Farmacisti obiettori di coscienza e pillola del giorno dopo: dove sta il limite?

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Farmacisti obiettori di coscienza e pillola del giorno dopo: dove sta il limite?

Farmacisti obiettori di coscienza e pillola del giorno dopo: dove sta il limite?Il 4 maggio 2016 è stata presentata in Parlamento la proposta di legge, ad iniziativa dei deputati Gian Luigi Gigli (presidente del Movimento per la vita dal 2015) e Mario Sberna (Democrazia Solidale), intitolata “Disposizioni concernenti il diritto all’obiezione di coscienza per i farmacisti”. Il provvedimento prevede un solo articolo, composto di quattro commi, e propone una disciplina relativa all’affermazione del diritto all’obiezione di coscienza anche per i farmacisti – diritto di rifiutarsi, per motivi di coscienza, di consegnare a chi glielo richieda, anche esibendo prescrizione medica, qualsiasi dispositivo che il professionista giudichi atto a produrre effetti anche potenzialmente abortivi o prescritto ai fini della sedazione terminale -. La questione maggiormente dibattuta riguarda senza dubbio la c.d. “pillola del giorno dopo”: è giusto concedere anche al farmacista il diritto all’obiezione di coscienza nei casi di somministrazione di farmaci abortivi?

Innanzitutto, cos’è la pillola del giorno dopo e come funziona? Partendo dal presupposto che le farmacie italiane non vendono farmaci abortivi, ma solo contraccettivi, la pillola del giorno dopo è un metodo contraccettivo occasionale, utilizzato nelle ore successive al rapporto considerato a rischio al fine di prevenire il rischio di gravidanze indesiderate e consiste nella semplice assunzione di un farmaco – contenente gli stessi ormoni delle normali pillole contraccettive ma in quantitativi molto più alti – al massimo entro 72 ore dal rapporto. Sono le stesse Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e Agenzia europea del farmaco (Ema) a specificare che si tratta di contraccettivi d’emergenza e non di un metodo abortivo. Solo questo dovrebbe essere sufficiente a fugare ogni dubbio sul fatto che nessun farmacista possa in alcun modo rifiutarsi di vendere tale farmaco, altrimenti potrebbe fare lo stesso con qualsiasi altro contraccettivo.

Cosa si intende giuridicamente con l’espressione “obiezione di coscienza“? Essa è il

rifiuto di sottostare a una norma dell’ordinamento giuridico, ritenuta ingiusta, perché in contrasto inconciliabile con un’altra legge fondamentale della vita umana, così come percepita dalla coscienza, che vieta di tenere il comportamento prescritto. Essa si fonda sulla tutela prioritaria della persona rispetto allo Stato e sul rispetto della libertà di coscienza, diritto inalienabile di ogni uomo. L’obiezione in ambito sanitario (l. 194/1978) esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza.

Definizione dell’Enciclopedia Treccani

Mentre la proposta di legge si è arenata, come succede spesso, in Parlamento, il 15 dicembre 2016, il Tribunale di Gorizia ha assolto una farmacista imputata di omissione o rifiuto di atti d’ufficio per aver rifiutato di consegnare a una cliente in possesso di regolare ricetta medica la pillola del giorno dopo, dichiarandosi obiettrice di coscienza. Peraltro, vige il divieto per il farmacista di non vendere il medicinale prescritto dal medico ed indicato nella ricetta.

Farmacisti obiettori di coscienza e pillola del giorno dopo: dove sta il limite?In primo luogo, urge ricordare che la pillola del giorno dopo, dall’anno 2015, non necessita più, per i maggiorenni, della prescrizione medica, al più il farmacista potrà richiedere la carta d’identità attestante l’età della cliente. In secondo luogo, la farmacia, quale primo presidio del Servizio Sanitario Nazionale, ha l’obbligo di consegnare i farmaci richiesti dal cliente, sia quelli che necessitano di ricetta sia quelli che non la richiedono. Il farmacista è dunque un mero intermediario, non fa diagnosi e non può contestare quanto indicato dal medico nella ricetta. Allora da dove nasce l’idea dell’obiezione di coscienza? «L’aborto e l’eutanasia sono crimini che nessuna legge umana può pretendere di legittimare. Leggi di questo tipo non solo non creano nessun obbligo per la coscienza, ma sollevano piuttosto un grave e preciso obbligo di opporsi ad esse mediante obiezione di coscienza», questo è quanto si legge nell’enciclica Evangelium Vitae emanata da Papa Giovanni Paolo II e stando a quanto in essa affermato sembrerebbe, appunto, legittimarsi una forma di obiezione di coscienza del farmacista. O meglio, sembrerebbe esistere un diritto del farmacista al rifiuto di vendere farmaci abortivi (sempre ricordando, comunque, che la pillola del giorno dopo non lo è).

Anche in Francia il dibattito è molto acceso, tanto che lo scorso giugno si è inutilmente tentato da parte dell’Ordine dei Farmacisti di inserire la clause de conscience nel nuovo codice deontologico. In realtà, già nel 2001 la Corte Europea aveva rigettato il ricorso di alcuni farmacisti francesi che rivendicavano il proprio diritto ad essere obiettori sulla base del fatto che quando la vendita del farmaco è legale, i farmacisti non possono rifiutarsi di venderlo: lo consegnano alle clienti che si portano a casa la libera scelta di assumere il farmaco. Ed ecco il punto, perfettamente enucleato dalla Corte Europea: in mezzo ai molteplici diritti che vengono in questione e al marasma di opinioni che spesso assumono la forma di dettami religiosi – diritto all’’obiezione di coscienza, diritto all’autodeterminazione, diritto alla libertà di coscienza, solo per citarne alcuni – ci si dimentica quale sia la funzione del farmacista e a chi spetti la decisione definitiva sull’assunzione della pillola del giorno dopo. Non si tratta di praticare medicalmente l’aborto, ma di vendere un farmaco la cui vendita non solo è legale, ma è anche libera. La donna ha il diritto, perché proprio di diritto qui si sta parlando, di determinarsi liberamente nell’assunzione di un farmaco che va ad incidere nella sua sfera intima e privata, non in quella del farmacista. A nessuno, se non alla donna stessa, spetta il diritto di decidere al posto suo cosa sia bene o lecito o moralmente giusto. L’opinione religiosa o morale del farmacista non può e non deve influenzare minimamente la libertà di una donna di decidere se e quando rimanere incinta e, di conseguenza, di evitare che ciò accada. Il farmacista è un mero intermediario, offre un servizio pubblico e come tale ha l’obbligo di assolverlo, non potendo intromettersi nel rapporto tra medico e paziente, decidendo quale sia il rimedio migliore – compito, questo, che spetta al medico e, tutt’al più, al paziente stesso -.

Farmacisti obiettori di coscienza e pillola del giorno dopo: dove sta il limite?

Ci si augura, dunque, che questo insensato ddl non venga mai approvato, ma anche nel caso lo fosse, non bisogna dimenticare che si sta comunque parlando di erogare un servizio pubblico al cittadino e, come tale, si deve garantire sempre la presenza di un farmacista non obiettore di coscienza accanto all’altro, così da rispettare il diritto della donna di acquistare il farmaco. Fino ad allora, comunque, assumere la pillola del giorno dopo è nostro diritto, così come è dovere del farmacista vendercelo. Se non lo fa, sentitevi libere di chiamare i Carabinieri e di tutelare la vostra di libertà di coscienza.

Veronica Morgagni per MIfacciodiCultura

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