L’Umana Commedia – Brunetto Latini, figura paterna e maestro nel girone dei sodomiti

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L’Umana Commedia – Brunetto Latini, figura paterna e maestro nel girone dei sodomiti

L'Umana Commedia - Brunetto Latini, figura paterna e maestro nel girone dei somoditiOggi la nostra Umana Commedia torna nei gironi infernali e, con la buona guida di Dante e Virgilio, ci parla di quel Brunetto Latini che il poeta incontra nel Canto XV, in particolare nel XVII Cerchio. Qui troviamo puniti i violenti, le cui storie vengono raccontate dal XII al XVII Canto.

Il primo girone è attraversato da Flegetonte, il fiume di sangue bollente dove sono immersi per l’eternità i violenti contro il prossimo, ovvero i predoni e gli assassini: a guardia delle loro anima vi sono i centauri, pronti con i loro archi a scagliare frecce su chiunque tenti di emergere più di quanto giustizia divina concede dalle spire ustionanti del fiume.

Nel secondo girone troviamo la selva dei violenti contro se stessi, ovvero i suicidi, ove Dante incontra Piero Della Vigna: questi sono imprigionati negli alberi del bosco e, giornalmente, le Arpie straziano i rami di queste piante, infliggendo loro dolore. Sotto le loro fronde troviamo i violenti contro il patrimonio, ovvero gli scialacquatori, che corrono inseguiti da cagne nere che, quando li raggiungono, li riducono in brandelli.

All’inizio del Canto i due viaggiatori del regno infernale hanno lasciato alle loro spalle questa selva, quando incontrano il gruppo di anime del terzo girone, quello dei violenti contro Dio. Vi sono i bestemmiatori, che hanno quindi offeso la persona divina; vi sono i sodomiti, che hanno offeso il divino nella natura, ed infine gli usurai, che hanno usato violenza contro l’operosità umana. Qui vi sono tre delle anime più famose della Commedia: il bestemmiatore Capaneo che si dileggia in gesti osceni, Reginaldo Scrovegni, noto usuraio, e infine Brunetto Latini, punito per la sua sodomia.

Queste anime sono destinate a passare l’eternità nella sabbia rovente dove vengono colpiti da una pioggia di falde infuocate.

Sulle sponde del Flegetone, da cui si alzano fumi bollenti, i violenti contro Dio si sporgono, incuriositi come tutte le anime dai due viaggiatori: nella Commedia, soprattutto nell’Inferno, ove le anime possono conoscere solo il passato e il futuro ma non il presente, molti si stupiscono di vedere Dante. C’è chi pensa sia già morto, e se ne dispiace, oppure chi si chiede come mai un vivo si ritrovi a passeggiare per le dolorose vie infernali.

Così adocchiato da cotal famiglia, 
fui conosciuto da un, che mi prese 
per lo lembo e gridò: «Qual maraviglia!».  

vv 22 – 24

L'Umana Commedia - Brunetto Latini, figura paterna e maestro nel girone dei somoditi
Flegetonte

Ecco che nella schiera dei violenti un’anima prende un lembo della veste di Dante, riconoscendolo. Il poeta ci mette un po’ a riconoscere quest’uomo, visto che il loro volto viene escoriato per l’eternità dalle fiamme, ma poi riconosce Brunetto, poeta che fece da maestro a Dante per lungo tempo e che viene ricordato per «la cara e buona imagine paterna / di voi quando nel mondo ad ora ad ora / m’insegnavate come l’uom s’etterna». I due discutono molto di gloria e di fama, ma anche con il Latini il colloquio deve sottostare alle dure leggi dell’Inferno: per chi smette di correre, infatti, è costretto a subire per cento anni la di pioggia di fuoco senza potersi muovere.

