10 aprile 1925: esce “Il grande (e solitario) Gatsby”

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10 aprile 1925: esce Il grande (e solitario) Gatsby

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Il Grande Gatsby (2013)

Il grande Gatsby, terzo romanzo dello scrittore americano Francis Scott Fitzgerald (1986-1940), uscì per la prima volta il 10 aprile del 1925. Iniziato nell’estate del 1923 negli USA e concluso nell’autunno successivo in Europa.
L’opera è considerata il vero grande successo del prodigioso scrittore: se Di qua dal Paradiso rappresenta l’esordio letterario acerbo dello scrittore, ne Il Grande Gatsby si possono riscontrare tutti gli elementi della sua poetica più matura.
La vita di Fitzgerald è infatti profondamente divisa: gli anni della giovinezza e del fulmineo successo si contrappongono agli anni della sua maturità, densa di eventi che lo porteranno ad una morte prematura, segnata da profonda solitudine e problemi di alcolismo. 

A tinte scintillanti, il libro narra la storia di Jay Gatsby, re senza corona di West Egg e personaggio emblematico quanto misterioso, ricco vicino di casa di Nick Carraway, testimone e voce narrante, degli avvenimenti di quella caldissima estate del 1922 a Long Island. I due personaggi fanno subito amicizia, probabilmente il miliardario rivede nel giovane vicino di casa se stesso, tutte le speranze, i timori, i progetti, o più semplicemente Gatsby vede in Nick l’occasione di riconquistare il suo antico amore perduto Daisy, che caso vuole sia proprio la cugina di Nick. La donna è unico motore delle azioni di Jay, è il perno attorno al quale il protagonista tesse le sue trame. La dolce e infelice Daisy sembra non aver dimenticato il suo amore giovanile, ma intrappolati in un loop di bugie, meschinità e pregiudizi, i due innamorati non riescono a ritrovare la serenità. Gatsby è un personaggio avvolto del mistero, nulla traspare dalle sue risposte enigmatiche e dai suoi silenzi. L’unica cosa certa è il suo amore per Daisy, la luce verde al di là del molo che il protagonista cerca invano di raggiungere.
L’amore perduto e disilluso è solo uno dei temi affrontati nel romanzo, facendo parte di un grande sotto testo: la caduta dei miti e delle speranze. Tutto può essere dissacrato, nulla è intoccabile. I protagonisti sono vittime di loro stessi, distruggono matrimoni, amicizie, proprietà e vite.

Quella di Fitzgerald vuole essere una critica alla società americana a lui contemporanea: i scintillanti anni ’20 e i loro eccessi portano il protagonista, sua moglie e il loro matrimonio ad un baratro. Esattamente come i protagonisti del fortunato romanzo, i coniugi Fitzgerald furono vittime di loro stessi: Scott e Zelda trascorsero gran parte del loro matrimonio impegnati a rendersi infelici a vicenda. I problemi di alcolismo dello scrittore e i tradimenti della moglie spinsero la coppia più glamour di quegli anni verso un inevitabile declino. 

Scott incarna perfettamente quella figura dello scrittore ribelle della Generazione perduta. Assieme a Zelda, rappresentarono quello stile di vita dei favolosi e scintillanti Roaring Twenties, durante i quali il denaro usurpò il ruolo di Dio. Feste, alcol ed eccessi erano all’ordine del giorno, l’eccesso in ogni aspetto della loro vita li portò alla sconfitta.

Il Grande Gatsby (1974)

La stessa parabola discendente dell’autore travolge Jay e Daisy: in una cinica scrittura autobiografica, Scott predice e descrive ne Il Grande Gatsby ciò che sarebbe successo a lui e alla moglie. Gatsby/Fitzgerald non riusciranno a raggiungere la luce verde dall’altra parte del molo, entrambi risulteranno sconfitti e perdenti soli nel loro dolore.
Proprio la solitudine è la cornice che circonda tutto il romanzo, in misure diverse tocca tutti i personaggi coinvolti. La mancanza di affetti autentici e  l’incomunicabilità  sembrano essere il prezzo da pagare per la superficialità e l’indifferenza, perché «quando si perde la capacità di vivere i propri miti, si perdono anche i propri dei».

Gatsby verrà ingiustamente ucciso, e al suo funerale non sarà presente nessuno tranne Nick e il padre. La morte fisica è solo un corollario di quella spirituale, Jay è fin dall’inizio un personaggio destinato alla sconfitta.

Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.

Camilla Ghellere per MIfacciodiCultura

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