Personal Shopper, il film in cui Kristen Stewart cammina tra i fantasmi della nostra società

"Personal Shopper", il film in cui Kristen Stewart cammina tra i fantasmi della nostra società
Una scena del film

Olivier Assayas torna sul grande schermo accompagnato da Kristen Stewart: dopo il grande successo di Sils Maria, la coppia si cimenta in un thriller di difficile definizione, Personal Shopper, in Italia dal 13 aprile.

Maureen (Kristen Stewart) è una giovane americana che vive a Parigi e fa la personal shopper per Kyra, star di cui non si capisce esattamente il lavoro. Quello che è sicuro è che alla donna i soldi non mancano e Maureen debba comprare abiti sfavillanti e accessori lussuosi per lei, rimanendo incantata da tutto quello sperpero di denaro. La protagonista vive nell’ombra, con una Kristen dai caratteri androgini e certo lontana dal glam delle sfilate: ogni tanto prova quegli abiti così belli, prima di consegnarli alla sua datrice, con la quale intesse un rapporto sempre più simile alla schiavitù. Maureen, sapientemente inquadrata e diretta da un’ottima fotografia, acquista i caratteri di una donna e femme fatale, mentre lascivamente si abbondona al piacere e all’autoerotismo di fronte alla sua immagine così diversa.

Ma come dicevamo si tratta anche di un thriller, potenzialmente un film di fantasmi: ad un certo punto si copre che Maureen è anche una medium, o per lo meno lei si erige a tale. La ragazza ha perso da poco il fratello gemello, Lewis, con il quale condivide una malformazione cardiaca. I due, di fronte alla propria malattia, si fanno una solenne premessa: il primo a morire tornerà a farsi vivo dall’Aldilà.

Ed ecco che Maureen inizia a ricevere messaggi che, in un primo momento, è sicura siano del fratello. Con il passare dei minuti questa certezza si fa molto meno ferma nella testa della ragazza, che comincia a chiedersi chi sia davvero a mandare quei messaggi. Nel mentre lo spettatore rimane ancor più in dubbio: tutto questo è solo frutto di una mente deviata, magari incapace di affrontare un lutto?

La protagonista ha anche un ragazzo, che però non l’ha seguita a Parigi: i due intrattengono una relazione a distanza, dove ancora una volta la comunicazione telematica la fa da padrone, e sembra scemare sempre di più nella poca attenzione che il fidanzato presta alle loro conversazioni.

"Personal Shopper", il film in cui Kristen Stewart cammina tra i fantasmi della nostra società
La locandina del film

In questo film tutti sono invisibili, tutti sono fantasmi: Maureen, che non vive la propria vita appieno, nascosta e senza personalità. Il fidanzato, lontano non solo per via delle distanze fisiche. Il fratello, venuto meno e dubbia presenza paranormale. La datrice di lavoro che, nonostante la sua latitanza, esercita un potere molto forte.

Personal Shoppers  è un film di invisibilità e di media, dove tutte le conversazioni sono telematiche: non ci sono più rapporti veri, non ci sono persone concrete. Per certi aspetti nemmeno Maureen sembra vera, segregata in una vita inautentica in cui si fatica a distinguere il vero dal falso. Anche il fatto che lei si definisca medium e il richiamo di questa parola al suo plurale latino, media, non pare un caso.

Si tratta di una ghost story quasi gotica, fatta di ambienti tetri e di verità celate e nascoste, che lascia lo spettatore attanagliato dai dubbi. Il finale aperto ha già, inoltre, scatenato la critica nella sua interpretazione.

La Stuart segue qui un percorso già iniziato in Sils Maria, dove era Valentine, giovane assistente di una diva dal passato più che glorioso. Anche qui l’attrice si trova a vivere nell’ombra di personalità più ingombranti di lei, alla ricerca della sua vera personalità e del suo posto nel mondo: forse una non tanto velata all’immagine che di lei molti hanno, legata a Twilight e al suo ruolo da teen idol, da cui senza dubbio sta cercando di distaccarsi anche grazie a film di questo calibro, dove la critica la sta senza dubbio apprezzando.

Non a caso Personal Shoppers ha vinto il premio alla regia all’ultimo Festival di Cannes stato ed è stato  designato Film della critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani.

Olivier Assayas cerca di affrontare diversi temi, mischiando il thriller a un film che lascia molto spazio per le riflessioni: c’è il problema dell’incomunicabilità, che sembra venire letteralmente meno di fronte ai nuovi media, dove potenzialmente chiunque può diventare protagonista delle nostre vite senza nemmeno conoscerlo pienamente. Un fratello scomparso, un compagno latente, un datore di lavoro. Tutte presenze teoricamente concrete ma che è difficile stabilire quanto siano effettivamente presenti e compresenti nella vita della protagonista.

"Personal Shopper", il film in cui Kristen Stewart cammina tra i fantasmi della nostra società
Una scena del film

Il problema delle relazioni si intreccia e, potremmo dire, sta alla base del problema della personalità e della mancanza totale di questa: gli oggetti lussuosi divengono medium per riempire un vuoto, per Maureen  divengono modo e tramite per acquisire un’identità, anche se questa manca totalmente.

Quello che manca nelle vite di queste persone è la cura, per certi versi quella heideggerianamente intesa. Manca una cura all’altro, al prossimo, a se stessi: manca la cura alla vita, manca il desiderio di conoscere le estreme pieghe dell’Essere. Anche il linguaggio, in una comunicazione totalmente priva di fisicità e quasi del tutto mediatica si ritrova alla sua più totale rarefazione: il messaggio, in questa comunicazione che quotidianamente ci troviamo a vivere, si costruisce e assume il suo significato più nella testa e nelle intenzioni del destinatario che del mittente.

Personal Shoppers è la metafora più concreta che mai di una società caratterizzata in toto dalla comunicazione ma dove non si comunica più niente, dove tutto è lasciato all’apparenza e dove, pare, anche le più grandi storie d’amore si risolvono in uno schermo.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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By on aprile 12th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

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