#BeyondtheLyrics - Si chiamava Gesù di Fabrizio De André

#BeyondtheLyrics – Si chiamava Gesù di Fabrizio De André

La figura di Gesù Cristo e ciò che rappresenta per la religione cattolica sono stati per De André il filo rosso che ha percorso tutta la sua produzione: non si può negare che laddove l’artista abbia espresso una spregiudicata critica sociale e anticlericale, dall’altra parte abbia comunque intriso i suoi versi di un sottile velo di devozione e riverenza verso quelle figure che, a sua detta, si sono rivelate in primis dei rivoluzionari. Già nel suo primo album, Volume I, la quarta canzone si configura come una dedica esplicita al figlio di Dio: parliamo di Si chiamava Gesù, una delle canzoni più fortemente anti-dogmatiche che Fabrizio De André  abbia mai composto.

Pubblicata nel 1967, Si chiamava Gesù venne censurata dalla Chiesa perché sfacciata e irrispettosa. In questa canzone infatti si parla di un Gesù bel lontano dal divino, ma visto come un uomo comune, di un Gesù fragile ma capace di rivoluzionare il mondo non perché figlio di Dio, ma perché semplicemente uomo in mezzo agli uomini. Si tratta di un Gesù “blasfemo“, simbolo di anarchia, critico nei confronti del clero, capace di perdono come puro atto di pietà, che scardina le fondamenta di una sovrastruttura probabilmente fittizia e terribilmente debole: quello dell’organizzazione religiosa.

In pochi versi l’autore genovese riesce anche a racchiudere un messaggio d’amore dalla forza eccezionale:  il perdono. Un perdono inumano.

[…] perdonando con l’ultima voce

chi lo uccise tra le braccia di una croce.

#BeyondtheLyrics - Si chiamava Gesù di Fabrizio De AndréNon è Gesù ad essere in-umano, ma lo sono le sue parole e i suoi gesti, al di là dei quali non si può che intravedere la traccia di un affronto alla mera logica umana.

Non umano è il suo modo di perdonare sulla croce chi lo sta uccidendo; non umano è piangere l’addio di «quelli che l’ebbero odiato, chi gli portò in dono alla fine una lacrima o una treccia di spine».

Inumano è pur sempre l’amore che il Nazareno ha provato, regalato e predicato nel corso della sua vita. Un altro tipo di amore, un amore che sfugge alle categorie di interpretazione umana; un amore che ad un «estremo saluto», restituisce «la preghiera e l’insulto e lo sputo».

Non umano è «rantolare senza rancore», è il sacrificio compiuto, è il morire crocefissi per un ideale, per una speranza, per quella giustizia divina incarnata che dovrebbe sostituirsi alla cosiddetta giustizia umana, in cui né il cantautore, né il più grande filosofo di tutti i tempi – Gesù, appunto – hanno mai nutrito fiducia.

Il brano nega quindi la divinità del presunto figlio di Dio: lo fa a partire da una dichiarazione personale in versi nella prima strofa: «Non intendo cantare la gloria / né invocare la grazia o il perdono/ di chi penso non fu altri che un uomo / come Dio passato alla Storia». Lo fa criticando ironicamente la figura stereotipata imposta dalle celebrazioni, dai catechismi: «ebbe forse un po’ troppe virtù»; lo fa, descrivendo la naturalezza e l’universalità della morte: «E morì come tutti si muore / come tutti cambiando colore». Lo fa sottolineando l’inutilità del sacrificio massimo, di quella crocefissione in virtù di una presunta liberazione – mai avvenuta – da ogni male, avanzando la conseguente critica alla bontà e onnipresenza di Dio. A cosa è servita la passione di Cristo, la morte e la resurrezione (cui De André non fa assolutamente cenno nel corso del brano) se lo scandalo e il peccato non sono stati cancellati? Se ogni giorno, da più di 2000 anni, sentiamo di atrocità e siamo protagonisti indiscussi di scempi ed orrori? Se rimarchiamo gli stessi errori, se a malapena accettiamo il perdono e sappiamo perdonare? A nulla.

Si chiamava Gesù è un’accusa. È l’accusa di un uomo che si interroga, che osserva, che pensa, che si rende conto dell’ipocrisia, dell’incoerenza, della disgrazia e della miserabilità dell’uomo. È la riflessione di un uomo che ha colto nel Cristo non il divino, non il lato de-umanizzato, bensì la sensibilità, «l’attrazione da quell’umanità traboccante in cui – almeno in parte- si riconosce» ( S. Zucal – Il cristo dei filosofi).

Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si può dire non sia servito a niente
perché prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virtù
si faceva chiamare Gesù.

Non intendo cantare la gloria
né invocare la grazia o il perdono
di chi penso non fu altri che un uomo
come Dio passato alla storia
ma inumano è pur sempre l’amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l’ultima voce
chi lo uccide fra le braccia di una croce.

E per quelli che l’ebbero odiato
nel getzemani pianse l’addio
come per chi l’adorò come Dio
che gli disse sia sempre lodato,
per chi gli portò in dono alla fine
una lacrima o una treccia di spine,
accettando ad estremo saluto
la preghiera l’insulto e lo sputo.

E morì come tutti si muore
come tutti cambiando colore
non si può dire che sia servito a molto
perché il male dalla terra non fu tolto

Ebbe forse un pò troppe virtù,
ebbe un volto e un nome: Gesù.
Di Maria dicono fosse il figlio
sulla croce sbiancò come un giglio.

Eleonora Vergine per MIfacciodiCultura

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By on aprile 15th, 2017 in Articoli Recenti, MUSIC

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