“Depero il Mago” ospite della Fondazione Magnani-Rocca

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Depero il Mago ospite della Fondazione Magnani-Rocca

Architettura sintetica di uomo, 1888

«L’artista è chimico, fisico, architetto, soldato, pazzo». Con queste parole vogliamo presentare un artista dinamico e poliedrico tra i più popolari delle Avanguardie del ‘900, il futurista Fortunato Depero. Più di 100 opere dell’artista trentino, classe 1892, sono in mostra fino al 2 luglio 2017 presso la Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo (PR), sede della Fondazione Magnani-Rocca, in occasione dell’esposizione Depero il Mago.

La Fondazione venne istituita da Luigi Magnani, musicologo e critico d’arte, «con lo scopo di promuovere la diffusione della cultura e dell’arte quali strumenti per la crescita della società civile». Egli destinò alla Fondazione oltre alla sua villa privata anche la sua prestigiosa collezione di opere d’arte custoditavi all’interno, ora in mostra permanente, che conta lavori di grandi artisti quali Lippi, Carpaccio, Dürer, Tiziano, Rubens, Van Dyck, Goya e, tra i contemporanei, Monet, Renoir, Cézanne, De Chirico, De Pisis, Morandi, Burri, oltre a sculture di Canova e di Bartolini, per citare alcuni nomi tra i più famosi.

Depero il Mago si inserisce in questo splendido contesto museale in cui è percepibile un continuum tra vita, arte e ambiente quotidiano e chiude un trittico di esposizioni volute dalla Fondazione e dedicate ai maggiori interpreti del futurismo italiano, Balla e Severini prima di Depero.

La mostra si articola in cinque capitoli che scandiscono il percorso futurista di questo grande sperimentatore che dalla pittura e dal disegno si mosse verso l’editoria, la scenografia fino all’arredo, all’oggettistica e alla grafica pubblicitaria.

Guerrieri, 1923, tarsia in panni

Il percorso prende avvio con Irredentismo e futurismo in cui viene raccontato il periodo d’esordio dell’artista, nato a Fondo in Val di Non e trasferitosi successivamente a Rovereto per frequentare la Scuola Reale Elisabettina, grazie alla quale matura un interesse plastico dei soggetti, fino all’incontro a Roma con Boccioni, Cangiullo, Marinetti e Balla. Con quest’ultimo scrive nel 1915 il manifesto Ricostruzione futurista dell’universo: il nuovo universo è gioioso, coloratissimo e luminoso, motivo per cui le tele e i disegni di Depero presentano colori brillanti, immagini sintetiche, dinamiche, e veloci.
Nel programma di rinnovamento, che dà luce alla seconda fase del Futurismo, sono coinvolti tutti gli ambiti della vita, persino il teatro. Teatro magico è la seconda tappa che lo spettatore incontra avanzando di sala e quindi cronologicamente nel tempo: a partire dal 1916 a Depero arrivano una serie di incarichi teatrali. La prima commissione è da parte di Sergej Djagilev per le scenografie e i costumi di Le Chant du rossignol, successivamente lavora ai Balli plastici, nei quali mette in scena marionette rigide e meccaniche che richiamano il mondo dell’infanzia e della magia.

Se la pioggia fosse di Bitter Campari

La Casa del Mago ci conduce al 1919 quando, finita la guerra, Depero, insieme alla moglie Rosetta Amadori, figura centrale nella sua vita, da Roma ritorna in trentino istituendo la Casa d’arte futurista, un laboratorio casalingo specializzato nella produzione di mosaici, tarsie in panno, nella grafica pubblicitaria (l’artista collaborerà con Campari per molti anni) e nell’arredo.

Fortunato Depero che è convinto che l’arte debba inserirsi organicamente all’interno dei processi di produzione industriale riesce ad aprire a New York la Depero’s Futurist House, una sorta di filiale americana della casa d’arte di Rovereto. Qui sviluppa un’autonomia inventiva piena ed esauriente che spicca in campo pubblicitario. Egli collabora con diverse riviste, tra le più famose Vanity Fair, Sparks, Movie Makers, News Auto Atlas, per le quali disegna le copertine con uno stile inconfondibile: architettonico, lineare, stilizzato, geometrico e pulito.

È ora di finirla con il riconoscimento dellartista dopo la morte o in avanzata vecchiaia. Lartista ha bisogno di essere riconosciuto, valutato e glorificato in vita, e perciò ha diritto di usare tutti i mezzi più efficaci ed impensati per la réclame al proprio genio e alle proprie opere.

La casa del mago, 1920, olio su tela

Rovereto, verso il museo: saltiamo con quest’ultima tappa agli anni Cinquanta del Novecento. L’artista, rientrato in Italia insieme alla moglie, progetta, in collaborazione con il Comune di Rovereto, un museo di cui cura personalmente ogni dettaglio andando contro il dettato futurista che aveva messo al bando ogni forma di musealizzazione dell’arte. Oggi il museo Depero è l’unico museo italiano fondato da un futurista, ed è di proprietà del Mart, l’ente che ha collaborato per la realizzazione di questa importante mostra che con dipinti, tarsie in panno, collage, abiti, progetti pubblicitari disegni e mobili vuole celebrare il genio di un artista a tuttotondo, pioniere del design moderno. 

Depero il Mago
A cura di Nicoletta Boschiero e Stefano Roffi
Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo (PR)
Dal 18 marzo al 2 luglio 2017

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