I due parlano di Dante e del perché sia arrivato lì, anche se il discorso non sembra colto pienamente dall’anima dannata, che come tutte quelle infernali non coglie il viaggio di redenzione e di santità che aspetta il poeta. A Brunetto Latini interessa molto della fama del suo allievo anche se per l’ennesima volta in questa Cantica si ritrova a profetizzare l’infausto futuro di Dante, cacciato dai suoi stessi concittadini, «quello ingrato popolo maligno / che discese di Fiesole ab antico, /e tiene ancor del monte e del macigno, / ti si farà, per tuo ben far, nimico». Ma Dante è abituato a queste profezie, e anche la sua guida ricorda come sia un buon ascoltare. Ma mentre parlano di fama e di gloria letteraria, passa in secondo piano il peccato per cui Brunetto è punito: verso la fine del Canto afferma di essere punito, assieme persino ai chierici, del peccato di sodomia. Descrive brevemente i suoi compagni di pena, e il Dante scrittore non si frena dall’infangare Bonifacio VIII per l’ennesima volta mettendo qui un suo «servo dei servi», e dopo la sua breve disamina torna nella schiera, a subire il suo eterno contrappasso.

Poi si rivolse, e parve di coloro 
che corrono a Verona il drappo verde 
per la campagna; e parve di costoro 

quelli che vince, non colui che perde.        

Se ne va così Brunetto Latini, come un vincitore.

vv 121 -124

Per il trattamento di questa anima da parte di Dante, per l’amore quasi figliare che prova per lui, per la poca attenzione alla sodomia, molti hanno voluto sottolineare come il reato dell’omosessualità non sia considerato così gravemente dall’Alighieri scrittore. Se da un canto questo può essere vero, tanto che i due colloquiano di poesia, non bisogna dimenticare che Latini viene posto comunque all’Inferno a subire la sua pena. Anche se storicamente parlando non ci sono fonti che affermino l’omosessualità del poeta, Dante pone a subire una pioggia eterna di fuoco quello che considera come un padre: una pena dura e di certo non così accondiscendente.

È pur vero che il peccato di sodomia viene, però, considerato tra altre violenze, al pari di bestemmiatori e usurai.

L'Umana Commedia - Brunetto Latini, figura paterna e maestro nel girone dei somoditiNemmeno Dante, uomo del Medioevo, nella sua descrizione infernale, arriva a pensare quello che ha realizzato l’uomo della Seconda Guerra Mondiale e quello dei giorni nostri: porre i gay in campi di concentramento, nel vano tentativo di correggerne l’orientamento sessuale tramite la violenza e, nei peggiori dei casi, la morte.

Dante ricorda qui il suo maestro come un poeta, che chiede al suo allievo non le preghiere né di ricordarlo in vita, ma di continuare a parlare della sua poesia, il suo operato. Poco conta il suo peccato, poco conta la sua omosessualità. Infatti è pur vero che, anche se Brunetto Latini si trova all’Inferno, viene trattato da Dante con rispetto ed amore, se non con ammirazione, come capita per molti altri personaggi. Se da un lato non è stupito di trovarlo nei sodomiti, nemmeno tratta il suo padre letterario come un rifiuto umano, come un malato di mente, come un reietto della società. Il Dante uomo medievale che spessissimo rimane invischiato nel suo tempo, giudicando aspramente peccati e peccatori, fa un gesto dolcissimo: allunga la mano per sfiorare il viso, ustionato e sfigurato, di Brunetto.

E io, quando ‘l suo braccio a me distese, 
ficcai li occhi per lo cotto aspetto, 
sì che ‘l viso abbrusciato non difese                            

la conoscenza sua al mio ‘ntelletto; 
e chinando la mano a la sua faccia, 
rispuosi: «Siete voi qui, ser Brunetto?».  

vv 25 – 30

Non solo, per tutto il canto Dante segue Brunetto nella sua eterna corsa, con il capo chino: sia per sentire le parole dell’anima, ma anche in senso di grande devozione e di grande rispetto. Per colui che, alla fine, rimane un sodomita.

E che se ne va come un vincitore.

Ancora una volta, il poeta medievale sembra più moderno di tanti viventi oggi.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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