Pietro Metastasio, alle radici del melodramma (e quindi d'Italia)

Pietro Metastasio, alle radici del melodramma (e quindi d’Italia)

Il melodramma, diciamocelo, è morto.

Pietro Metastasio

È invece rimasto vivo il figlio, molto minore, quasi minorato per certi versi, uno strano animale fantastico, un essere a metà quasi calviniano, dimezzato come un cavaliere, ma non nel senso longitudinale, ché del melodramma rimane viva la coda, parte meno nobile di solito della testa se non altro per la sua vicinanza col centro smaltimento rifiuti. Così, si aggira per l’Italia l’aggettivo tutto italico melodrammatico (noi e non altri siam la patria del melodramma) probabilmente usato spesso senza cognizione di causa e origine, ammesso che i 47 analfabeti funzionali siano in grado di usarlo.

Eppure di situazioni melodrammatiche ne viviamo parecchie tuttora, nonostante Pietro Metastasio, indiscusso padre del melodramma, sia vissuto qualcosa come due secoli fa circa (Roma, 3 gennaio 1698 – Vienna, 12 aprile 1782), deceduto da 235 anni quindi, poeta, librettista, drammaturgo e – cosa che ci interessa invero poco – presbitero, considerato il riformatore del melodramma.

Ovviamente, un po’ per celia un po’ per non morir, abbiamo scelto la sfumatura più nazionalpopolare del tutto, quella che presenta anche un improvvido e probabilmente non riconosciuto superlativo come melodrammone: perché insomma, in realtà il melodramma sarebbe genere nobile, sostanzialmente la messa in scena musicata di un libretto, e pertanto da poter usare come sinonimo di opera – lirica s’intende. Stiamo parlando quindi di una produzione di testi teatrali, in versi o prosa, che vengono musicati e cantati: come, appunto, i libretti di Pietro Metastasio, che in realtà si chiamava Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi: metàstasis in greco, vuol dire cambiamento, spostamento o anche passare attraverso, e l’ellenizzazione del nome del giovane Pietro Antonio Domenico Bonaventura pare fu opera del letterato e giurista Gian Vincenzo Gravina, che nel 1709 ebbe ventura di ascoltare un Trapassi giovanissimo e talento invero precoce esibirsi in pubblico improvvisando versi su tema dato (ci piacerebbe divagare improvvisando sul tema delle metastasi).

Un registrazione di “Catone in Utica”

Non ci stancheremo mai di ripeterlo (invece no, siamo già stanchi, e parecchio), non si inventa nulla: più che in una jam session, un undicenne Pietro era impegnato in una sorta di sfida freestyle (per tacere dei trovatori e prima ancora dei cantori ciechi, il rap non ha certo inventato ‘improvvisazione del verso) quando un pigmalione decise di farlo diventare un giurista, dandogli lezioni di latino e di diritto, e nel contempo di farlo esibire in competizione con gli improvvisatori d’Italia, coltivando il suo talento letterario.

Forse non melodrammatica, la vita di Pietro Metastasio, ma sicuramente romanzesca: divenuto “protetto” di Gravina, ne eredita a 20 anni una fortuna di 18.000 fiorini; prende i voti di abate, senza i quali a Roma non era pensabile avere una carriera purechessia, almeno in campo cultural-intellettuale; vive (assieme a tutta la famiglia peraltro) con la primadonna Marianna Bulgarelli detta La Romanina assieme al di questa marito, conosce i più grandi compositori del tempo tra cui Porpora, Scarlatti e Pergolesi, si lega di fraterna amicizia con Farinelli, si stabilisce a Vienna come poeta di corte, intraprende una relazione intima con la contessa Marianna Pignatelli di Althann, in tarda età diviene maestro della futura regina di Francia Maria Antonietta, viene nominato Accademico della Crusca (erano altri tempi), ed infine muore lasciando un patrimonio ingentissimo per l’epoca di 130.000 fiorini. Nel frattempo, scrive copiosamente cantate, componimenti, oratori, canzonette, sonetti, poemi sacri, testi per arie, e soprattutto 27 melodrammi.

Di questi, soltanto tre risultano avere un finale realmente tragico, ossia Didone abbandonata, Catone in Utica, Attilio Regolo, e potremmo notare che i primi due risalgono alla prima produzione, 1724 e 1728: questioni di marketing? Certo è che Metastasio fu attento ai gusti del pubblico, tanto che Catone in Utica fu l’unico suo lavoro con una morte “in palese”, che però venne talmente criticata da indurre l’autore ad elaborare un finale alternativo “narrato”, dopodiché passarono 22 anni fino all’Attilio Regolo.

Immagini di “Catone in Utica”

Ovviamente, pur tuttora rappresentati, melodramma e opera non sono più nelle corde della cultura mondiale, rappresentata da reality-e-talent show, né l’Italia può dire di essere stata la sola produttrice di melodramma (notevole la produzione russa, ad esempio). Inoltre, il genere è transitato, in modo anche logico, al cinema, per cui oggi per melodramma o melò si intende una recitazione per chiaroscuri, a tinte forti, con una trama dichiaratamente romanzesca, ricca di colpi di scena inverosimili, coincidente e sincronismi, apertamente finalizzata alla commozione dello spettatore: genere assolutamente trasversale e mondiale quindi, con una nota di merito (de-?) per la sceneggiata napoletana rappresentata da Mario Merola ed epigoni, lato più grottesco del concetto di melodramma nell’accezione nazionalpopolare.

Ma l’aggettivo melodrammatico ed il di questi cugino scemo melodrammone vivono di vita propria ancorché fittizia, ed il loro habitat naturale è assolutamente il Belpaese, patria di tutti quegli atteggiamenti che tendono all’esagerazione, alla recitazione finalizzata all’inganno, alla manipolazione: quei comportamenti “caricati di tinte e toni calcatamente patetici o tragici”, esagerato, teatrale, marcati peraltro da una forte gesticolazione. Pensiamo alle lacrime rettiliane della ministra Fornero, a quelle collodiane di Renzi e Boschi, alle ecolalie di uno Sgarbi, agli sproloqui apocalittici di un Adinolfi, al giornalismo da teatro dei pupi che affligge l’informazione, agli allarmi neofascisti lanciati dai Salviniformi, alle sceneggiate patetiche in difesa della famiglia, delle Sentinelle in piedi (solitarie o quasi, com’è giusto per le sentinelle).

La situazione è sempre più disperata, e sempre meno seria: melodrammatica, come definizione, va benissimo.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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By on aprile 12th, 2017 in Articoli Recenti, MUSIC

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