenti non vanno confusi e le rappresentazioni artistiche devono seguire un codice che non prevede più la figura di Gesù tra Cielo e Terra.
Ecco quindi che vediamo un angelo luminoso scoperchiare il Sepolcro travolgendo chi vi dorme intorno, mentre Gesù si sta per alzare, ancora coperto dalle bende mortuarie. Il Figlio di Dio dunque è colto nell’attimo in cui sta compiendo la sua rinascita, quando con fragore la volontà divina sconfigge la volontà dell’uomo, il tutto esaltato da una luce potentissima che contrasta il buio terreno e umano, non solo del notturno, ma soprattutto dell’uomo che cieco non ha saputo comprendere la venuta di Dio sulla Terra.
Questo quadro è seicentesco in ogni suo dettaglio, dall’ampiezza del gesto compiuto all’uso “esasperato” dei chiaroscuri che Rembrandt apprese dal massimo Maestro dell’epoca: Caravaggio.
Non c’è naturalezza, c’è la plateale uscita dalle tenebre di Cristo, pronto ad innalzarsi

Nel XIX secolo invece un’interessante versione del Mistero della Fede ce l’ha data Carl Heinrich Bloch (Copenaghen, 23 maggio 1834 – Copenaghen, 22 febbraio 1890), artista danese. Seppur il Nord Europa non sia noto per l’arte sacra, più legata invece a nazioni dalla forte tradizione cattolica quali Italia e Spagna, Bloch per buona parte della sua carriera si dedicò alla pittura di episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento, forse influenzato dal periodo vissuto in Italia.

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Carl Heinrich Bloch, La resurrezione (1873)

Il quadro di Bloch è estremamente mistico: vi sono pochi elementi intorno a Gesù, coperto dal lenzuolo bianco, con occhi e mani al cielo che avanza sicuro. Due angeli ai lati in adorazione, i narcisi bianchi a simboleggiare la rinascita e l’elmo del soldato romano vuoto, sconfitto. Il Sepolcro al suo passaggio si spezza. È semplicemente rinato e rivolge al Padre la sua devozione. Non vi sono stratagemmi artificiosi per teatralizzare il momento, ma il quadro però al contempo non vuole essere realistico ad ogni costo.
Bloch dipingeva, come gli suggerì il grande scrittore nonché suo connazionale Hans Christian Andersen, per lasciare una firma su questa Terra, una traccia di immortalità, perciò ecco che prende vita il tentativo dell’artista di dipingere questo momento chiave nella maniera più sacra e raccolta possibile, affinché possa essere ricordato. Gesù non guarda lo spettatore, ma guarda verso Dio invitando chi lo sta osservando ad imitarlo. Il Cristo non vuole comunicare all’uomo la sua superiorità, vuole ancora un volta invitare a lodare e pregare l’artefice di tutto, il Padre della vita e della morte, il creatore del tutto.

Ogni artista dunque ha voluto dare forma al suo pensiero e alla sua personale interpretazione di un momento così spirituale e dogmatico, fornendoci più versioni del sacro e del sovrannaturale, inteso come incomprensibile alla natura umana. A noi la scelta di quale versione crediamo più vera e riuscita.

Buona Pasqua

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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By on aprile 16th, 2017 in Articoli Recenti, Carlotta Tosoni, L'Editoriale, Visual & Performing ARTs

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