Processione dei Misteri di Latiano: la tradizione incontra la religione

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Processione dei Misteri di Latiano: la tradizione incontra la religione

È venerdì a Latiano, piccolo paese della Provincia di Brindisi, ma non è il classico venerdì. Sono le 20.30 e la gente ha già riempito il sagrato della Chiesa di Sant’Antonio e ogni angolo della piazza antistante: è la sera del Venerdì Santo e in gran silenzio si attende l’inizio della Processione dei Misteri.

Si tratta di una tradizione giunta nel Meridione d’Italia nel XVII-XVIII secolo con la dominazione spagnola e tale tradizione prosegue ancora oggi. Vengono portate in spalla le statue lignee o di cartapesta raffiguranti i momenti salienti della Passione di Cristo. C’è un’atmosfera particolare intorno a questo evento, diversi fattori contribuiscono a rendere tale momento unico: il silenzio, il passo lento, i penitenti scalzi e con il volto coperto, la marcia funebre intonata dalla banda posta alla fine del corteo. L’aspetto religioso va di pari passo con l’aspetto teatrale scenografico. Queste infatti non sono altro che forme di pietà popolare e vengono compiute determinate azioni devozionali, le quali ancora oggi incidono visivamente sulla sensibilità di chi li osserva.

Stilando una cartina geografica, tali riti sono molto diffusi in tutto il Sud Italia, ben radicati in Campania e Puglia, e casi molto singolari sono quelli di Taranto e Francavilla Fontana. 

Processione dei Misteri di Latiano: la tradizione incontra la religioneNel capoluogo ionico la Processione dei Misteri risale al 1765 ed ancora oggi come da allora si respira la stessa atmosfera e carica emotiva. Le caratteristiche importanti sono: il Troccolante, un uomo posto all’inizio della processione che agita la troccola, uno strumento musicale costituito da una tavola di legno con su istallate delle maniglie, e le coppie dei Perdùne (Perdoni), pellegrini penitenti che prendono parte alla processione accompagnati da un bastone, scalzi e con addosso un camice bianco stretto in vita e ai polsi, hanno il volto coperto da un cappuccio bianco e sul capo un cappello nero bordato di blu. Li contraddistingue la lenta camminata simile ad un lento dondolio, difatti nel gergo tarantino tale movimento è chiamato nazzecata.
A Francavilla Fontana invece nel corteo processionale troviamo i Pappamusci, i quali nell’abbigliamento rispecchiano alcune caratteristiche simili a quelle dei Perdoni di Taranto, ma particolari invece sono i Crociferi, ovvero dei penitenti scalzi, con il volto coperto da un cappuccio e con addosso un camice stretto alla vita, che trasportano delle pesanti croci in legno.

Tali riti suscitano grande interesse turistico: forse il gran segreto è racchiuso in una ricetta che mescola l’aspetto religioso con quello folkloristico.

Domenico Ble per MIfacciodiCultura

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