Thirteen Reasons Why: lo young adult di Netflix tra suicidio, stupro e omertà

Thirteen Reasons Why (o semplicemente Tredici) è la nuova serie firmata Netflix: uscita il 31 marzo, non è né un pesce d’aprile, né una commedia leggera. Basata sull’omonimo best seller di Jay Asher parla di tante verità scomode dell’adolescenza come bullismo, discrepanze sociali e solitudine, tipiche di quell’età che abbiamo tutti vissuto. Età di cui però una volta diventati adulti ci si dimentica e si finisce per etichettarla semplicemente come problematica. Tuttavia questo non è il solito teen drama americano: la nuova serie Netflix Original è un dramma in tredici atti, che affronta temi importanti, come stupro, suicidio e omertà.

Il protagonista è Clay Jensen (Dylan Minnette), tipico nerd introverso e timido. Tredici però è la storia di Hanna Baker (Khaterine Langford), una sedicenne che ha deciso di togliersi la vita per non doverne più portare il peso sulle sue spalle martoriate. Ma non se va in silenzio. No, Hanna si lascia dietro tredici cassette per raccontare la sua vita. O meglio, le tredici ragioni per cui ha deciso di porvi fine. E ogni ragione è dedicata a qualcuno. Vi allega una mappa e delle istruzioni, perché nel suo piano le cassette devono essere passate di mano in mano in modo che tutti i suoi assassini si prendano la loro fetta di responsabilità.

Ciao, sono Hanna, Hanna Baker. […] Mangia qualcosa e mettiti comodo, perché sto per raccontarti la storia della mia vita. Anzi, più esattamente, il motivo per cui è finita. E se tu hai queste cassette, è perché sei uno dei motivi.

Hanna è bella, simpatica e intelligente. Ma è vittima di bullismo e pettegolezzi e ha difficoltà a trovare dei buoni amici. L’adolescenza è difficile e trovarsi in un ambiente nemico, crudele e incomprensivo è per alcuni ragazzi all’ordine del giorno. Di storie come questa purtroppo ce ne sono tante: come quella di Carolina, quattordicenne scomparsa tre anni fa a causa del bullismo digitale. Oppure quella di Marco, suicida a soli sedici anni perché gay e incompreso. E sono tutte storie di cui la gente ama parlare al bar. «Chi mai l’avrebbe immaginato? Era un ragazzo così pieno di vita». Già, ma dov’eravate voi quando quella vita gli è crollata addosso?

Perché Hanna non l’hanno uccisa solo incomprensione e bullismo, ma anche il peso di una testimonianza terribile, l’omertà e infine quella cosa che tutti cercano di ignorare: lo stupro. Inizialemente vi assiste, nascosta in un armadio, ed è una sua amica a essere trascinata al patibolo. Il coraggio la porta a parlare, ma l’omertà è onnipotente. Tutti sanno, ma non osano. E l’omertà la contagia: quando diventa testimone di un altro delitto si tiene tutto dentro, passo dopo passo, verso la tomba. Finché Caronte arriva nelle vesti del compagno stupratore, che le spezza l’anima. È quello il punto di non ritorno e Hanna non torna più: le hanno preso tutto e vivere non ha più senso. Ma lei si lascia dietro i macigni della sua coscienza, affinché gli altri facciano i conti con le loro colpe.

Thirteen Reasons Why: Netflix tra suicidio, stupro e omertà
Hanna Baker (Khaterine Langford)

La morte di Hanna però non porta l’effetto sperato. C’è di nuovo omertà. Troppa omertà. Ci vuole tanto tempo prima che la verità venga a galla, un poco alla volta. Nessuno vuole mostrare le proprie debolezze, neanche per Hanna. È come se la sua morte fosse importata ben poco. Sarà Clay, che l’ha sempre amata, a sbrogliare la matassa e ottenere una confessione. E infine la sua dipartita apre un nuovo capitolo e pone la grande domanda: la morte è stata la sua scelta, dobbiamo accettarla?

Tredici è stata definita una serie young adult, ovvero un prodotto per adolescenti e giovani intorno ai vent’anni. Mai definizione fu più inappropriata.  Thirteen Reasons Why è un serie TV per tutte le età. Anzi, è da consigliare ai genitori, magari da guardare con i propri figli (over 16). Temi come questi sono difficili da affrontare, soprattutto se gli interlocutori sono i tuoi figli adolescenti, ma non per questo è giusto affondare la testa nella sabbia. Non tutti sono capaci di aprirsi e confessare i propri dolori, così come non tutti sono capaci di scollarsi di dosso le angherie come se fossero fili d’erba. Ma se qualcuno l’avesse ascoltata davvero, forse Hanna non sarebbe morta, proprio come Carolina, Marco e tanti altri.

Perché alla fine abbiamo tutti ucciso Hanna Baker.

Luisa Seguin per MIfacciodiCultura

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By on aprile 13th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

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