Franklin Delano Roosevelt: il presidente del “New Deal”

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Franklin Delano Roosevelt: il presidente del “New Deal”

Franklin Delano Roosevelt
Conferenza di Teheran

Per raccontare la figura di Franklin Delano Roosevelt, nato il 30 gennaio del 1882 a Hyde Park e 32° presidente degli Stati Uniti, morto il 12 aprile 1945, possiamo scegliere come punto di partenza il 1932.

Dopo i tre anni di “grande depressione”, come si è soliti indicare quel periodo di crisi che sconvolse gli Stati Uniti dal 1929, nel novembre vennero indette le elezioni presidenziali. Subentra Roosevelt, ad un ormai impopolare Herbert Hoover, cercando di risollevare quell’atmosfera di scoraggiamento che si era creata intorno al presidente uscente.

Roosevelt seppe infatti istaurare con la popolazione un rapporto basato principalmente sulla comunicazione, cercando di ridare speranza ad un ambiente sociale sostanzialmente depresso. Diventarono famose le sue «chiacchierate al caminetto», ossia conversazioni radiofoniche attraverso cui presentava i suoi progetti politici ai cittadini. Nel luglio 1932 presentò il suo grande programma, il New Deal, che prevedeva l’intervento dello Stato in tutti i campi dell’economia americana. Gli esiti non furono però quelli sperati: alla fine del 1934 c’era ancora un alto tasso di disoccupazione e soprattutto l’economia non dava cenni di ripresa. Tuttavia Roosevelt, anche se potenziò notevolmente la macchina statale, raggiunse una piena ripresa solo in occasione solo in occasione del riarmo per la Seconda Guerra Mondiale.

Anche in politica estera il ruolo di Roosevelt fu estremamente determinante.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti scelsero la linea del non intervento, ma già dal 1941 con la Legge Affitti e prestiti si impegnò ad offrire materiale bellico alla Gran Bretagna di Winston Churchill. Il presidente americano dovette quindi interrompere i rapporti diplomatici con Germania e Italia, rispettivamente guidate da Adolf Hitler e Benito Mussolini.
Si delineava così la linea di Roosevelt all’interno del conflitto: una guerra ai regimi nazi-fascisti. Questa prospettiva fu ancora più chiara il 9 agosto 1941, quando Churchill e Roosevelt si incontrarono su una nave da guerra a largo dell’isola di Terranova: i due leader stipularono, infatti, la Carta Atlantica, una condanna ai regimi fascisti, e un nuovo ordine di democrazie da delineare dopo la guerra.

Il 7 dicembre 1941 accadde l’evento che diede la dimensione mondiale alla guerra: l’aviazione dell’impero giapponese distrusse buona parte della flotta americana ancorata a Pearl Harbor. Successivamente, le altre due potenze del patto tripartito, quindi Germania e Italia, dichiararono guerra agli USA. Tra il novembre e il dicembre 1943, Stalin, Roosevelt e Churchill si incontrano nella Conferenza di Teheran: proprio in questa occasione, il leader sovietico ottiene l’impegno di uno sbarco anglo-americano sulle coste francesi.

Franklin Delano Roosevelt
Pearl Harbour

Tale strategia prese il nome di Operazione Overlord, o, più comunemente, sbarco in Normandia, che iniziò il 6 giugno del 1944. Fu uno degli episodi chiave della guerra, che si concluse con la resa incondizionata del Giappone dell’imperatore Hirohito (2 settembre 1945) a seguito delle bombe nucleari lanciate dagli Stati Uniti su Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto), e della dichiarazione di guerra da parte dell’Unione Sovietica (15 agosto).

Questa ultima operazione americana, però, non fu condotta da Roosevelt, ma da Truman. Roosevelt morì infatti il 12 aprile 1945 e, quindi, non vide mai la fine di quel conflitto.

Le sue doti comunicative lo avevano portato ad elaborare un progetto: pur mantenendo gli Stati Uniti in una condizione di primato, doveva essere di principale importanza anche il dialogo con Stalin e andava riconosciuto il ruolo ordinatore dell’Unione Sovietica in un’area geografica storicamente inquieta.

Questa cooperazione finì con la sua morte, dal momento che il suo successore, Harry Truman, adottò una linea molto più rigida soprattutto in politica estera.

 

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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