Giovanni Gentile e la riforma per la Scuola (martoriata di legislazione in legislazione?)

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Giovanni Gentile e la riforma per la Scuola (martoriata di legislazione in legislazione?)

Giovanni Gentile e la riforma per la Scuola (martoriata di legislazione in legislazione?)
Giovanni Gentile

Il 29 maggio 1875 nasceva Giovanni Gentile: filosofo, esponente dell’idealismo italiano insieme a Benedetto Croce, che ha collaborato con il regime fascista per la riforma della scuola. Che, per molti aspetti, è ancora quella tramite cui tutti studiamo, con gli ovvi aggiustamenti. Fino a prova contraria, perché pare che la Buona Scuola di Renzi abbia cercato di trasformare nuovamente l’insegnamento. E, si sa, il governo italiano con le riforme scolastiche cerca sempre di migliorarsi. Nel peggiorarle.

Gentile nasce in Sicilia, e studia al liceo classico di Trapani. Vince il concorso, aperto a sole quattro persone, alla normale di Pisa e qui si laurea in Lettere e Filosofia; si avvia poi alla sua carriera di insegnamento. Inoltre, è sempre qui che conosce anche Benedetto Croce: i due si allontaneranno definitivamente solo nel 1925, quando il filosofo siciliano collaborerà apertamente con il regime fascista. Sembrerà strano (o forse no, nel nostro paese delle contraddizioni) che gli scritti di entrambi finiranno all’Indice nel 1934, per volontà del sant’Uffizio.

Il suo lavoro per Mussolini è noto; anche se non accettò mai le leggi razziali del ’38, e aiutò gli amici ebrei durante la segregazione razziale, indubitabilmente la sua adesione al regime fu volontaria e cosciente. Per la sua impostazione idealista, il duce rappresentava quasi un eroe, un’incarnazione dello spirito; un po’ il Napoleone a cavallo della sua epoca di hegeliana memoria. Gentile parteciperà anche alla Repubblica Sociale Italiana e, dopo la caduta del regime, verrà ucciso il 15 aprile del 1944 proprio per i suoi servigi resi ai fascisti.

Il 31 ottobre 1922 viene eletto Ministro della Pubblica Istruzione, ruolo che ricoprirà fino al ’24, quando si dimetterà dopo il caso Matteotti. Nel ’23 promulga la sua riforma. L’interesse di un regime totalitario all’istruzione è ovvio, poiché la scuola è il primo luogo dove costruire il consenso, attraverso libri e nozioni altamente propagandistiche e spesso totalmente inaffidabili storicamente. Ma, nonostante i contenuti insegnati, il lavoro di Gentile sancisce indubitabilmente la nascita della scuola per come tutti noi l’abbiamo vissuta, nonostante le successive modificazioni strutturali.

Giovanni Gentile e la riforma per la Scuola (martoriata di legislazione in legislazione?)
Giovanni Gentile

L’obbligo scolastico venne esteso fino ai 14 anni, e la formazione elementare obbligatoria dai 6 ai 10 anni. Dopo questa, lo studente poteva scegliere se frequentare un liceo (classico o scientifico), un istituto professionale, l’istituto magistrale per accedere all’insegnamento o la scuola complementare di avviamento professionale. Solo frequentando il liceo classico (la cui divisione in ginnasio e triennio risiede tutta qui) si poteva accedere a qualsiasi facoltà universitaria, mentre frequentando quello scientifico si era obbligati a una carriera tecnico-scientifica. Questo perché, nell’idea gentiliana, le discipline scientifiche erano inferiori a quelle letterarie, su cui regnava indiscussa la filosofia; la critica e la lotta al positivismo da lui promulgate si erano riversate nella scuola. Benché, quindi, la scuola fosse aperta a tutti, al livello secondario, quello professionalizzante, vigeva una forte gerarchizzazione: questo perché, ovviamente anche in un’ottica di regime, la scuola doveva formare i dirigenti. Che, per Gentile, dovevano avere necessariamente una formazione classico-umanistica.

Per quanto riguarda la religione nelle scuole, Gentile ne era totalmente contrario: o meglio, riteneva dovesse essere insegnata solo alla scuola elementare come base per un successivo studio della filosofia. Insomma, la religione era una filosofia per le masse, qualcosa di adatto ai bambini ma non certo a livelli superiori. Invece, secondo i Patti Lateranensi del 1929, l’insegnamento religioso viene reso obbligatorio per tutti i livelli scolastici.

Le convinzioni pedagogiche di Gentile, come si può notare, vennero ampliamente influenzate dalle sue idee filosofiche: una su tutti, il primato della filosofia sulla religione e sulle arti, come sintesi delle due, attinto a piene mani dall’idealismo hegeliano. Da questo deriva anche l’idea gentiliana del maestro: esso incarna lo spirito nel suo svolgimento, e quindi non necessita un metodo, ma basta che segua le proprie inclinazioni. Il suo stesso insegnamento è uno svolgersi dello spirito, che crea spontaneamente la cultura e gli alunni ne debbono attingere per cogliere e sviluppare la propria autocoscienza.

Certo, Gentile affidava molta fiducia alla figura dell’insegnante (ancora legato al maestro unico): sappiamo come le cose siano cambiate.

Giovanni Gentile e la Buona Scuola (per davvero)Ma, l’attuale scuola, è più democratica per davvero? Far  studiare qualcuno fino ai 25 anni, chiedergli più di 2000 euro per affrontare il TFA (Tirocino Formativo Attivo), che potrebbe non passare, e poi segregarlo in liste di collocamento infinite, dove qualcuno amico di qualcun altro ha sempre la precedenza, è democrazia? Bloccare queste liste perché si è in troppi, quando nelle scuole c’è carenza di insegnati ma alla fine non ci sono fondi per pagare tutti, lasciando gli studenti senza possibilità, è davvero una buona soluzione? Avere un sito del MIUR con tante scrittine colorate sulla Buona Scuola che poi non dà informazioni sul da farsi, è innovativo? Non fare più TFA perché, alla fine, le liste sono troppo lunghe, che fine fa fare ai giovani che vorrebbero insegnare?

 Dove può essere la passione di insegnare, il maestro incarnazione dello spirito, in questo clima?

Il problema, in Italia, è uno: chi fa le riforme, non ne sa assolutamente nulla di insegnamento e scuola.

La scuola, purtroppo, finché sarà un affare di incapaci, temo non potrà mai migliorare.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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