“I pesci non portano fucili”: l’elogio alla fluidità di Alfredo Pirri

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I pesci non portano fucili: l’elogio alla fluidità di Alfredo Pirri

I pesci non portano fucili: l'elogio alla fluidità di Alfredo Pirri
Alfredo Pirri, Passi

Soltanto un visionario come Alfredo Pirri poteva concepire e realizzare un progetto a partire da una frase così bizzarra e pittoresca, carica di energia positiva come «I pesci non portano fucili». Tratta dal romanzo fantascientifico The divine Invasion (1981) di Philip. K. Dick, la frase diventa il titolo di un’importante antologica dell’artista, ospitata negli spazi dell’ex mattatoio di Testaccio e visitabile fino al 4 giugno. L’ex mattatoio romano è un importante esempio di archeologia industriale di fine ‘800 i cui spazi, oggi seconda sede del Museo d’Arte Contemporanea di Roma, sono stati interpretati (e, in parte, trasformati con delle pareti in Beton wood) da Alfredo Pirri, ai fini di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza immersiva, giocata sull’armonia tra spazio, luce e colore. Più che un’antologica, allora, la mostra si può definire quasi un’opera a sé, una coinvolgente full immersion tra i cinquanta lavori dell’artista, realizzati tra gli anni Ottanta e il 2017, ed esposti non in maniera cronologica, ma sincronica, fluida, in continuo dialogo con lo spettatore.

Alfredo Pirri, nato a Cosenza nel 1957, definisce la sua antologica «collettiva», intendendo con collettività tutte quelle energie e quegli influssi che sono confluiti all’interno del progetto e che hanno permesso che una mostra «inimmaginabile» diventasse non solo possibile, ma esemplare. In questo senso, la trasformazione degli spazi del mattatoio diventa un’espansione verso la città, intesa come luogo di condivisione e di confluenze e il percorso espositivo è, come ha dichiarato l’artista:

Un’avventura intellettuale che si propone alla città, proprio come nel titolo, in maniera disarmata e con un tentativo di rendere la stessa città maggiormente fluida, in modo da muoversi al suo interno come pesci nell’acqua, senza mai fermarsi al primo ostacolo. […] L’arte mobilita le energie, i sentimenti, i pensieri di tutti.

I pesci non portano fucili: l'elogio alla fluidità di Alfredo Pirri
Alfredo Pirri, Verso N, 2003

Ottimismo e fluidità sono dunque le parole chiave per comprendere il percorso artistico di Pirri che, sperimentando negli anni molteplici linguaggi espressivi – dalla pittura, alla scultura, fino alla performance – ha sempre orientato la sua ricerca verso una dimensione spazio-temporale, originata dalla memoria e dalla fantasia. Ad esempio, nel gruppo di lavori intitolati Verso N (2003), il riverbero delle vernici colorate sul muro crea una suggestiva aura attorno all’opera, tale da annullare il confine tra realtà e immaginazione. Allo stesso modo, Arie (2016), piume dipinte su plexiglass, sono opere in bilico tra qualcosa di tangibile e pungente e qualcosa di etereo, impalpabile.

In seguito al nuovo allestimento della LAGN era stato smantellato il monumentale ingresso vitreo progettato da Pirri nel 2011 – Passi – che ora, in occasione della mostra, viene nuovamente ricreato, in dimensioni ridotte, sotto forma di passaggio tra due sale. Nel giorno del vernissage i visitatori sono stati invitati dall’artista a frantumare, calpestandola, la lastra di vetro e a contribuire, così, al completamento dell’opera site specific, che quindi ha perso la sua autorialità, diventando, in un certo senso corale. Come ha scritto l’artista:

Lo spettatore compie una doppia azione di demolizione e ricostruzione della sua immagine […] nello sperimentare l’azione del guardarsi capovolto e sentire quello spazio infinitesimale come una pelle che lo lega e separa dalla propria immagine, per condurlo a farne parte in maniera naturale allo stesso modo di come si fa parte del mondo.

A conclusione del percorso, i curatori Benedetta Carpi de Resmini e Ludovico Pratesi, hanno previsto La stanza di Penna, una piccola sala silenziosa, lontana dai riflessi iridescenti delle vernici, che ospita cento elementi dipinti, piegati e sovrapposti, come dei libri aperti verso l’osservatore o delle barchette naufragate e mutile in seguito a chissà quale tempesta. La stanza è il delicato e malinconico tributo dell’artista al poeta Sandro Penna, ma anche una riflessione, favorita dalla fioca luce di un finto tramonto, sulla fragilità.

I pesci non portano fucili: l'elogio alla fluidità di Alfredo Pirri
Alfredo Pirri, La stanza di Penna, 1999

Dunque la mostra I pesci non portano fucili, partendo dalla fantascienza di Dick, arriva alle zone più recondite della nostra coscienza e il riflesso (su vetro, plexiglass, vernici…) non è soltanto una tecnica impiegata dall’artista, ma è un processo di risonanza delle opere con l’ambiente circostante e con lo spettatore. In questo senso, la fluidità consiste proprio in questa capacità di dialogo dialettico della mostra con la città, con la speranza – e Pirri ne è fortemente convinto – che una città diversa, una Roma diversa, possa esistere.

Alfredo Pirri. I pesci non portano fucili.
A cura di Benedetta Carpi de Resmini e Ludovico Pratesi
MACRO Testaccio, Roma
Dal 12 aprile al 4 giugno 2017

Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

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