Marie Tussaud e le statue di cera: fenomeno pop tra scultura e kitsch

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Marie Tussaud e le statue di cera: fenomeno pop tra scultura e kitsch

Marie Tussaud

Marie Tussaud (Strasburgo, 1° dicembre 1761 – Londra, 15 aprile 1850) ebbe una vita rocambolesca a cavallo tra Svizzera, Francia e Gran Bretagna, visse la rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, e sempre le fu compagna la sua arte, ovvero la capacità di creare sculture di cera. Seppure il materiale non sia dei più nobili e che generalmente gli scultori di successo si associno al marmo, Marie è riuscita a passare alla storia grazie alla sua abilità che si è tramutata in un museo in franchising. Infatti possiamo trovare un Madame Tussaud a Londra, New York, Amsterdam, Hong Kong, ecc ed in ognuno di essi troveremo le statue di cera a grandezza naturale di celebrità o personaggi storici. Moltissimi sono i turisti che ogni anno visitano questi musei, divenuti tappa fissa al pari di musei più istituzionali, per poter scattare altrettante foto con i cloni in cera dei propri idoli, ma cerchiamo di distinguere la sottile linea che intercorre tra effettivo valore ed interesse artistico e kitsch.

Quale è stata la culla dell’arte della scultura di cera?

La cero-plastica fu assai diffusa presso Greci, Romani ed Egizi, principalmente legata i giochi per bambini, figurine votive, maschere e immagini dei defunti: innumerevoli sono le ragioni e gli ambiti per cui si sceglieva di affidarsi a questa particolare tecnica. Ma è nel Medioevo e nell’Età moderna che si è iniziato a lavorare la cera anche per produrre dei bozzetti di opere che successivamente sarebbero state realizzate in maniera definitiva in scala maggiore e con altri materiali.

Per scoprire qualcosa di più su questo mondo e sull’impatto che ha tutt’oggi nella cultura pop, è però indispensabile ricordare due figure decisive nella diffusione di questa particolare orma d’arte. Innanzitutto pensiamo al dottor Curtius: presso la sua casa di Berna, la madre di Anna Maria Grosholtz, futura Marie Tussaud, svolgeva il ruolo di governante: Il medico rese partecipe la piccola del suo amore verso queste particolari sculture, insegnandole tecniche e donandole suggerimenti. Egli utilizzava la sua abilità nel modellare la cera sia per mostrare e studiare attentamente l’anatomia, che per puro diletto. Fu un’estrema passione a convincerlo che la scelta migliore fosse abbandonare il suo lavoro facendo di questa forma d’arte una costante nella quotidianità. Alla morte di Curtius, Marie riceverà in eredità le sue statue.

La seconda figura fondamentale è ovviamente Madame Tussaud. Una donna coraggiosa e stravagante per l’epoca: faceva i bagagli e senza titubanze partiva e portava in giro per il mondo le sue opere, si faceva pubblicità e sorrideva compiaciuta a quelle che erano considerate arti tradizionali. La prima statua di Marie risale invece al 1778 e rappresenta Jean-Jacques Rousseau.
Lasciata la Francia per trasferirsi a Londra, qui rimase bloccata a causa delle guerre napoleoniche, perciò portò in giro per Inghilterra e Irlanda le sue opere d’arte, fulcro del primo Museo delle cere di Madame Tussads, ad oggi una delle attrazioni più importanti della Capitale inglese.

Quello del museo è un percorso diviso e curato secondo aree tematiche: si contano oltre quattrocento statue di star musicali e cinematografiche, star del passato e del presente, i membri della famiglia reale e i geni della storia. Il robot BB-8 di Star Wars, gli uccellini Red, Chuck e Bomb del videogame Angry Birds: queste sono le novità che il museo ha proposto nel 2016. Ma non ci accontentiamo, vero? Le oltre 3 milioni di persone che annualmente scelgono di visitare questo luogo ne sono la dimostrazione.

Ecco allora che sorge una domanda: queste riproduzioni in cera in che rapporto si pongono nei confronti dell’arte tradizionale? E soprattutto c’è un reale senso insito nella loro esistenza o è semplicemente kitsch?
Il dottor Curtius o Marie mai si posero una simile domanda, loro lavoravano e si dilettavano, amavano follemente la propria passione tanto da non domandarsi quanto fosse praticamente utile e quale fosse il suo scopo.

Se consideriamo la riproduzione di personaggi in cera, quale espressione di talento, passioni, manodopera, arte, allora, è necessario chiedersi: l’arte ha bisogno di un senso per essere apprezzata? O ha un valore già semplicemente perché prodotto del pensiero umano? E di qui daremmo alito ad una discussione ormai troppo vecchia e radicalizzata.
Dovremmo probabilmente abituarci a credere che la bellezza dell’arte risieda nell’atto del pensiero creativo, indispensabile alla generazione di un’opera capace di sconvolgere.

Cara Marie, hai alimentato il gusto per la novità e l’inaspettato. E se questo mondo aveva un senso per te, lo ha anche per noi.

Élia Franchini per MIfacciodiCultura

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