Il doppiaggio: ladro d'arte del cinema o risorsa comunicativa fondamentale?

Il doppiaggio: ladro d’arte del cinema o risorsa comunicativa fondamentale?

Io so che in Italia avete questa usanza del doppiaggio, ma secondo me è una cosa che dovete abbandonare. Quando sento il termine di doppiatore mi vengono i brividi. Il doppiaggio ammazza il cinema.

Willem Dafoe

L’incisivo intervento di Willem Dafoe al Lucca Film Festival risveglia un dibattito tutt’altro che sopito che divide da sempre il pubblico italiano. Un dibattito lungo quanto la storia del doppiaggio stesso.

Inizio incrociando fiduciosa le dita con la fervida speranza di non imbattermi in qualche lettore permaloso. Lasciate ogni parvenza di suscettibilità o voi che leggete!

Lanciato il messaggio, vi presento un simpatico nomignolo da me confezionato per la fazione degli amanti del doppiaggio: i nuovi pigri. Mi rivolgo proprio a voi, nuovi pigri, chiedendovi di riconoscere cosa si cela nell’innata passione per le voci italiane. Non si nasconde, forse, un pizzico di ignavia?

Forse non ci crederete, ma nel vivo di una discussione con un mio coetaneo, ho sentito spacciare il rifiuto alla lingua originale per una nuova forma di patriottismo. Potrete capire come, già sommerse dai dilaganti sproloqui populisti dei nostri tempi, le orecchie abbiano iniziato a fischiare fastidiosamente. Per fortuna esistono membri della comunità dei nuovi pigri più sinceri, uno di questi con onestà ha espresso la sua riluttanza nei film in lingua originale criticando così l’utilizzo dei sottotitoli: «Nel seguirli rischio di perdermi dei particolari del film a cui non voglio rinunciare».

Un punto al nostro amico nuovo pigro penserete. Ebbene questa motivazione, all’apparenza fondata, presenta un’immagine speculare. Vero, inseguendo i sottotitoli possiamo smarrire il senso di alcuni gesti, ma anche le piccole sfumature del linguaggio possono scomparire con la traduzione.

Luca Ward, noto attore e doppiatore

«Doppiare un film non è come tradurre un romanzo, ma come tradurre una poesia: si tratta di un lavoro complicato» dice il regista Marco Tullio Giordana. Un lavoro complicato, a volte oserei dire impossibile. Ne sono la dimostrazione la lunga lista di oltraggiose traduzioni dei titoli dei film. Qui mi limito a ricordare la terribile Se mi lasci ti cancello, trasposizione italiana dell’originale Eternal sunshine of the spotless mind a cui, converrete con me, non rende assolutamente giustizia.

Il rischio di perdersi nella lettura dei sottotitoli o di non comprendere alcuni passaggi del film è poi inversamente proporzionale alla quantità di film visti in lingua originale. In realtà non si tratta che di un allenamento, più si guarda la TV in questo modo, più ci si abitua, più si impara. Non a caso è statisticamente provato che i Paesi in cui i programmi e i film non vengono doppiati hanno una conoscenza delle lingue straniere migliore della nostra. Ed ecco che eliminare il doppiaggio può trasformarsi anche in un mezzo divertente per imparare.

Io, nuovi pigri, capisco bene che trasformare un momento di svago come la visione della nostra serie preferita o di un programma di intrattenimento in un’ora di concentrazione può essere tedioso. Ma anche questa è una questione di abitudine: se iniziassimo a farlo fin da piccoli ci sembrerebbe normale dedicare uno sforzo in più al nostro svago prediletto.

La famiglia Izzo, doppiatori da tre generazioni

Come in ogni cosa, io credo che bisogni pesare sul piatto della bilancia i pro e i contro. Dopo aver riposto su uno di essi lo sforzo che richiede seguire un film in lingua originare, io riporrei sull’altro tutta l’arte che si perde nel doppiaggio. L’espressività della voce strettamente legata ai movimenti di un attore, le piccole sfumature dei discorsi, l’autenticità della sceneggiatura vanno perse per sempre con la traduzione. Parte dell’intensità, del talento, del carattere degli attori viene smarrita quando vengono doppiati. Perché rinunciare ad un pezzo dell’opera così importante?

Lasciatemi poi un’ultima considerazione: se un film fosse distribuito solo in lingua originale gli incassi, almeno i primi anni, diminuirebbero. Per non parlare del business che ruota intorno al doppiaggio che andrebbe inesorabilmente a morire. Insomma, siamo alle solite. Esistono una serie di interessi che frenano la diffusione della cultura. Perché, nuovi pigri, riconoscetelo: l’arte deve essere autentica per essere vissuta a pieno.

Carolina Iapicca per MIfacciodiCultura

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By on aprile 14th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

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