Lezioni d’Arte – Vita e ritmo nella “Danza” di Matisse, il capolavoro che non è solo

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È stata l’opera più riprodotta, più discussa, più amata e disprezzata dell’artista fauve Henri Matisse (Le Cateau-Cambrésis, 1869 – Nizza, 1954) ma quello che dimentichiamo spesso è che la Danza non è stata concepita come un pannello unico e solo.

Henri Matisse, Musica, 1910

Sergej Ščukin, un ricco collezionista russo, commissiona a Matisse due pannelli per le pareti dello scalone della sua casa a Mosca raffiguranti la Musica e la Danza. Siamo nel 1909 nel pieno del periodo vivace ed esuberante delle avanguardie europee.

Matisse ama la musica, suona discretamente il violino insieme ad altri musicisti, quindi la tematica gli è più che congeniale. L’espressione musicale e quello che un melodia scatena nell’anima è una gioia improvvisa, una sensazione da sogno che porta la mente umana in posti lontani, immaginari, dove il corpo e l’anima si sollevano ed iniziano a volare. Il pittore esprime tutto ciò in soli tre colori: il verde per la terra, il blu per il cielo e la terracotta per i personaggi. La scena è bidimensionale, lo spazio è indefinito, ad indicare un’immagine idilliaca e fuori dalla realtà quotidiana. Frutto della sua immaginazione e dei suoi pensieri interiori. Per questo i tratti e la forma umana non sono ben delineati, sono appena tracciati, come il disegno di un bambino. Sono personaggi nudi, asessuati, dal colore unico ma irreale.

Nel pannello meno conosciuto della Musica, Matisse distribuisce proprio un violinista in piedi all’inizio della scena e le altre figure accovacciate in ascolto disseminate qua e là come immaginarie note disposte su un pentagramma. Ma nella tela della Danza le figure si alzano e iniziano imponenti a ballare in cerchio. Il ritmo divino del girotondo armonioso usato tradizionalmente per le Grazie adesso è trasportato nella realtà umana. La danza e la musica sono l’allegoria della vita in cui l’uomo è in armonia con se stesso, con gli altri e con il mondo.

Le figure immerse in questo vortice circolare sembrano quasi volare, innalzarsi verso il cielo. I colori esprimono questa leggerezza perfettamente: il blu ha invaso gran parte dello sfondo e il verde dell’orizzonte si è abbassato ad un semicerchio come fosse il confine della terra, ma è morbido. Infatti i piedi dei danzatori affondano e lasciano il segno sul terreno. Rispetto alle cinque figure della musica i loro corpi sono più affusolati, ritratti in posizioni tese e allungate in modo da enfatizzare l’energia e la gioia di vivere che esprimono i loro movimenti. Il cerchio danzante era già stato disegnato da Matisse al centro dell’opera del 1906 La gioia di vivere, cruciale punto di partenza per le ricerche cromatiche dei fauve. Un periodo mistico e magico per l’artista dove grandi pennellate di colore, brillante, si uniscono alla libertà espressiva e ai sentimenti profondi.

La Danza (I), Henri Matisse, 1909, Museum of Modern Art, New York

In realtà esiste una prima versione della Danza, oggi esposta al MoMA di New York che Matisse avrebbe realizzato come disegno preparatorio. La composizione è quasi identica alla seconda versione che venne esposta, e che oggi ha riscosso più successo, differisce soltanto per i colori più tenui e per la volumetria dei corpi. Si percepisce come la tela sia stata utilizzata per far pratica di prospettiva: i corpi sarebbero stati visti in maniera ravvicinata perché destinati ad una scala di un’abitazione, quindi nella successiva versione dovevano essere più massicci e imponenti. Il forte colore rosso dei corpi della Danza (II) ne accentua l’energia e il vigore.

Il committente e il pubblico però non sono ancora pronti alle novità estetiche di Matisse e accolgono con una forte polemica il dipinto, ovunque venisse esposto. Sergej chiese addirittura al pittore di coprire tutti quei nudi. Quando La Danza arrivò in America nel 1913 per l’Armory Show gli allievi delle accademie d’arte bruciarono per protesta le riproduzioni dell’opera considerandola simbolo di un’arte degenerata. Ščukin solo più tardi ci ripensò e appese la Danza per circa 7 anni insieme a la Musica nella propria abitazione, fino al 1917 quando con la Rivoluzione d’Ottobre la sua collezione venne requisita dallo stato. I dipinti vennero imballati e spediti in Siberia per portarli in salvo dall’invasione nazista. Tornarono solo alcuni anni dopo la fine del conflitto mondiale nel museo Hermitage di San Pietroburgo per essere ammirate dal pubblico dove sono, insieme, ancora oggi.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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