James Baldwin, letteratura&soul, ma ricorda: I Am Not Your Negro

James Baldwin, letteratura&soul, ma ricorda: I Am Not Your Negro

James Baldwin

James Arthur Baldwin (New York, 2 agosto 1924 – Saint-Paul-de-Vence, 1° dicembre 1987) è stato uno scrittore afroamericano che ha assistito alla morte di due personaggi  influenti della comunità nera del Novecento: Malcom X e Martin Luther King. Alla sua vita è dedicato il documentario I Am Not Your Negro del regista haitiano Raoul Peck, con la voce narrante di Samuel L. Jackson. Presentato al Festival di Berlino e candidato agli ultimi Oscar come Miglior documentario, è approdato recentemente in Italia. Il film delinea Baldwin come un intellettuale nero atipico, che si pose domande curiose del tipo «Perché il cinema  distorce la sessualità degli attori di colore?», o anche «La natura dell’ispirazione narrativa è uguale in bianchi e neri?». Lo scrittore approfondì e trattò temi non considerati utili alla causa dell’integrazione, attirandosi accuse di tradimento per aver indagato, per esempio, sull’omosessualità tra i neri.

Dorothy Counts

Il filo conduttore del documentario è proprio la sua opera inedita Remember This House, di cui Peck ha acquistato i diritti puntando a realizzare il sogno dello scrittore: un “viaggio” verso le radici, necessario per capire perché il colore della pelle precedesse sempre quanto scriveva. Nel documentario i flash sull’infanzia ricostruiscono l’ambiente in cui crebbe, accompagnati dai ricordi legati alla figura della maestra Bill, che gli raccontava il mondo: non solo quello del quartiere, ma perfino quella della lontanissima Europa scossa dal nazionalsocialismo. Il tema della scuola ritorna spesso e si capisce che è un nodo centrale nella “questione dei neri”. Foto d’archivio, riprese nel film, mostrano infatti la prima ragazza nera ammessa a una  scuola frequentata da bianchi. Siamo a Charlotte, Carolina del Sud, nel settembre 1957, e lei è Dorothy Counts, di soli quindici anni: la giovane, che indossa un vestito a quadrettini e un lunghissimo fiocco bianco, quasi una zavorra per tenerla ferma, viene immortalata mentre avanza sul vialetto d’accesso alla scuola, inseguita dagli sputi, dai sassi e dalle voci di grandi e piccoli che si incitano a vicenda.

Malcom X

C’è chi riesce a studiare e chi penzola dai rami a cui è stato impiccato, la segregazione avanza e retrocede, ha a che fare con barriere mentali, oltre che razziali. Raoul Peck mostra le cose come le osservò lo stesso Baldwin, usando anche spezzoni di film di quegli anni. In  uno di essi una donna afroamericana si reca a scuola e chiede di prelevare  la sua bambina. La maestra, a disagio, le dice che non c’è nessuna nera. La donna gira con lo sguardo finché la vede: è la piccola Peola, una bambina bianca che si nasconde dietro al libro, perché si vergogna di lei. La maestra invita Peola ad andare a casa e la bimba esce, fra gli insulti delle compagne. Una di loro pronuncia una frase illuminante: «Non mi ero  mai accorta che fosse nera!». Il pregiudizio travisa la realtà, altera la percezione, rende  falso ciò che gli occhi vedono. Fornisce la risposta  all’interrogativo di Baldwin sul perché la sua bravura venisse percepita solo dopo aver preso atto che non era bianco: la lente deformante dello stigma nega l’individuo sulla base di una presupposta inferiorità e gli sottrae talento e stima.

Martin Luther King

Ma un’altra questione viene trattata in I Am Not Your Negro: preso atto che il problema dell’integrazione razziale non è risolto (come dimostrano i disordini di Ferguson del 2014), lo scrittore come pensava si dovesse condurre la battaglia per un’effettiva parità?  Nel film vediamo Baldwin porre a confronto Malcom X e Martin Luther King. Il primo, ripreso mentre assiste a una sua lezione, gli incute un certo timore per lo sguardo indagatore e per le sue tesi radicali secondo cui i movimenti non violenti erano una forma di sostegno dei bianchi. Contrapposto c’è un pastore della chiesa battista, Martin Luther King, che parla da leader pacifista contro le bombe in Vietnam e contro la guerra. Baldwin assisterà al suo funerale visibilmente commosso, sedendo vicino alla vedova Coretta King. Da un lato lui e dall’altro Ray Charles.
Ma gli occhi buffi di Baldwin appaiono poco tagliati per la politica, nonostante nel film lo vediamo invitare Robert Kennnedy ad appoggiare l’inserimento dei ragazzi di colore nelle scuole.

I Am Not Your Negro non avanza per questo nessuna tesi esplicitamente, preferisce lasciare la parola a Baldwin che dice: «Nessun cambiamento è possibile se non lo si affronta» aggiungendo anche «Per superare un problema occorrono energie fisiche e il riposo è importante».

Consigli poco rivoluzionari, ma di chi aveva imparato che l’angoscia derivante da un fisico stremato è nociva. Ma quest’ultimo può essere utile invece per l’ispirazione narrativa: proprio il senso di angoscia per un’esistenza precaria lo aveva spinto verso la scrittura, fornendogli materiale e spunti importanti. Alla fine, conta quello che si ha e come lo si usa per raggiungere un obiettivo.

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

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By on aprile 14th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

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