“Impression” di un giorno d’aprile al Boulevard des Capucines

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Impression di un giorno d’aprile al Boulevard des Capucines

Sarebbe stata una giornata primaverile come tante quella del 15 aprile 1874, se il fotografo Nadar non avesse invitato ad esporre un gruppo di artisti “indipendenti” proprio nel suo studio situato al numero 35 del Boulevard des Capucines. La facciata era interamente dipinta di rosso, vi si accedeva da un’ampia scala che dava direttamente sulla strada e le stanze, spaziose e ben illuminate, erano rivestite di una tappezzeria bruno-rossiccia che valorizzava al massimo la maggior parte dei quadri. La mostra si aprì il 15 aprile, due settimane prima del Salon ufficiale, tanto avverso alla nuova Société anonyme des artisies: essa comprendeva 163 opere, l’orario d’apertura era insolito, ovvero dalle 10 di mattina fino alle 18 e poi dalle 20 alle 22, e il prezzo del biglietto era di un franco. Monet, Degas, Renoir, Sisley, Pissarro, Cezanne, Bazille: queste le personalità più influenti, artisti fondatori di un movimento che ha bruciato i ponti con il passato e aperto la strada alla ricerca artistica moderna in grado affrontare la realtà «senza le poetiche del “classico” e del “romantico” per liberare la sensazione visiva da ogni esperienza o nozione acquisita e da ogni atteggiamento preordinato che ne potesse mediare l’immediatezza».
Come è noto, il nome Impressionismo si fa risalire ad un commento ironico di Louis Leroy, critico del giornale satirico Le Charivari, il quale, fermandosi davanti a Impression, soleil levant di Monet, disse:

Che rappresenta questo quadro? Come dice il catalogo? Impression, soleil levant. L’avrei giurato! Dicevo giusto a me stesso che ci doveva essere qualche impressione che mi aveva colpito… E che libertà; che bravura! Una carta da parati al suo stato embrionale è più rifinita di questa marina.

Studio fotografico di Nadar

Per gli Impressionisti tutto ciò che percepiamo attraverso gli occhi continua al di là del nostro spazio visivo, gli spazi non possono più imprigionati all’interno di ristretti e soffocanti reticoli prospettici, il compito dell’artista è, allora, compiere una sintesi, in cui tout se tient come una sinfonia cromatica. Egli deve preoccuparsi non di cosa rappresentare, ma di come farlo, dedicandosi esclusivamente alla sensazione visiva di un singolo istante, studiando en plein air le ombre e i rapporti tra colori complementari e rifuggendo dalla poeticità del motivo, dall’emozione romantica.  E come rendere materia la sensazione del sole e quella dell’aria calda, fresca, secca o ventosa, le qualità tattili dell’acqua, della sabbia, del suolo caldo, il rumore dei passi sul selciato, la musica, il chiacchiericcio di un locale affollato, l’odore del caffè, dei fiori appena sbocciati? Celeberrima rimane la descrizione che Guy de Maupassant fece su Monet, un cacciatore di colori e luci che “aspettava, faceva la guardia al sole e alle ombre, coglieva con qualche colpo di pennello il raggio che cade o la nuvola che passa e, sdegnando il falso e il convenzionale, li stendeva sulla tela con destrezza“.

Pittori, cacciatori e anticonformisti, gli Impressionisti continueranno ad esporre in altre mostre fino al 1886, anno della separazione. Essi furono di personalità diversissime tra di loro, Pissarro ad esempio era di sinistra, Degas un conservatore, Monet aveva come unica maestra la Natura, Cezanne e Degas invece consideravano lo studio storico non meno importante di quello della natura, eppure tutti furono fieramente concordi nell’affermare l’autonomia della pittura proprio negli stessi anni in cui la neonata fotografia metteva in crisi l’idea della rappresentazione del vero.

Impression, soleil levant
Impression, soleil levant

Scrisse Les Castagnary nel 1867:

Quale necessità abbiamo di risalire alla storia, di rifugiarci nella leggenda, di consultare i registri dell’immaginazione? La bellezza è sotto i nostri occhi, non nel cervello, nel presente non nel passato, nella verità non nel sogno, nella vita non nella morte. L’universo che abbiamo avanti a noi è quello che il pittore deve rappresentare.

Un atteggiamento sensitivo (appunto, impressione), un moto che va dall’esterno all’interno, la realtà che si va imprimendo, tocco dopo tocco, nella coscienza del soggetto, una lezione, quella degli Impressionisti, con cui tutti gli artisti successivi dovranno necessariamente confrontarsi, da Cezanne a Van Gogh, fino all’Espressionismo in cui tutto si capovolge alla ricerca della genesi dell’atto artistico, percorrendo le vie tortuose dell’inconscio.

Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

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